All’interno di un’attività o di una qualsiasi realtà aziendale, il risk management è un elemento essenziale per prevenire o fronteggiare eventuali problemi che potrebbero ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di business.

La gestione del rischio non è però un monolite, ma riguarda in realtà diversi ambiti: da quello finanziario, alla sicurezza sul lavoro, passando per quello operativo e strategico.

Vediamo allora cosa vuol dire esattamente risk management, quali sono le strategie e gli strumenti migliori per la gestione del rischio.

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cosa si intende con risk management? significato, traduzione.

Il risk management - traducibile in italiano con la formula “gestione del rischio” - descrive un processo aziendale volto a identificare, misurare, valutare e mitigare i rischi che possono influire sul raggiungimento degli obiettivi da parte dell’organizzazione.

Rischi che possono riguardare un’ampia gamma di ambiti quali:

Un'attenta valutazione e gestione di questi elementi consente all’azienda di proteggere e accrescere il valore dell’azienda, grazie ad un piano di intervento mirato a favorire lo svolgimento controllato delle attività e dei processi di gestione. Il risk management, inoltre, può supportare il miglioramento dei processi decisionali e una migliore allocazione delle risorse interne.  

È un processo continuo e dinamico che deve essere incorporato nella corporate strategy e nella cultura organizzativa e che richiede l'attenzione costante e l'impegno della leadership e dei responsabili aziendali. 

le fasi di attività di risk management.

La gestione del rischio è un elemento critico per il successo a lungo termine di qualsiasi organizzazione, poiché permette di valutare l’impatto dei potenziali rischi sui processi e le attività aziendali, nonché sugli stakeholder coinvolti, siano essi interni o esterni all’azienda. 

In questo modo, la gestione del rischio aiuta a prevenire perdite finanziarie, danni alla reputazione e altri impatti negativi derivanti da eventi imprevisti. 

A questo scopo le attività di risk management, secondo la norma UNI ISO 31000, si compongono di 4 passaggi principali, che si ripetono in maniera sistemica e circolare e che prevedono la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti:

  1. analisi del rischio e identificazione dei rischi nei vari settori di attività dell’azienda: in questa fase, l’azienda acquisisce informazioni rispetto al contesto in cui opera (esterno e interno) per portare alla luce le potenziali minacce, le probabilità che queste si concretizzino e i relativi  punti deboli dell'organizzazione. 
  2. valutazione e quantificazione del rischio (gravità, entità e frequenza): identificati i potenziali rischi, i responsabili aziendali valutano accuratamente ogni rischio per comprenderne i costi-benefici e le possibili azioni da mettere in campo. 
  3. gestione del rischio (risk mitigation): in questa terza fase, l’azienda entra nel concreto al fine di sviluppare la strategia di risk management volta a mitigare i rischi. In questo senso, l’azienda può decidere di annullare il rischio stesso, cessando o non intraprendendo una determinata attività, ridurlo o ridistribuirlo, a livello spaziale o temporale. 
  4. monitoraggio e controllo del rischio: come per ogni buona strategia, l’ultima fase del processo consiste in un costante monitoraggio dei rischi e dell’efficacia delle azioni messe in campo per contrastarli. A tal proposito, essendo il risk management un’attività dinamica, i dati raccolti verranno utilizzati per aggiornare le proprie analisi e ottimizzare il piano di azione.  

identificare i rischi: le categorie del rischio.

Il concetto di rischio è altamente variabile, influenzato dal contesto in cui si muove l’azienda e dagli obiettivi che persegue. Un aspetto cruciale da considerare è che il Risk Manager deve tener conto di diverse categorie di rischi.

Al fine di valutare le vulnerabilità aziendali e le minacce, più o meno probabili, che possono impattare sugli obiettivi di business e sugli asset aziendali, è importante quindi stilare un elenco dettagliato dei potenziali rischi aziendali. Tra questi è possibile individuare:

  • rischi interni e/o strategici, derivanti dalle scelte aziendali
  • rischi esterni, associati al mercato di riferimento, al contesto locale o ad altre variabili non direttamente legate all’attività dell’azienda
  • rischi imprenditoriali, correlati all’attività d’impresa
  • rischi operativi, legati ai processi e al funzionamento aziendale 
  • rischi finanziari
  • e così via..

Determinati quali, tra gli innumerevoli possibili rischi, dovranno essere presi in considerazione, sarà inoltre importante classificarli al fine di determinare costi-benefici e le azioni da intraprendere nel caso di superamento di un livello di rischio accettabile.

A questo proposito, è possibile classificare i rischi come:

  • trascurabili, ovvero che non richiedono interventi specifici
  • tollerabili, ovvero potenzialmente dannosi
  • non tollerabili, ovvero quelli che potrebbero seriamente compromettere l’organizzazione e per i quali è necessario avviare misure di mitigazione

le aree chiave del risk management nel mondo HR.

Sebbene ogni azienda presenti un sottoinsieme unico di rischi in base al settore, alle modalità operative e alla sede, i dipartimenti delle risorse umane all'interno di queste organizzazioni condividono spesso aree di rischio simili. Ecco le aree più comuni che dovrebbero essere incluse nel piano di gestione delle crisi:

  • conformità alle normative

Bisogna essere aggiornati su tutte le leggi in materia di assunzione e gestione delle risorse umane, a livello nazionale e regionale. La mancata osservanza delle norme, infatti, può esporre l'azienda a rischi quali multe, cause legali e persino la chiusura. Sarebbe bene, quindi, considerare anche la possibilità di collaborare con un partner esperto di soluzioni HR che possa fornire consulenza sulle leggi in materia di occupazione e facilitare l'elaborazione delle buste paga.

  • recruiting

L'adozione di procedure di reclutamento efficaci non solo aiuta ad attirare i candidati desiderati e a migliorare l'efficienza dei costi nel processo di assunzione, ma consente anche di eliminare i pregiudizi, facendo sì che il processo di reclutamento sia più efficiente.

  • onboarding

Molte delle criticità che i datori di lavoro corrono a causa di dipendenti non in linea, come la scarsa produttività o il rifiuto di seguire le procedure, possono essere affrontate con un processo di onboarding efficace, che dovrebbe includere linee guida dettagliate e aggiornate, oltre ad una spiegazione completa delle politiche aziendali. 

Una risposta rapida da parte del team delle risorse umane può aiutare a risolvere i problemi prima che si aggravino.

Anche la scelta di un mentore adatto può aiutare a riconoscere i dipendenti che incontrano maggiori difficoltà di adattamento, offrendo l’opportunità al nuovo dipendente di intervenire rapidamente e correggere i propri errori.

  • smartworking

Il lavoro a distanza è un fenomeno in continua crescita e molte aziende offrono ai dipendenti la possibilità di lavorare da casa in modo permanente o attraverso un modello ibrido. 

Questa modalità di lavoro, come altre, comporta inevitabilmente dei rischi, di cui bisogna essere consapevoli per poterli affrontare al meglio:

  • accesso a dati sicuri da casa
  • sensazione di sovraccarico di lavoro in quanto il dipendente è potenzialmente "sempre connesso"
  • mancanza di supervisione, con conseguente e possibile perdita di produttività

Per tutelarsi da questi potenziali rischi, è indispensabile stabilire una politica di lavoro a distanza e rivederla costantemente in base ai cambiamenti che avvengono nel tempo.

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quali sono gli strumenti del risk management?

I responsabili della gestione del rischio hanno a disposizione diversi strumenti utili a valutare, prevenire o mitigare il verificarsi di scenari potenzialmente dannosi.

Eccone, di seguito, alcuni:

  • diagramma di Ishikawa: prende il nome dall’ingegnere giapponese che lo ha concepito e consiste sostanzialmente in un diagramma di causa-effetto, grazie al quale è possibile raccogliere le possibili ragioni di un determinato problema.
  • brainstorming: si tratta di una discussione di gruppo per identificare potenziali rischi legati a specifiche decisioni. Questa tecnica sfrutta le dinamiche del gruppo per innescare soluzioni stimolando l’immaginazione dei suoi componenti.
  • checklist: una semplice elencazione dei potenziali rischi.
  • matrice di rischio: questo strumento aiuta a identificare e valutare i rischi in base alla loro probabilità di verificarsi e all'impatto che potrebbero avere sull'organizzazione. È spesso utilizzato per classificare i rischi in categorie come basso, medio o alto rischio.
  • albero degli eventi: si tratta di un diagramma ad albero attraverso il quale è possibile rappresentare gli eventi indesiderati. calcolando le probabilità delle combinazioni di eventi successivi.
  • analisi SWOT: è un acronimo che sta per Strengths (Punti di forza), Weaknesses (Punti di debolezza), Opportunities (Opportunità) e Threats (Minacce). Questa analisi aiuta a identificare i fattori interni ed esterni che possono influenzare un'organizzazione e a valutare i rischi associati.

perché conviene fare risk management?

Il risk management è essenziale per molte ragioni e offre diversi vantaggi alle organizzazioni di qualsiasi dimensione e settore. 

Ecco alcune delle principali ragioni per cui conviene prevedere delle strategie e dei piani di risk management:

  • protezione dagli imprevisti: il risk management aiuta a identificare, valutare e mitigare i rischi che possono minacciare il successo e la stabilità dell'organizzazione. Ciò significa che l'azienda è meglio preparata ad affrontare situazioni impreviste come crisi finanziarie, catastrofi naturali, cambiamenti di mercato e altre sfide.
  • Minimizzazione delle perdite finanziarie: gestire i rischi finanziari attraverso il risk management può aiutare a ridurre le perdite finanziarie. Ad esempio, l'uso di strumenti finanziari come le assicurazioni, le strategie di copertura o la diversificazione degli investimenti può aiutare a proteggere gli attivi finanziari dell'azienda.
  • Miglioramento della pianificazione aziendale: attraverso una buona gestione del rischio è possibile elaborare anche una migliore pianificazione strategica.
  • Miglior reputazione: le aziende che dimostrano di prendere sul serio la gestione del rischio possono guadagnare una migliore reputazione presso gli investitori, i clienti e altre parti interessate. La trasparenza e la responsabilità nella gestione dei rischi possono aumentare la fiducia nel brand.
  • Riduzione dei costi di finanziamento: le organizzazioni che dimostrano di avere buone pratiche di risk management possono spesso negoziare condizioni di finanziamento più favorevoli con le istituzioni finanziarie, riducendo i costi di prestiti e finanziamenti.
  • Sviluppo di una cultura aziendale responsabile: la promozione del risk management all'interno dell'organizzazione può contribuire a sviluppare una cultura aziendale responsabile, in cui tutti i dipendenti sono coinvolti nell'identificazione e nella gestione dei rischi.

chi si occupa della gestione del rischio?

La gestione del rischio è una responsabilità condivisa all'interno di un'organizzazione e coinvolge diverse parti interessate. Non è limitata a un singolo ruolo o dipartimento, ma coinvolge una serie di figure all'interno dell'azienda. 

Tuttavia, la figura più importante e centrale per la gestione del rischio all’interno di una organizzazione è quella del Risk manager, il quale è responsabile dell’identificazione, valutazione e del monitoraggio dei rischi aziendali.

che cosa fa il risk manager?

Il risk manager è un professionista specializzato nella gestione del rischio all'interno di un'organizzazione. Il suo ruolo principale è quello di sviluppare, implementare e supervisionare programmi di gestione del rischio per proteggere l'organizzazione da potenziali perdite finanziarie, legali, reputazionali oppure operative. 

Ecco alcune delle principali responsabilità e attività che un risk manager svolge:

  • identificazione dei rischi: Il risk manager revisiona le operazioni aziendali, analizza i dati storici, valuta le tendenze di mercato e si consulta con i dipendenti chiave.
  • valutazione dei rischi: il risk manager valuta la loro probabilità di verificarsi e l'impatto potenziale che potrebbero avere sull'organizzazione. Questa valutazione aiuta a stabilire una priorità tra i rischi e a determinare quali richiedono misure di mitigazione più urgenti.
  • sviluppo di strategie di gestione del rischio: possono includere azioni preventive, piani di contingenza e trasferimento del rischio attraverso assicurazioni o altre forme di copertura.
  • implementazione delle strategie: il risk manager collabora con i dipartimenti pertinenti per assicurarsi che le misure di mitigazione siano applicate correttamente.
  • monitoraggio continuo: Il risk manager monitora costantemente l'efficacia delle strategie di gestione del rischio e l'evoluzione dei rischi nel tempo. Questo può comportare la revisione dei dati, l'aggiornamento delle politiche e la comunicazione dei risultati alla direzione.
  • assicurazione e gestione dei contratti: il responsabile della gestione del rischio si occupa delle politiche assicurative dell'organizzazione, determinando il tipo e il livello di copertura necessari per proteggere l'organizzazione dai rischi. Inoltre, può essere coinvolto nella gestione dei contratti per assicurarsi che siano conformi agli standard di gestione del rischio.
  • formazione e sensibilizzazione: Il risk manager può fornire formazione e sensibilizzazione ai dipendenti sull'importanza della gestione del rischio e sulle procedure da seguire per affrontare situazioni di rischio.
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