storia del mainframe dagli esordi a oggi

29/03/2016 16:16:34

Il termine mainframe si riferisce a quella particolare tipologia di computer (detti colloquialmente anche “big iron”) utilizzati fin dalla loro prima comparsa, intorno agli anni ‘60, principalmente per organizzare e processare enormi quantità di dati. Si tratta, in particolare, di veri e propri data center dalle prestazioni di alto livello la cui storia consente di ripercorrere l’affascinante corso evolutivo delle tecnologie informatiche. 

Dagli anni 60 agli anni 80: i decenni d’oro del mainframe

Gli esordi del mainframe coincidono con la presentazione da parte di IBM nel 1964 del System/360, sistema di cinque potenti computer utilizzato per l’elaborazione di processi contabili, di fatturazione e inventario. Allora, forse, nessuno avrebbe potuto immaginare la fortuna successiva di queste macchine. E, tuttavia, già nel decennio successivo il mainframe andava trasformandosi in uno strumento centrale per il sistema economico, nelle mani di programmatori sempre più esperti e specializzati. Finanza, trasporti, assicurazioni: nessun settore avrebbe potuto più farne a meno. 

Un’altra pietra miliare nella storia del mainframe è rappresentata proprio dal 1973, anno di nascita di Compuware che nel 1977 lanciò il primo software per individuare e correggere eventuali bug del sistema. 

Anche gli anni ‘80 sono stati un periodo fortunato per il mainframe: lo sviluppo di nuovi linguaggi di programmazione e di nuove figure professionali sempre più competenti e specializzate nel settore non poteva che farne una realtà strutturale e consolidata, con ulteriori ampi margini di espansione. 

Dagli anni 90 al 2000: declino e ripresa

Sono proprio gli anni ‘90 a mettere a segno una prima battuta d’arresto per il mainframe con la nascita e lo sviluppo massiccio di server a basso costo (in particolare Intel e UNIX). E, tuttavia, come spesso accade, lo sviluppo tecnologico in quegli anni – con l’accesso sempre più diffuso al web – ebbe risvolti del tutto inaspettati. Non solo, infatti, la nascita di colossi dell’e-commerce come Amazon ebbe un enorme impatto sullo sviluppo di nuove tecnologie mainframe, ma l’utilità del big iron nell’affrontare le ultime sfide poste dalla digital economy crebbe a dismisura, aumentandone l’affidabilità. 

Negli anni 2000, con l’affermazione del linguaggio Java e l’enorme mole di dati provenienti dalle transazioni sul web, il ruolo del mainframe iniziò a diventare strategico. 

Una sfida che continua nel futuro

Quella del mainframe è una partita ancora aperta, che negli ultimi anni si è trovata a fronteggiare anche la diffusione capillare di dispositivi cellulari che oggi rappresentano uno degli strumenti privilegiati per l’accesso a internet. E il mondo dell’economia digitale non accenna certo a fermarsi, ma, anzi, sembra diventare ogni giorno più complesso e raffinato. 

Nel 2015 l’ultimo mainframe z13 di IBM è stato pensato per gestire 2,5 miliardi di transazioni al giorno. Un bel salto dalle schede perforate e dalla gestione delle fatturazioni del 1964. Tuttavia, c’è un fattore da non sottovalutare proprio in un settore dove il focus dell’attenzione sembra tutto puntato sulle prestazioni delle macchine mainframe: si tratta del fattore umano che riguarda gli sviluppatori e i responsabili IT “cresciuti” con il big iron. Il turnover, nei prossimi anni, sfiorerà il 70%. E, tra le nuove sfide del mainframe, ci sarà sicuramente anche quella di rendere i nuovi sviluppatori più competenti, produttivi ed efficienti. 

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