agenzie rumene/2: le indicazioni del ministero agli ispettori

10/04/2015 11:31:08

Risale a qualche giorno fa la campagna pubblicitaria promossa da Agenzie di somministrazione rumene che proponevano il ricorso a manodopera straniera evidenziando i possibili vantaggi, anche di natura economica, per le imprese utilizzatrici, di cui abbiamo già parlato.

Iniziative che facevano leva su “una maggiore flessibilità" e sull’"assenza totale di alcuni obblighi di carattere retributivo (13ª, 14ª, TFR ecc)” e che sono state riportate diffusamente dalla stampa.

Non si è fatta attendere la risposta del Ministero del Lavoro.
 
La Direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero è infatti intervenuta con una Circolare (Circolare n. 14 del 9 aprile 2015) diramata alle Direzioni interregionali e territoriali (e destinata principalmente proprio ai funzionari ispettivi), al cui interno lo stesso Ministero, richiamando più volte il Vademecum ad uso degli ispettori del lavoro e delle imprese sul distacco transnazionale, ha sottolineato come gli annunci pubblicitari in questione contengano informazioni che si pongono in “netto contrasto con la disciplina comunitaria e nazionale sul distacco transnazionale”, con la conseguenza che l’utilizzo di tali servizi può “dar luogo a ripercussioni, anche di carattere sanzionatorio, in capo alle imprese utilizzatrici.”   

Il contenuto della Circolare 

Nel rivolgersi agli Uffici ispettivi, invitandoli a prestare la massima attenzione nei confronti di tali fenomeni, il Ministero ha compiuto un‘articolata disamina della fattispecie che viene in rilievo in questi casi, ossia la somministrazione transnazionale di lavoro, procedendo ad un’attenta ricostruzione del quadro normativo di riferimento e, in particolare, delle sanzioni applicabili nei confronti delle imprese utilizzatrici aventi sede o unità produttiva in Italia che si avvalgano di lavoratori forniti da Agenzie di altri Stati membri dell’Unione Europea in violazione delle norme stabilite dal nostro ordinamento.

   

La somministrazione transnazionale di lavoro: la normativa da applicare in Italia...

Richiamando la Direttiva comunitaria 96/71/CE sul “distacco di lavoratori nel quadro di una prestazione di servizi” e recepita con il D.lgs. 72/2000, il Ministero ricorda come il principio fondamentale da rispettare in tali situazioni sia l’applicazione dei livelli minimi di condizioni di lavoro e occupazione previsti dalla legge di esecuzione della stessa prestazione di lavoro (cd “lex loci laboris”).
Pertanto, in applicazione di tale principio generale, nel caso in cui l’attività lavorativa sia svolta in Italia, quest’ultima sarà soggetta alle norme di legge, alle indicazioni amministrative e ai contratti collettivi italiani.
Qualora poi la prestazione di lavorativa avvenga nell’ambito di un rapporto di somministrazione transnazionale, la normativa risulta, per utilizzare le stesse parole del Ministero, “ancora più incisiva”, e ciò soprattutto con riferimento al trattamento da riconoscere ai lavoratori temporanei inviati nel nostro paese da agenzie di somministrazione appartenenti ad altro Stato membro.   

…la “parità di trattamento”, la solidarietà retributiva e previdenziale e le sanzioni in caso di violazione

Considerato che la disciplina da osservare sarà quella italiana, il Ministero osserva ancora, e correttamente, che troveranno applicazione il principio stabilito all’interno dell’articolo 23, comma 1, D.lgs. n. 276/2003, secondo cui i lavoratori somministrati “hanno diritto a condizioni di base di lavoro e d'occupazione complessivamente non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell'utilizzatore, a parità di mansioni svolte”, nonché la norma, contenuta anch’essa all’interno della Legge Biagi, sulla solidarietà retributiva e previdenziale (l’articolo 23, comma 3, D.lgs. 276/2003, in base al quale “L'utilizzatore é obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e i contributi previdenziali”).

Di conseguenza, ed è questa la prima ricaduta fondamentale, ai lavoratori somministrati a livello transnazionale (ossia forniti da Agenzie comunitarie ad imprese utilizzatrici italiane), dovrà essere garantita una sostanziale parità di trattamento, sia sul piano normativo che retributivo, rispetto ai dipendenti italiani dell’utilizzatore.

In termini ancora più concreti ciò significa che il personale ispettivo potrà, a tutela dei crediti retributivi vantati dai lavoratori, adottare la diffida accertativa prevista dal D.lgs. 124/2004.

E non solo.

Stante l’applicazione delle tutele previste dalla legge del luogo di esecuzione della prestazione lavorativa, le imprese utilizzatrici potrebbero andare incontro a varie ripercussioni, a partire naturalmente da quelle di carattere sanzionatorio, per la violazione delle disposizioni stabilite dal nostro ordinamento in materia di orario di lavoro (in particolare sui periodi massimi di lavoro, sui periodi minimi di riposo e sulla durata minima delle ferie annuali retribuite), sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro (vengono in rilievo in questo caso le norme e le sanzioni di cui al Testo Unico-il D.lgs. 81/2008), e, infine, sulla tutela delle condizioni di lavoro e di occupazione di gestanti o puerpere, bambini e giovani e sulla parità di trattamento fra uomo e donna.      

Per tali motivi, e considerati i gravi danni derivanti da un dumping sociale e commerciale inaccettabile, è senz’altro apprezzabile l’iniziativa dello stesso Ministero che, come dichiarato direttamente nella sua pagina web, “per opportuna informazione, e per evitare che gli imprenditori italiani possano incorrere in sanzioni a seguito di un utilizzo incauto di queste <<offerte>>” ha inviato la Circolare “anche alle organizzazioni sindacali, alle associazioni imprenditoriali ed a quelle delle agenzie di somministrazione”.