intervista a gianni bocchieri

28/01/2015 13:44:17

Per la rubrica "il laboratorio dell'esperto", pubblichiamo l'intervista a Gianni Bocchieri, Direttore Generale istruzione, formazione e lavoro di Regione Lombardia.

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D) Il tema delle politiche attive negli ultimi anni è particolarmente vivo. Come considera le attività svolte sulla sua Regione su questa tematica in particolare? 

R) In Regione Lombardia possiamo contare su uno strumento efficace di politica attiva. Siamo partiti con Dote Unica lavoro ad ottobre dello scorso anno, con una dotazione iniziale di 48,6 milioni, mettendo a sistema tutte le precedenti esperienze, mantenendo i principi di centralità della persona, servizi personalizzati, elevati standard di servizio, concorrenza tra operatori pubblici e privati.
Contestualmente abbiamo orientato maggiormente il sistema verso il risultato occupazionale e abbiamo riconosciuto una piena libertà organizzativa agli operatori accreditati che possono contare su un budget e su un sistema unico, sempre aperto, rivolto a alle diverse esigenze. Potendo contare su un sistema già rodato, abbiamo dato fin da subito attuazione al Programma Garanzia giovani di cui monitoriamo settimanalmente i risultati che poi vengono pubblicati sul sito, in ottica di trasparenza e accountability.

D) A fronte di sperimentazioni effettuate nel corso degli ultimi anni quale risulta essere la misura, la modalità o il progetto che considera maggiormente efficace?

R) Al momento il progetto più efficace rimane Dote Unica Lavoro che è la più avanzata politica attiva in Italia.
Alle persone in cerca di occupazione, che siano inoccupate, disoccupate, o in mobilità vengono offerte una serie di strumenti per la ricerca attiva del lavoro, dal bilancio delle competenze alla riqualificazione professionale, dagli strumenti di ricerca attiva al supporto all’incontro tra domanda e offerta, fino al vero e proprio scouting ed accompagnamento al lavoro.
Da ottobre 2013, siamo arrivati a uno stanziamento complessivo pari a 120 milioni. Ad oggi sono stati inserite nel mercato del lavoro  49.918 persone; oltre un terzo delle doti concluse ha portato a contratti di durata pari o superiore a 6 mesi, che hanno consentito l'inserimento di oltre 12.000 persone.

D) Si parla molto di gestione di servizi per il lavoro nell'ambito del rapporto tra servizi pubblici e privati per l’impiego: due mondi diversi o complementari? Come li vede oggi e nel prossimo futuro?

R) Nel sistema lombardo di organizzazione del mercato del lavoro coesistono, con pari dignità, operatori pubblici ed operatori privati autorizzati ed accreditati e questa è stata una precisa scelta.
Sono convinto che la competizione che si viene a creare tra le Agenzie per il lavoro e i servizi pubblici in una situazione di concorrenza, abbia risvolti positivi, soprattutto laddove vengono previsti meccanismi premiali stimolando gli operatori a concentrarsi sul risultato.
La messa in concorrenza degli operatori pubblici e privati ha fornito un importante stimolo anche al servizio pubblico, che ha una quota rilevante di interventi di politica attiva.
L’Italia investe un decimo rispetto alla Francia e un dodicesimo rispetto alla Germania per le politiche attive, non possiamo, quindi permetterci di spendere in maniera inefficace le risorse. È necessario, pertanto, favorire la creazione di un modello competitivo tra servizi pubblici e servizi privati all'impiego e prevedere che le risorse pubbliche siano assegnate in modo premiale solo a quegli operatori che effettivamente collocano le persone.

D) Dalle politiche passive a quelle attive: cosa cambia con il cosiddetto Jobs Act?

R) Difficile a dirsi. Dalle parole dell’esecutivo e dai generici criteri di delega, si direbbe che l’intenzione sia quella di un graduale superamento della politica assistenzialistica dei vecchi ammortizzatori sociali verso un sistema di forme universali di sostegno al reddito. Finalmente viene superato il vecchio totem del posto fisso e si comincia a parlare di politiche attive come di quelle misure per favorire l’inserimento lavorativo dei cittadini e ridurre al minimo i tempi di transizione da un contratto di lavoro ad un altro, nell’ottica della flessibilità richiesta dal mercato del lavoro. Senza entrare nello specifico dei provvedimenti attuativi, non è ancora chiaro il modello di gestione del mercato del lavoro che si intende realizzare con la riforma, soprattutto nello snodo delle politiche passive con quelle attive. In particolare non è chiaro quale sarà il rapporto tra la costituenda Agenzia Nazionale per l’Occupazione e gli enti privati accreditati, né quale sarà il bilanciamento tra le competenze regionali e quelle nazionali. Il rischio è che l’accentramento delle competenze possa livellare verso il basso le realtà italiane, eliminando i sistemi regionali che hanno dimostrato di funzionare. Quello che emerge rispetto allo schema di decreto relativo alla riforma degli ammortizzatori sociali in chiave universalistica è che il cosiddetto contratto di ricollocazione riguarda una platea di beneficiari molto ristretta e che lo stanziamento finanziario rischia di rivelarsi insufficiente a coprire l’estensione dell’ASPI. I 2,2 miliardi stanziati per il 2015 con la legge di stabilità, non basteranno, infatti, neppure a coprire le spese per vecchi ammortizzatori sociali.

D) Qual è la sua visione delle politiche attive del lavoro nei prossimi 5/10 anni?

R) L’affastellamento delle norme e il quadro ordinamentale in evoluzione, e mi riferisco soprattutto, alla riforma costituzionale, al decreto Delrio e al Jobs Act, non consentono una lettura chiara dell’attuale situazione, rendendo difficile anche una valutazione. Quello che emerge è il generalizzato tentativo, portato avanti su più fronti, di riportare al centro, a livello statale la gestione delle politiche attive del lavoro. Se, invece, dovessi dire come vorrei che le politiche attive del lavoro si sviluppassero nei prossimi 5/10 anni, certamente affermerei che è necessario un forte investimento in un sistema che consenta di prendere in carico tutte le persone che cercano di entrare o di rientrare nel mercato del lavoro, riducendo al minimo i tempi. È importante che anche il nostro Paese riesca a garantire forme di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, già a partire dalla scuola per superare il mismatch tra l’offerta formativa e le richieste del mercato del lavoro. 

D) Cosa pensa dell’ipotesi di un unico sistema di accreditamento regionale e dell’agenzia nazionale per l’occupazione prevista all’interno della Legge Delega?

R) Dubito dell’efficacia di un criterio di omogeneità che possa uniformare tutte le realtà regionali senza rischiare di penalizzare alcune a scapito di altre. Prevedere un unico sistema di accreditamento regionale, significa prevedere un accreditamento nazionale e azzerare le esperienze di accreditamento regionale, proprio in un momento in cui le regioni si stanno finalmente dotando di un sistema di accreditamento, anche grazie alla Garanzia giovani. Sono invece favorevole alla determinazione di Livelli essenziali delle prestazioni, garantiti su tutto il territorio nazionale, anche tramite il potere sostitutivo statale. Quanto all’Agenzia nazionale per l’occupazione, credo che rappresenti una scelta che riporta indietro di 20 anni l’organizzazione del mercato del lavoro. Certamente è in linea con il neocentralismo che si sta cercando di reintrodurre, ma non credo che ricondurre tutto a un unico soggetto istituzionale centralizzato possa rappresentare una concreta soluzione al problema dell’occupazione in Italia. Al contrario, vedo nell’Agenzia il tentativo di costruire un soggetto pubblico presso il quale collocare il personale dei centri per l’impiego, che rischia di rivelarsi poco efficace e molto costoso. Sembrerebbero esserci tutte le premesse per un azzeramento delle esperienze regionali, anche di quelle più virtuose come nel caso della Lombardia, ma il mio auspicio è che, al di là delle dichiarazioni formali contenute nella legge delega, non solo siano salvaguardate le best practices regionali, ma che il modello lombardo possa rappresentare un modello di organizzazione del mercato del lavoro e di gestione delle politiche attive a livello nazionale.

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