corte di giustizia europea: eliminazione delle restrizioni ingiustificate alla somministrazione

03/12/2014 15:26:28

Pochi giorni fa, e precisamente il 20 novembre, l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia Europea Szpunar ha pubblicato le conclusioni relative alla Causa C-533/13 promossa dall’organizzazione sindacale finlandese (AKT) nei confronti della Shell Aviation con riferimento alla presunta violazione, e dunque, alla corretta interpretazione, dell’articolo 4.1 della Direttiva Europea n. 104/2008CE in materia di somministrazione.

Nello specifico la questione posta all’attenzione dei giudici comunitari riguarda i limiti entro i quali eventuali disposizioni dei contratti collettivi quale quella oggetto di causa (che consentiva una deroga alla parità di trattamento) possono costituire una restrizione ingiustificata nei confronti del lavoro tramite Agenzia, e quindi tali da imporne, in base alla stessa Direttiva sopra citata, la disapplicazione.

Tali conclusioni, come in ogni altro caso che vede coinvolta la Corte di Giustizia Europea, assumono un valore importante, dal momento che  per la pronuncia della sentenza definitiva, prevista in questo caso per i primissimi mesi (gennaio o febbraio) del 2015, i giudici dovranno necessariamente tenerne conto*.

Le riflessioni espresse dall’Avvocatura generale meritano dunque un’attenta considerazione, e ciò soprattutto in relazione al caso specifico, in cui la stessa Eurociett (l’Associazione di rappresentanza delle Agenzie per il lavoro a livello comunitario) si è peraltro espressa con favore, condividendo l’impostazione ed in generale l’iter argomentativo seguito nelle conclusioni. 

Nella ricostruzione compiuta dall’Avvocato generale particolare attenzione viene riservata alla formulazione dell’articolo 4.1 della Direttiva comunitaria, norma fondamentale, che può essere definita come un a chiave di volta del disegno messo a punto all’interno dello stesso provvedimento, e in generale sul ruolo della somministrazione di lavoro in relazione alle esigenze del tessuto imprenditoriale**. 

Ebbene, posto che tale disposizione vieta in effetti il mantenimento e l’introduzione di restrizioni al ricorso alla somministrazione, nelle conclusioni si sottolinea come nella declinazione concreta, nella corretta interpretazione di tale principio la Direttiva si traduca nell’obbligo, in capo agli Stati membri, non solo di riesaminare, ma anche di eliminare eventuali impedimenti: le uniche restrizioni ammesse sono soltanto infatti quelle giustificate da ragioni di “interesse generale.”

Si tratta di un principio estremamente importante, soprattutto nella prospettiva, sempre più impellente e meritevole di attenzione, di evidenziare il ruolo positivo della Direttiva in materia: la tutela dei lavoratori e la promozione della stessa somministrazione come strumento di flessibilità e, al contempo, in grado di dare risposte efficaci alle esigenze occupazionali (lo stesso Avvocato generale la definisce infatti come “an instrument to create a well regulated agency work industry with good protection for workers.”).

Emblematica in tal senso è anche l’affermazione dello stesso Avvocato generale, secondo cui  “I due aspetti di tale obiettivo sono complementari, cosicché non sembra coerente separarli. L’aumento del livello di tutela dei lavoratori interinali, infatti, può rimettere in discussione la necessità di taluni divieti o restrizioni in vigore, circostanza che dovrebbe consentire una maggiore apertura verso tale forma di lavoro.”      

In termini generali infine non si può che condividere con l’osservazione, riportata nelle medesime conclusioni, secondo cui come dimostrano gli esempi di importanti esperienze nazionali (come ad esempio in Olanda, Svezia, Germania, Regno Unito o Francia), occorre fuoriuscire da una interpretazione legata alla mera dimensione della temporaneità, posto che non mancano rapporti di lunga durata fra i lavoratori somministrati e le Agenzie (un’opzione peraltro contemplata all’interno della stessa direttiva). 

Infine, significative anche le indicazioni di Annemarie Muntz, Presidente di Ciett ed Eurociett, secondo cui:

“We welcome the conclusions by the court’s Advocate General. It clearly shows that unjustified restrictions on agency work need to be removed. His conclusions note the contribution that agencies make to labour markets and states that they are good for employment. This is precisely why the Agency Work Directive was put in place. Agency Work is proven to contribute to well-functioning labour markets and to maintaining high levels of labour market participation. Ensuring that agency workers have access to jobs will help to reduce unemployment in Europe and support economic recovery.”

“These conclusions support us in our quest to urge Governments of European member states to fully implement the agency work directive, lift restrictions, and allow our industry to play a positive role on the labour market.”

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*A tal proposito appare utile segnalare come in un numero elevatissimo di casi – circa l’80% – in effetti la Corte applica proprio lo stesso orientamento espresso dall’Avvocato Generale.

**La norma così prevede: “I divieti o le restrizioni imposti quanto al ricorso al lavoro tramite Agenzie di lavoro interinale sono giustificati soltanto da ragioni di interesse generale che investono in particolare la tutela dei lavoratori tramite agenzia interinale, le prescrizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro o la necessità di garantire il buon funzionamento del mercato del lavoro e la prevenzione di abusi.” 

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