randstad italia compie 20 anni: le parole dell’AD Marco Ceresa.

02/07/2019 09:41:12

Sono passati 20 anni da quando Randstad Italia è entrata a far parte del nostro tessuto economico. 20 anni di successi, 20 anni in cui l’unico obiettivo era rivolto alle risorse e alla loro collocazione nel mercato del lavoro. Ma anche 20 anni di sfide, in un mondo che si è trasformato alla velocità della luce, tra cambiamenti di rotta e digitalizzazione. A distanza di tutto questo tempo, Randstad Italia resta il punto di riferimento per tutte le aziende che cercano i migliori candidati, quelli che con il loro talento sono in grado di agganciare crescita e progresso. 

Per festeggiare questo traguardo, abbiamo intervistato Marco Ceresa, Amministratore Delegato della società. Attraverso le sue parole, ripercorriamo la sua storia.

Luglio 1999 - luglio 2019: Randstad festeggia 20 anni in Italia. Ripercorriamo la sua storia in poche istantanee?

La storia di Randstad in Italia inizia nel 1999. Nel 2002 vengono lanciati Inhouse Services e Randstad Training; nel 2003, l'anno della Legge Biagi, nasce il servizio permanent placement; nel 2008 le prime specialties e Full HR Services; nel 2011 la divisione Randstad Professionals, nel 2012 il servizio Outplacement. Nel 2015, quando il Jobs Act modifica la normativa sulle nuove assunzioni, viene lanciata Randstad Services, la divisione per la gestione delle attività in outsourcing. Nel 2016, con l'acquisizione di Obiettivo Lavoro, Randstad diventa il secondo operatore del mercato italiano. Nel 2018 viene lanciata la divisione Education che intende affrontare in modo proattivo la talent scarcity del mercato del lavoro ponendosi come soggetto attivo nella filiera istruzione-formazione-lavoro.

Nel 2020 sarà, invece, l’intero gruppo Randstad – presente oggi in 38 Paesi - a festeggiare i 60 anni di lavoro al servizio delle persone. 

Intervista a Marco Ceresa, AD di Randstad Italia, per i 20 anni della società

Cosa ha significato la legge Treu per il mercato del lavoro italiano?

Il cosiddetto “pacchetto Treu”, approvato nel 1997, introduceva in Italia il lavoro temporaneo, interinale o in affitto insieme ad altre misure per combattere la disoccupazione. Penso sia stata una riforma necessaria per modernizzare il mercato del lavoro, liberalizzandolo e rendendolo più qualificato e trasparente.  

Cosa sono le Agenzie per il Lavoro oggi? Come sono cambiate?

Sono operatori ormai insostituibili del mercato del lavoro, con compiti che non si limitano alla sola somministrazione e ricerca & selezione, ma vanno dall’orientamento dei giovani alla riqualificazione professionale, dalla formazione ai servizi di outsourcing, al welfare

I numeri della recente campagna #lavorodivalore di Assolavoro parlano chiaro: nel 2018, 800.000 lavoratori occupati, 270.000 persone formate gratuitamente, 50.000 persone selezionate e assunte dalle agenzie. 

In questi 20 anni siamo stati testimoni di molteplici cambiamenti nel mercato del lavoro.

Le sfide che affrontiamo oggi riguardano sia le aziende, che sono sempre più alla ricerca di profili qualificati e specializzati, sia i lavoratori, che sono più esigenti e attenti alle offerte in termini di retribuzione, benefit e formazione. 

E per i prossimi anni, come vedi il futuro del mercato del lavoro in generale?

Nonostante la congiuntura economica mondiale e il panorama legislativo italiano cambino anche repentinamente - siamo in un contesto cosiddetto VUCA - sono ottimista per il futuro. L’Italia è una delle principali manifatture in Europa, le nostre aziende sono solide, esportano e investono in innovazione. 

E nel mondo delle Risorse Umane?

Anche nel settore delle risorse umane, come praticamente in tutti i settori, la tecnologia sta entrando in modo dirompente e sta cambiando il contesto di riferimento. 

Basti pensare ai dati, che sono e saranno fondamentali per la gestione della workforce in ottica predittiva, ma anche a tutta l’automazione che investe tutto il processo di attrazione e selezione dei talenti. La digital transformation non è, ad ogni modo, solo una questione di strumenti, ma di mindset: le organizzazioni che abbracciano il cambiamento sono quelle che vinceranno la sfida della competitività nel prossimo futuro.

Ultima domanda: tante cose cambiano in 20 anni, ma cosa ti dà ancora soddisfazione “come il primo giorno”?

Ancora oggi, come nel 1999, la mia soddisfazione deriva dal sapere che ci sono persone che arrivano in filiale in cerca di un lavoro e, grazie ai miei colleghi, questo lavoro lo trovano e possono nel tempo comprare casa, avere figli e in alcuni casi anche avere crescite professionali importanti.

Amo poi moltissimo, come il primo giorno, visitare i nostri clienti in tutta Italia; incontrare le aziende grandi e piccole che compongono il tessuto economico italiano, confrontarmi con gli imprenditori sulle loro sfide di business e capire come Randstad può affiancarli strategicamente per vincere quelle sfide insieme.