skilling, reskilling e upskilling: come gestire al meglio il capitale umano.

02/08/2019 16:48:02

Non ci sono dubbi: negli ultimi anni il mondo del lavoro è cambiato molto rapidamente. Sembra quasi che ogni settimana ci siano nuove tecnologie, nuove piattaforme o nuovi metodi da imparare, rendendo le tecniche precedenti obsolete. Queste trasformazioni, sempre più rapide, non possono essere gestite come si faceva in passato. Un tempo, infatti, nel momento in cui le aziende avevano bisogno di nuove competenze, si passava subito alla ricerca e alla selezione di personale qualificato. Ma ora, con l'accelerazione continua del progresso, non si può certo pensare di assumere continuamente dei nuovi profili. La soluzione risiede invece nella formazione del personale interno, e quindi nel gestire la forza lavoro aziendale come un'entità flessibile, riducendo al minimo il turnover attraverso dei percorsi mirati di formazione: si parla infatti di skilling, upskilling e reskilling.

Affrontare il gap di competenze

Non sempre assumere nuovi lavoratori è la soluzione migliore. Anzi, talvolta questa strada è particolarmente difficile. Si pensi, ad esempio, alle nuove professioni e ai ruoli specialistici per i quali non esiste un numero sufficiente di lavoratori per soddisfare la domanda delle imprese. Secondo una ricerca condotta da McKinsey, si stima che in Francia, nel 2020, mancheranno 80 mila lavoratori IT, i quali saranno introvabili sul mercato. Sempre nel 2020, gli Stati Uniti si ritroveranno a cercare 250 mila data scientist in più rispetto a quelli presenti sul suolo nazionale. E ancora: nel Regno Unito, il 23% dei lavoratori non ha sufficienti competenze digitali di base, nello stesso frangente in cui queste sono richieste espressamente per il 90% dei nuovi lavori.

Skilling, reskilling e upskilling: cosa vogliono dire

Riplasmare la forza lavoro: skilling, reskilling e upskilling

Per affrontare le nuove sfide, quindi, le aziende dovrebbero cominciare a guardare anche all'interno, senza affidarsi solamente alla selezione di nuovo personale. Ecco quindi che si parla di 'skilling', e quindi della formazione dei già dipendenti per avere 'nuovi' lavoratori qualificati. In questo modo, non c'è più la necessità pressante di assumere nuove risorse, e si fidelizzano i dipendenti. Affinché tutto questo sia possibile, ovviamente, è necessario assumere solo persone disposte a imparare e a progredire, e che guardino con entusiasmo alla possibilità di sviluppare nuove competenze.

In alcuni casi, invece, si ha a che fare con dei profili lavorativi precocemente divenuti obsoleti. La soluzione migliore, in questo caso, è adottare una politica di 'reskilling', puntando a insegnare loro quanto necessario per occuparsi di nuove attività – come per esempio di blockchain o l’internet of things.

Con il termine 'upskilling', infine, si indicano tutte quelle attività formative tese a far crescere le competenze dei singoli dipendenti nel loro medesimo ruolo, per farli diventare i leader di domani. In questo caso si rende necessario individuare le risorse con il potenziale maggiore e offrire loro la possibilità di fare un salto di carriera.