onboarding aziendale: ecco perché l'inserimento dei neoassunti è decisivo.

10/11/2017 11:47:18

Hai mai sentito parlare di onboarding aziendale? Con questa parola inglese, che si può tradurre con “avviamento”, si fa riferimento ad una delle best practice considerate cruciali per accogliere nel migliore dei modi i neoassunti all’interno della tua azienda e fare in modo che restino a lungo nell’organico.

Pensare ad una strategia di onboarding aziendale significa investire tempo e cura nel trasmettere ai nuovi assunti tutte le competenze necessarie per iniziare ad operare con successo nel vostro team di professionisti, sentendosi parte integrante del gruppo. Vietato, quindi, avere fretta di spiegare ai nuovi dipendenti tutte le dinamiche aziendali; puntare, al contrario, su un buon inserimento aumenta il livello di produttività dei lavoratori portando profitti all’azienda.

Recenti indagini condotte su imprese di successo internazionali ed italiane hanno rilevato che, nella maggior parte dei casi, sono i top manager a guidare il primo giro in azienda dei neoassunti per presentar loro i nuovi colleghi e trasmettere il giusto know-how per iniziare bene il rapporto lavorativo. Allo stesso tempo, è emerso anche che la maggioranza delle imprese dà l’occasione al dipendente di entrare in contatto con l’Executive Management già entro i primi 6 mesi dall’arrivo.

Far conoscere così a fondo ad un lavoratore appena assunto tutti gli aspetti della società deriva dal desiderio di farlo sentire parte di qualcosa di più grande e comporta anche la necessità di fornirgli importanti chiarimenti sui compiti da svolgere e sul suo futuro all’interno dell’azienda. Per questo all’interno di molte aziende si sta diffondendo una nuova figura, quella del “buddy”, una sorta di mentore affiancato alla nuova risorsa il primo giorno di lavoro come punto di riferimento interno, che illustrerà tutte le sfaccettature del lavoro e chiarirà dubbi ed aspettative.

Come iniziare una strategia di onboarding aziendale?

Per iniziare una strategia di onboarding aziendale, ecco per te 5 pratici consigli:

  1. Fissa delle scadenze e organizza nel dettaglio ogni tua azione per coinvolgere il nuovo dipendente e spiegargli le strategie interne all’azienda.
  2. Dai al nuovo assunto pieno accesso a tutte le informazioni importanti, senza perdere tempo prezioso. Parcheggi, benefit, servizi, orario della pausa: è fondamentale per la risorsa conoscere sin dal primo giorno lavorativo tutto quello che offre l’azienda e i suoi valori, per farlo salire a bordo nel migliore dei modi.
  3. Non avere fretta, un onboarding aziendale di successo ha bisogno del tempo giusto perché sia un vero e proprio “avviamento graduale”. Ci vorranno mesi prima che la risorsa si senta davvero parte della tua società, quindi organizza un piano mensile sviluppato per fasi e obiettivi da raggiungere.
  4. Coinvolgi colleghi e management nell’onboarding per creare un importante network tra tutte le persone che si troveranno a lavorare insieme ogni giorno.
  5. Durante e alla fine del periodo di avviamento, misura i risultati per toccare con mano l’efficacia del tuo operato e migliorare le strategie future di inserimento del personale. 

Quando dura l’onboarding aziendale?

Fino a qualche anno fa non si dedicavano all’avviamento professionale più di 3 giorni di lavoro. Oggi questa strategia comprende una serie di appuntamenti, riunioni e incontri che possono durare dai 3 ai 6 mesi in totale prima che il nuovo dipendente diventi effettivamente autonomo e produttivo.

Dedicando più tempo a questa delicata fase - considerando anche che i primi 90 giorni sono i più critici - si possono creare percorsi di inserimento specifici tenendo conto delle caratteristiche personali del neoassunto. Così facendo, si avrà l’occasione unica di accoglierlo al meglio e di trasmettergli la giusta motivazione per lavorare nelle condizioni migliori e produrre di più.

Un percorso di onboarding di successo, che valorizza l’integrazione sociale e culturale del nuovo assunto, rende rapidamente il dipendente pienamente produttivo e consapevole della cultura aziendale. È stato provato, infatti, che chi ha ricevuto un trattamento migliore all’ingresso in azienda, si ritiene più soddisfatto anche nel lungo periodo.