smartworking: cosa dice la legge sul lavoro agile

29/08/2016 10:11:49

L’importanza di chiamarsi “telelavoratori”: cosa dice la legge sullo smartworking

Laptop, tablet, smartphone: oggi, grazie all’ampia gamma di digital device portatili presenti sul mercato, lavorare da casa non è più così complesso come lo era in passato per i lavoratori analogici, i cosiddetti “telelavoratori”. La legge sembra finalmente recepire questo cambiamento: il 28 gennaio 2016 è stato approvato il disegno di legge sul lavoro autonomo che, collegato alla legge di Stabilità 2016, disciplina anche il “lavoro agile”. Così è definito dalla legislazione lo smartworking, il moderno lavoro da casa, evoluzione dell’ormai superato “telelavoro” che le aziende un tempo applicavano principalmente alle prestazioni meno redditizie e soprattutto come alternativa al licenziamento.

Lo scopo del recente provvedimento, dunque, è promuovere questa nuova tipologia di lavoro regolandone tutti gli aspetti - dalla modalità di svolgimento alla riservatezza, dalla retribuzione alla sicurezza - al fine di sfruttare al meglio il suo potenziale in termini di flessibilità per il lavoratore e produttività per l’azienda. Una regolamentazione, questa, ormai necessaria se si considera che circa il 50% delle grandi aziende sta già ricorrendo al lavoro agile.
Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, inoltre, lo smartworking può avere effetti positivi sul sistema occupazionale nel suo complesso: riduzione dell’assenteismo e risparmio sui costi fissi in generale e, per quanto riguarda le lavoratrici, diminuzione del tasso di abbandono del posto di lavoro dopo la prima gravidanza e aumento del tasso di occupazione femminile.

Analizziamo nel dettaglio il contenuto del disegno di legge, che si propone di introdurre un’organizzazione del lavoro più moderna, in grado di facilitare la gestione di vita e lavoro e ridurre il divario che, in questo, separa ancora l’Italia dagli altri paesi occidentali.

Lavoro agile: cos’è e che scopo ha

Secondo la definizione contenuta nel disegno di legge, il lavoro agile è una “modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.
Si considera “agile”, dunque, la prestazione effettuata da lavoratori dipendenti all’esterno dei locali aziendali - il che significa a casa, nel 75% dei casi, ma sta crescendo il numero di prestazioni eseguite in accordo con l’azienda in spazi di coworking esterni.

L’obiettivo del lavoro agile è, come si legge, duplice: migliorare l’equilibrio tra lavoro e tempo libero del dipendente e, allo stesso tempo, accrescere la redditività aziendale.

Requisiti e modalità di svolgimento

Il principio fondante del lavoro agile è la volontarietà, sancita dalla presenza di un accordo tra le parti stipulato obbligatoriamente in forma scritta, pena la nullità dello stesso.
Altri requisiti sono l’uso di strumenti tecnologici messi a disposizione dal datore di lavoro per l’esecuzione dell’attività e l’assenza di una postazione fissa anche fuori dell’azienda. Una prestazione è agile, inoltre, se effettuata fuori dai locali aziendali anche solo per un giorno a settimana. L’accordo scritto deve contenere precise indicazioni in merito alle modalità di utilizzo dei dispositivi tecnologici e ai tempi di prestazione dell’attività da parte del lavoratore, incluse le fasce orarie dedicate alle pause giornaliere.

Un contratto di lavoro agile può essere a tempo determinato (per non più di 2 anni consecutivi) o indeterminato e prevede la possibilità di recesso con preavviso non inferiore a 30 giorni.

Trattamento economico, incentivi fiscali e sicurezza sul lavoro

Il disegno di legge stabilisce che la retribuzione di un “lavoratore agile” non deve essere inferiore a quella riservata ai dipendenti che eseguono le sue stesse mansioni lavorando, però, in azienda. Agli smartworker vanno riconosciuti anche gli stessi incentivi fiscali e le contribuzioni previste dalla Legge di Stabilità per la contrattazione di secondo livello. Quanto alla modalità di controllo, inoltre, il datore di lavoro ha l’obbligo di rispettare la legge sui controlli a distanza e, comunque, attenersi alle condizioni stabilite in sede di accordo individuale.

In materia di sicurezza, poi, il lavoratore agile beneficia della tutela INAIL contro malattie professionali e infortuni sul lavoro, dunque è coperto sia in caso di incidenti “in remoto”, sia in caso di infortuni “in itinere”, occorsi cioè durante il tragitto di andata e ritorno dall’abitazione allo spazio di coworking.

Protezione dei dati e riservatezza

In materia di rispetto del principio di riservatezza, il disegno di legge stabilisce che il lavoratore agile è responsabile dei dati su cui lavora da remoto ed è dunque tenuto a custodire con attenzione i dispositivi tecnologici forniti dall’azienda per lo svolgimento della sua attività.
A questo scopo, il datore di lavoro deve adottare “misure atte a garantire la protezione dei dati utilizzati ed elaborati dal lavoratore che svolge la prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile”. 

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