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«I ragazzi sono poco interessati al nostro settore perché non lo conoscono». Parola di Nicodemo Megna, responsabile del Centro Tecnologico Applicativo (TAC) Macchine Utensili di Siemens a Piacenza, una realtà molto attiva nell'orientamento e nella formazione dei giovani

Un settore metalmeccanico in salute, che offre crescenti opportunità di lavoro anche ai più giovani. Le conferme arrivano dal successo di Emo 2015, la manifestazione mondiale dedicata alle macchine utensili, e dal Campionato italiano tornitori da poco concluso, organizzato da Randstad in collaborazione con Siemens, che ha ospitato nel proprio Centro Tecnologico di Piacenza la finalissima. Nessuno meglio del “padrone di casa”, Nicodemo Megna, che del TAC è il responsabile, può quindi offrire una visione del presente, ma soprattutto del futuro, di un settore che vuole e sta tornando a occupare un ruolo di primo piano nel panorama economico italiano. E non solo.

Proviamo ad analizzare la situazione con Nicodemo Megna: il settore metalmeccanico sembra in netta ripresa grazie anche al traino delle macchine utensili, testimoniato dal successo di Emo 2015. Qual è lo stato di salute del settore, secondo la sua opinione?

 «Sicuramente positivo. Abbiamo attraversato anni molto difficili, ma adesso grazie all’innovazione tecnologica e a un export molto soddisfacente, il mercato è in netta ripresa. Anche in Italia».
 

Restiamo in tema di Emo 2015, edizione da record: quali sono secondo lei i segreti dietro al successo di questa edizione?

 «Direi le innovazioni tecnologiche, che rispondono alle sempre nuove esigenze di un mercato in continuo sviluppo e aiutano a migliorare  la competitività delle aziende italiane chiamate a operare in un contesto globale molto dinamico».
 

Altra curiosità: i visitatori della manifestazione erano per metà stranieri, segno che l'export resta una delle chiavi della ripresa di questo settore. Ma i dati di mercato registrano anche una ripresa della domanda interna. Qual è il ruolo che può giocare l'Italia in questo scenario? Quali sono le qualità e le competenze che il mercato ci riconosce? E quali sono le leve su cui
puntare per essere sempre più competitivi sui mercati globali?

 «Il mercato internazionale ci conosce senz’altro come esperti costruttori di macchine utensili, che cercano di soddisfare al meglio le esigenze dei clienti. Per essere maggiormente competitivi occorre garantire un time to market sempre minore, un’elevata flessibilità, alti standard qualitativi con una gestione oculata delle risorse. Occorre inoltresapere introdurre più velocmente le nuove tecnologie  veicolate dalle piattaforme di software industriale che hanno un impatto sempre maggiore  sul ciclo di vita di una macchina:  infatti, si parla di “soluzioni a 360 gradi”. La digitalizzazione non è solamente un valore aggiunto, ma un passo tecnologico a cui non ci possiamo più sottrarre».
 

All'interno di Knowledge360, e anche della newsletter Technical, affrontiamo spesso il tema delle risorse umane. Viene in mente una prima considerazione: i giovani sembrano essere sempre meno interessati alle professioni dell'industria meccanica e metalmeccanica. Da che cosa dipende questo, secondo lei? Quali sono le competenze e le professionalità più richieste da un'azienda di primaria importanza come Siemens, ad esempio? E quali le opportunità che offrite alle persone più giovani?

 «Il poco interesse dei giovani alle professioni meccaniche e metalmeccaniche purtroppo rientra nella poca attrattività delle professioni tecniche in generale in Italia. A nostro parere ciò dipende dal contesto culturale, formativo e familiare che circonda i ragazzi che ancora valutano di serie B le professioni prettamente tecniche.
Questo disallineamento tra le aspettative lavorative dei giovani e le reali offerte di lavoro del nostro territorio, per tradizione un paese manifatturiero, tra i maggiori costruttori di macchine utensili, è un tema particolarmente caro a Siemens che investe molte attività e risorse per avvicinare il mondo formativo al mondo del lavoro.
Un esempio tra tanti è l’esperienza del nostro centro Tecnologico di Piacenza che ha la capacità di attrarre studenti sia delle scuole superiori sia dell’università, grazie a percorsi a loro dedicati.
La formazione dei neoassunti in Siemens si inserisce in un processo di sviluppo delle persone per l’intera durata della loro vita professionale. In una prima fase, quella di assunzione, è prevista una formazione generale riguardante l’organizzazione, i valori e i business aziendali. In seguito, la formazione si personalizza e si differenzia in base al ruolo, all’area di riferimento e alle necessità di aggiornamento del mercato. Siemens Italia predispone annualmente un catalogo di corsi di formazione per garantire ai propri dipendenti percorsi di sviluppo in linea con le esigenze formative rilevate nel processo di valutazione delle prestazioni e con l’obiettivo di sviluppare sia le competenze trasversali all’organizzazione sia le competenze specifiche per ogni ruolo».
 

Restando in tema di giovani, opportunità e lavoro, Siemens è stata partner del Campionato italiano tornitori. Perché avete deciso di sostenere un'iniziativa di questo tipo? E quanto sono importanti, secondo lei, iniziative di questo tipo per contribuire alla diffusione di una cultura delle “professioni tecniche”?

 «Per noi è estremamente importante diffondere la cultura del meccanico e formare le persone. Se ci confrontiamo col modello tedesco ci accorgiamo che è vincente proprio per l’attenzione che ripone nella formazione dei ragazzi. Il campionato tornitori, oltre alla propria vocazione “istruttiva”, si distingue anche per una connotazione “professionale”: durante questi incontri, infatti, diversi rappresenti di imprese del settore, hanno avuto modo di osservare da vicino l’operato dei ragazzi. Secondo me le aziende hanno bisogno di occasioni di incotro tra l’offerta e la domanda in grado di valorizzare queste figure professionali e capaci di fornire un importante contributo alla competitività delle aziende».
 

In conclusione: qual è il ruolo che possono giocare le aziende per orientare e formare i giovani verso queste professioni?

«Oggi le aziende cercano personale con un buon background tecnico , e si confrontano con le scuole , che invece si assicurano che gli studenti di oggi e i lavoratori di domani acquisiscano competenze tecnologiche e di innovazione utili alla loro futura attività lavorativa. Si parla poi, sempre più spesso, di formazione duale che permette ai giovani di avviarsi alle attività lavorative contestualmente a quelle scolastiche. È un modello di origine tedesca, ma inizia a diffondersi anche nel nostro Paese».

Chiudiamo con uno sguardo al futuro: su che cosa si orienteranno le richieste delle imprese? E i giovani (e i lavoratori in generale) su quali skill e competenze dovranno puntare?

«Di sicuro una forte propensione all’uso dell’inglese: assolutamente necessaria, per muoversi nel mercato attuale. Poi servono competenze tecniche e tecnologiche approfondite. E l’abilità informatica, ovviamente, sempre più importante nel settore della macchina utensile e nella quale oggi i ragazzi sono avvantaggiati dall’uso costante del computer. Prima di tutto, però, bisogna appassionarsi a questo universo: ecco perché la collaborazione scuola-azienda è fondamentale. Siemens, con il proprio segmento di business dedicato alle  macchine utensili è affiancata da numerose scuole partner, allo scopo di impostare un determinato modello formativo, che aiuti a sviluppare competenze specifiche utili nel mondo reale».