teo musso, dall'esperienza contadina al successo delle birre baladin

22/12/2017 12:09:02

Birra, musica, terra e passione. Ecco gli ingredienti principali che hanno portato Baladin da un piccolo paese in provincia di Cuneo a essere un prodotto venduto in tutta Italia e all’estero. 
Questo successo ha indiscutibilmente l’anima, il carattere e lo spirito del suo fondatore Teo Musso, al quale abbiamo chiesto di raccontarci questo cammino speciale.

Il tuo percorso nasce dalla campagna, passa per una birreria e si trasforma in un'azienda: quali sono le tappe fondamentali di questo viaggio? E quali le principali sfide?

Sono nato a Piozzo, un piccolo paese contadino, figlio di contadini. Ho trascorso la mia infanzia, quando non andavo a scuola, a lavorare nei campi, coltivando un rapporto molto forte con la terra. Ad un certo punto dell’adolescenza mi sono  allontanato dalla campagna, scontrandomi anche con mio padre, e mi sono avventurato nella passione della birra che era molto slegata dalla realtà del vino a cui ero sempre stato abituato. 
All’origine c’era anche la volontà di smuovere questo paese molto statico come tanti dei nostri piccoli paesi di campagna. E allora ho aperto un locale di birra e musica. Da quì poi sono andato avanti, avanti e avanti e, dopo una decina d'anni, sono arrivato alla produzione della birra artigianale. Ho cercato così di dare vita ad una rivoluzione culturale, proponendo un approccio diverso al prodotto.

Sei stato il pioniere della birra artigianale in Italia, che oggi nel nostro Paese vive un grande fermento: qual è stata la scintilla che ti ha fatto decidere che la tua birra avresti dovuto produrla in prima persona? Cosa ti ha spinto a superare gli ostacoli iniziali?  

Avevo aperto il mio locale ormai da qualche anno quando, un incontro fatto a Strasburgo, provocò la scintilla. Fu lì che incontrai un vero visionario che stava ragionando sul fatto di mettere in piedi una piccola produzione. È bastato uno scambio di parole per capire quello che dovevo fare nella mia vita. Da quel momento in poi è stato un percorso molto complesso che è passato prima dalla parte burocratica, poi di formazione e di continuo legame con il mondo belga, che mi ha fatto da “mamma” per quello che riguarda la cultura birraia. Una “metabolizzazione” che è andata avanti cinque anni prima di concretizzarsi nella produzione locale di birra artigianale.  



Cosa ti ha fatto capire che questo progetto poteva superare i confini, romanticamente locali, di Piozzo? Follia, intuizione o semplice ambizione?

Il fatto di uscire fuori dal mio locale è stata una sorta di forzatura in quanto all’inizio c’è stata un inevitabile incomprensione da parte della gente, che non capiva cosa stessi facendo. Quindi, in realtà, è diventata un’esigenza quella di diffondere un messaggio diverso basato sul fatto che le birre fossero delle birre che si potevano annusare prima di essere bevute. Prendere un bicchiere e sentire i profumi è un atteggiamento tipico del mondo del vino, un linguaggio completamente nuovo in quella che possiamo definire, come ho già detto, una vera e propria rivoluzione culturale.

Oggi Baladin è una realtà di assoluta qualità e successo: quali sono i fattori principali di questo risultato?

I fattori principali del nostro successo penso che siano legati al fatto che partiamo dalla terra per arrivare al bicchiere, un percorso quasi unico nel mondo della birra. Non diciamo bugie, e questa nonostante sembri una banalità, non lo è. Mettiamo tantissima passione in tutto quello che facciamo e non è per niente scontato. 
L’unione tra la terra, la passione e dire le cose che facciamo in piena trasparenza, secondo me, fanno una buona parte del nostro successo.

“Le Baladin" significa cantastorie in francese antico e le storie hanno sempre qualcosa da insegnarci. Che cosa diresti a chi vorrebbe intraprendere il progetto dei propri sogni?

Sognare è una cosa bellissima, ma realizzare i propri sogni presuppone un percorso molto, molto lungo. Penso che oggi ci sia una sorta di abitudine alla velocità del risultato. Non funziona così, perché per costruire progetti veri ci vuole tanto tempo. Perciò bisogna avere tanta costanza e... una bella visione!

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