chi ha mai detto che un artigiano non può sopravvivere al futuro?

29/09/2017 10:01:40

A dispetto dei luoghi comuni, la virtù dell’arte manuale possiede ancora al giorno d’oggi un grandissimo valore e immense potenzialità, soprattutto laddove la tecnologia ne assume il ruolo di catalizzatrice.
Ed è proprio qui, all’intersezione tra passato e futuro, tra artigiano e maker, che si colloca una realtà unica e speciale: Dadomani studio.

Abbiamo intervisto Francesco De Meo, uno dei quattro soci dello studio, nonché regista e scenografo del video con cui abbiamo lanciato in Italia human forward, il nostro nuovo posizionamento.

Ciao Francesco, puoi raccontarci chi siete e cosa fate?

Dadomani è uno studio creativo nato a Milano nell'ottobre del 2007 da quattro giovani artisti che condividevano la stessa passione per l'animazione. Ognuno ha portato le proprie capacità artistiche, il background e le esperienze che sono confluite in una visione creativa comune. La cifra stilistica di Dadomani è rappresentata dalle tecniche innovative e dall'uso artigianale di materiali come la carta, la plastilina, il legno, la resina e il polistirolo. Dadomani è uno studio creativo multidimensionale, che si avvale di un gruppo di persone unito e dinamico che lavora per portare uno sguardo nuovo e originale sull'animazione.

Quali sono i ruoli e le competenze delle diverse persone che lavorano nel team? 

Il team è composto da illustratori, animatori, scenografi, registi e sceneggiatori; nella maggior parte dei casi, i nostri attori sono puppet e oggetti a cui diamo vita.

Insieme con Doc, Fabio, Leo, racchiudiamo tutte le nostre competenze per ideare, progettare e realizzare video e installazioni dal forte contenuto autoriale ad impatto artigianale.

Ognuno di voi ha un percorso di lavoro e di vita differente: come si sono intersecati e hanno fatto nascere questa realtà?

Abbiamo tutti un background principalmente artistico, che nell’immaginario collettivo sembra una di quelle scelte che alla fine non porta a niente o, nella migliore delle ipotesi, all’instabilità. Ciascuno di noi nel corso degli anni si è costruito competenze specifiche nel campo della scenografia e dell’animazione: competenze non prettamente “estetiche”, ma che avessero un risvolto concreto nel mondo del lavoro. Nessuno si è laureato dopo gli studi artistici, ma ci siamo buttati immediatamente nella professione che avevamo scelto, maturando esperienza nelle realtà dei parchi divertimenti, dell’animazione e dell’illustrazione, solo per citarne alcune.

A volte, guardando i vostri lavori, sembra di “tornare all’infanzia” per la passione e per la spensieratezza che li animano. Bisogna essere un po’ bambini per fare questo mestiere?

Sembra incredibile, ma noi facciamo il lavoro che ci piace con le persone che ci piacciono. Questa preziosa simbiosi ha fatto sì che ognuno di noi riesca a dare sempre il 100% e anche di più.
Tornare bambini non significa perdere tempo senza riuscire a fare quello che hai sempre sognato. Quando si diventa adulti, sembra sempre che per sopravvivere si sia costretti a rinunciare ai propri sogni sul lavoro, ma a volte non è così. Fare quello che amiamo ci fa dare quel qualcosa in più che poi riportiamo all’interno dei nostri progetti.

In un mondo che è votato all’innovazione voi siete, per certi versi, delle professionalità del passato: come combinate questi due poli?

Noi abbiamo un approccio mentale artigiano e pieghiamo la tecnologia a questo scopo, non viceversa. Amiamo la realtà, la materialità delle cose, e la tecnologia serve per darle valore. Questo ci porta, come approccio, per esempio, a girare quasi tutti i contenuti possibili sulla scena con oggetti reali e solo dove è necessario interveniamo in post-produzione con il computer. 
Guardare al futuro e all’innovazione anche se siamo artigiani non ci spaventa; anzi, ci rende ancora più creativi. 

Riusciresti a descrivere con una frase l’essenza del lavoro che fate ogni giorno?

Credo che il segreto vero stia nel valore del team: dividere le competenze e il lavoro ci permette di integrare le nostre professionalità e tenere sempre alta la qualità. Ognuno di noi, a seconda dei diversi progetti, svolge un ruolo differente, chiaramente entro certi limiti. A volte io sono il regista o lo sceneggiatore, mentre in altre occasioni lo fa qualcun altro. Abbiamo background simili, ma con sfumature diverse. Poi negli anni ci siamo scambiati le skill a vicenda, in un percorso di accrescimento reciproco. Per me è impensabile lavorare da soli o a compartimenti stagni.

I progetti sono sempre condivisi con il gruppo e strutturati in base alle osservazioni di tutti. Non c’è una persona che si deve adeguare agli altri, anzi i progetti migliorano grazie ai consigli del team. La fiducia piena nelle competenze degli altri e il rispetto sono la chiave, e questo ci permette anche di non rallentare il lavoro. Dieci anni di lavoro insieme sicuramente aiutano e ognuno si prende le responsabilità sulla propria parte.

Infine, che consiglio ti senti di dare a chi vuole “deragliare” dai lavori “standard”?

Molti giovani si approcciano al lavoro già demotivati e disincantati. Da una parte è giusto essere lucidi, ma d’altra parte è importante portare avanti le proprie passioni e capire se si può trasformarle in una vera e propria professione.
Al giorno d’oggi, riuscire a credere in se stessi e nei propri sogni probabilmente è già un deragliamento di per sé. 


Scopri il video human forward che abbiamo realizzato con Dadomani: guardalo qui

Scopri il video di making of: guardalo qui