scuola-lavoro: che cosa serve alle imprese

08/05/2015 18:08:28

La disoccupazione giovanile nel nostro Paese è più alta che altrove. E una delle cause la distanza tra il mondo della scuola e quello dell'impresa. Anche se qualcosa si sta muovendo

La disoccupazione giovanile in Italia è più alta che negli altri Paesi europei. E non è solo colpa della crisi: tra il 2007 e il 2013 è praticamente raddoppiata, passando dal 15 al 28% e supera il 43% per la fascia di età 15-24 anni (dati Istat). Per la cronaca, nello stesso periodo in Germania è diminuita, passando dall’11 al 7%.
Nonostante un'apparente disponibilità di risorse umane, nel nostro Paese ci sono però tante aziende che non trovano sul mercato le competenze che cercano: 6 imprese su 10 nei settori calzaturiero-pelletteria e meccanica e addirittura 7 su 10 nel sistema casa-arredamento e moda, secondo il Rapporto annuale di Intesa Sanpaolo sui distretti aziendali. Come spiegare questo paradosso?

Scuola-impresa: un problema strutturale

Tra le cause principali c’è una distanza strutturale tra mondo della scuola e mondo dell’impresa: i programmi scolastici sono distanti dai fabbisogni professionali delle aziende e l’orientamento scolastico non è ancora del tutto in linea con le prospettive occupazionali. Così in Italia, rivela la ricerca pubblicata lo scorso anno dalla società di consulenza McKinsey&Company, Studio ergo lavoro, abbiamo la più bassa incidenza di posti occupati dagli under 30 su tutti gli occupati (1,2 su 10 contro i 3 del Regno Unito e i 2,6 in Germania) e un tasso di disoccupazione giovanile rispetto agli adulti (3,5 a 1) più alto della media degli ultimi 20 anni (2 a 1) e il triplo di quello della Germania (1,2 a 1).

Occupazione giovanile: il modello tedesco

A Berlino e dintorni le cose sembrano dunque andare meglio che altrove. Perché? Il punto di forza del modello tedesco è da sempre l’alternanza fra scuola e lavoro. I giovani che frequentano gli istituti tecnici e professionali (le cosiddette (Fachhochschulen) iniziano a lavorare molto presto, a 15-16 anni, grazie alla possibilità di partecipare a stage formativi nelle aziende. Operando a stretto contatto con il mondo produttivo, quindi, il sistema scolastico riesce ad adattarsi con flessibilità alle esigenze dell’industria nazionale.

Alternanza scuola-lavoro in Italia

In Italia l’alternanza scuola-lavoro è regolata dalla legge 53 del 2003 e prevede una combinazione di attività scolastica ed esperienze assistite sul posto di lavoro (o in situazioni lavorative simulate), progettate nel piano didattico in collaborazione con le imprese. Purtroppo, però, i dati di McKinsey sostengono che solo la metà degli studenti è coinvolta in esperienze concrete in azienda, per lo più con stage e tirocini di brevissima durata (nella metà delle aziende è meno di un mese). Eppure, il 73% delle imprese oggetto dell'indagine ha dichiarato che l'esperienza è fondamentale, anche se solo il 47% la riscontra nei candidati. Qualcuno, tuttavia, ha posto attenzione al problema. Randstad, ad esempio, che ha dato vita a Youth@Work, progetto di responsabilità sociale dedicato ai giovani che prevede, per tutto il 2015, numerose attività di orientamento, training, formazione e motivazione rivolte ai lavoratori di domani.


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