tra timori e opportunità: i risultati del randstad workmonitor covid-19.

22/07/2020 11:15:00

Il Coronavirus ha colpito dolorosamente famiglie e imprese, cercare di capire quale è l’atteggiamento dei lavoratori nei confronti della situazione che si è generata a seguito della pandemia è l’obiettivo del Randstad WorkMonitor 2020 Covid-19 edition.

Lo studio è frutto di interviste online realizzate tra il 15 e il 20 maggio su una popolazione di persone compresa tra i 18 e i 67 anni. Vediamo ora i dettagli della ricerca attraverso la voce di Flavia Dagradi, Customer Marketing Intelligence di Randstad Italia.

conseguenze ed aspettative sulla sicurezza del lavoro. 

I lavoratori italiani (62%) sono i primi in Europa per paura di perdere il posto di lavoro a causa dell’emergenza generata dalla pandemia, un dato che si rivela essere anche di 8 punti superiore alla media globale (54%). Un timore che risulta più diffuso solo in Cina (63%), Hong Kong (66%) e India (78%) e che nel nostro Paese coinvolge soprattutto i lavoratori più giovani (84% dei 18-24enni e 69% dei 25-34enni).  

Il 60% degli italiani ritiene invece che la crisi abbia già avuto un impatto negativo sul proprio lavoro, ma si cerca di reagire positivamente: l’80% dichiara infatti di sentirsi in grado di affrontare il nuovo modo di lavorare digitale generato dal Covid-19, in linea con gli altri paesi del mondo, che vede però due estremi: il Giappone, dove meno della metà della popolazione si sente preparata alla sfida digitale e l’India, dove invece il 93% dei lavoratori si sente pronto e formato.

perdita del lavoro e possibili sostegni.

In caso di perdita dell’impiego, più della metà dei dipendenti (52%) ripone fiducia nel datore di lavoro per essere aiutato a ricollocarsi, perfettamente in linea con la media globale. I lavoratori giapponesi sono invece ancora una volta quelli che nutrono ben poca speranza nelle loro aziende: solo il 23%, confida di essere aiutato dal proprio precedente datore di lavoro nell'eventuale ricerca di una nuova occupazione.

Riguardo alla fiducia nel Governo per avere un sostegno finanziario o nella ricerca di un altro impiego, i lavoratori italiani (54%) sono ben sotto la media globale (67%). Cina (87%), Australia (87%) e Canada (86%) sono invece i paesi dove i lavoratori si sentono maggiormente tutelati dagli organi governativi.

la relazione fra lavoratori e imprese.

Il 70% dei lavoratori italiani (5 punti in meno rispetto alla media globale) ha la percezione che la propria azienda si sia presa cura del loro benessere emotivo durante la pandemia e che continui a farlo: lo sentono soprattutto i 35-44enni (76%) e gli over 55 (75%). Ancora una volta sono i giapponesi (44%) che ritengono invece di essere stati trascurati dai loro datori di lavoro, esattamente al contrario dei cinesi (90%), che si sentono emotivamente e pienamente tutelati.

Le aziende, nella percezione dei rispondenti, stanno mostrando anche una buona flessibilità in tema di work-life balance: secondo il 69% dei lavoratori italiani i datori di lavoro consentono di gestire in autonomia il proprio orario di lavoro per permettere un buon equilibrio rispetto agli impegni ed ai carichi familiari.

In India (88%), Cina (84%) e Argentina (81%) risulta massima l’attenzione delle aziende affinché i lavoratori possano dividere la loro attenzione tra la cura dei famigliari e gli obblighi lavorativi. 

Il ricorso ormai frequente allo smart working e agli strumenti di comunicazione digitali portano spesso ad un aumento dell’orario di lavoro e della reperibilità. Per il 60% del campione, infatti, la propria azienda si aspetta che i dipendenti siano disponibili oltre al normale orario di lavoro, più o meno in linea con la media globale e gli altri paesi, ad eccezione della Cina (89%), dell’India (76%) e del Portogallo (72%), ben sopra media (leggi anche: il diritto alla disconnessione).

digitalizzazione e nuovi modelli organizzativi.

L’Italia guida i paesi europei con un 83% di lavoratori che ritiene sia responsabilità della propria azienda fornire una valida formazione per acquisire competenze digitali (3 punti sopra la media globale). Il ricorso a forme di lavoro agile necessita infatti sempre più di competenze e strumenti digitali che mettano le persone in grado di svolgere i propri compiti in questa nuova cornice di organizzazione del lavoro.

Le imprese si stanno attrezzando per corrispondere alle aspettative dei lavoratori e garantire la continuità operativa. Secondo il 62% dei dipendenti italiani la propria società sta infatti investendo in sviluppo tecnologico e soluzioni digitali (-3% rispetto alla media globale). Le punte massime si riscontrano in India (90%) e Cina (81%).

Per il 59% del campione italico i datori di lavoro forniscono gli strumenti necessari a svolgere il proprio impiego da casa (- 5 punti rispetto alla media mondiale). Le aziende che maggiormente forniscono l’attrezzatura tecnologica per operare da remoto si trovano ancora in India (87%), Cina (79%) e Stati Uniti (74%).

Per il 61% dei lavoratori (in media con il dato globale) l’impresa sta investendo nella formazione della propria forza lavoro, negli sviluppi tecnici e nelle soluzioni digitali per aiutare i dipendenti ad adattarsi alla nuova situazione lavorativa, e questo è particolarmente sentito ancora una volta in India (85%) e in Cina (82%).

Infine, per il 63% dei rispondenti il datore di lavoro organizza regolarmente riunioni di team virtuali per mantenere tutti informati e allineati (- 3 punti rispetto alla media globale). Sopra media troviamo sempre l’India (93%) e la Cina (88%), seguite da Stati Uniti (70%) e Argentina (68%).

la nuova normalità dettata dal Covid-19.

In sintesi, l’emergenza Covid-19 ha portato una nuova normalità. Ha costretto le aziende a riorganizzare velocemente modalità e attività di lavoro, generando una forte insicurezza nei lavoratori. D’altro canto, la pandemia ha imposto anche un’impensabile accelerazione nella direzione della digitalizzazione e del lavoro in smart working. Le imprese stanno intensificando i loro investimenti in formazione, strumenti e soluzioni digitali per aiutare i lavoratori ad adattarsi a questa nuova condizione lavorativa, agile e in remoto, con grande attenzione al loro benessere emotivo ed alla distribuzione del loro tempo tra vita privata e vita lavorativa.  

Flavia Maria Teresa Dagradi

customer marketing intelligence randstad italia

Dopo la laurea consegue un master in operational management presso l’ INSEAD di Fontainebleau e si specializza in metodologia di ricerca psico-sociale.

Nella sua carriera ha lavorato per diverse realtà internazionali come Philips Spa, Gilette Italy, ACNielsen.

Diventa quindi consulente di marketing, comunicazione, studi e ricerche di mercato di realtà importanti affiancando questa attività a quella di docente di marketing per importanti istituti di formazione.

Attualmente è responsabile per Randstad della customer business intelligence, per la quale gestisce studi e ricerche internazionali e nazionali.

È Counselor in analisi transazionale (diploma quinquennale presso il Centro Berne di Milano).

leggi i risultati del randstad workmonitor 2020 raccontati attraverso una semplice infografica.

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