La diffusione delle innovazioni digitali sta facendo sentire i suoi effetti anche all’interno degli studi professionali, i cui investimenti in tecnologie “digital” sono sempre più consistenti. Ciò determina una crescita di produttività ed efficienza, che a sua volta ha una ricaduta positiva sulla disponibilità di budget per realizzarne di nuovi, di investimenti in ICT. È, insomma, il quadro di un circolo virtuoso tra innovazione e redditività quello che emerge dall’ultima indagine compiuta dall’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, i cui risultati sono stati presentati lo scorso febbraio durante il convegno “Professionista, oggi apriresti uno studio?”.  

La ricerca sullo stato attuale delle professioni giuridiche d’impresa è stata condotta su oltre 150.000 studi italiani di avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro, ed ha rilevato interessanti novità in termini di digitalizzazione, tanto dell’organizzazione del lavoro quanto dell’esecuzione operativa delle attività.

Cifre e settori della spesa ICT
Nel 2015 la spesa riservata alle nuove tecnologie è stata di circa 9.000 euro per singolo studio professionale, importante traguardo, che supera di gran lunga i 6.300 euro preventivati nel 2014. L’ammontare complessivo della spesa ICT nel 2015 è di 1,1 miliardi, così suddivisi: 12% dedicato ad investimenti in innovazione, 16% a sviluppo dell’esistente, 20% ad adeguamento tecnologico o normativo, 53% ad attività di gestione dell’esistente. In generale, gli investimenti si sono concentrati soprattutto su strumenti quali firma digitale, banche dati e gestione dei flussi telematici.

Oltre la metà degli studi analizzati ha conosciuto un aumento di redditività e fatturato, aumento che è stato particolarmente consistente soprattutto per quelli che hanno investito in tecnologie evolute. Una tale crescita farà certamente da propulsore all’incremento di spesa in tecnologie prevista per il prossimo biennio: +8%. Gli strumenti cui questa si rivolgerà saranno soprattutto software di gestione digitale e di conservazione elettronica di documenti (entrambi al 39%), portali per la condivisione di documenti e attività con i clienti, gestionali per il controllo del workflow e strumenti di business intelligence (34%), e siti internet (33%).     

Quanto alla distribuzione delle tecnologie ad alto contenuto innovativo all’interno delle diverse tipologie di studi professionali, l’indagine dell’Osservatorio ne ha rilevato la presenza nell’80% degli studi di grande dimensione (quelli con oltre 5 milioni di euro di fatturato), nel 59% di quelli medi (con fatturato compreso tra 1 e 5 milioni), nel 26% dei piccoli (con fatturato tra 200.000 euro e 1 milione) e nel 17% dei micro (fino a 200.000 euro di fatturato). Dati, questi, che mostrano come l’adozione delle tecnologie digitali stia assumendo i contorni di una vera e propria “abitudine culturale”.

Tra le varie applicazioni dell’ICT, il cloud computing è certamente una di quelle il cui uso registra la crescita maggiore, nonostante permangano alcune riserve da parte degli studi. Tra quelli che impiegano applicazioni in cloud, il 79% le usa per la PEC, il 66% per la posta elettronica tradizionale, il 62% per le banche dati. Tra gli studi che usano le “nuvole” per le strutture hardware, il 12% le impiega per tutti i server, il 22% solo per alcuni di essi. Il 66% degli studi non ricorre al cloud computing per l’hardware ma, all’interno di questo segmento, il 37% si dichiara interessato a valutarne l’adozione già dal prossimo anno.

Il digitale nelle professioni giuridiche d’impresa: da nuova consapevolezza a ripensamento di ruoli
La diffusione delle ICT ha stimolato l’affiorare di una nuova consapevolezza all’interno degli studi professionali: le tecnologie digitali sono un nuovo, prezioso alleato nella definizione di strategie e business model e nell’organizzazione stessa del lavoro. Lo afferma Claudio Rorato, direttore dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, che, a questo proposito, parla significativamente di “capacità di autocritica e volontà di arricchire il bagaglio tecnico-specialistico di nuove competenze, per affrontare nuove sfide anche fuori delle aree tradizionali”.

Questa nuova consapevolezza ha indotto uno studio professionale su tre a lavorare su un ripensamento del proprio ruolo, con l’ampliamento del raggio d’azione dell’attività di consulenza, l’adozione di nuovi servizi in grado di intercettare le nuove esigenze del mercato e l’introduzione di nuove competenze.     

È in particolare l’attività di consulenza a subire la spinta maggiore: il suo peso nel quadro generale delle attività degli studi nel 2015 ha raggiunto il 27%, contro il 18% del 2014. Questa crescita di rilevanza sta portando molti studi alla creazione di portali di consulenza online: il 51% di essi dichiara di essere disposto a valutarla per ragioni di visibilità, di intercettazione di nuovi clienti e, perciò, di aumento di fatturato.  

L’innovazione tecnologica è, da sempre, anche funzionale all’ottimizzazione delle risorse e all’incentivazione della redditività: un’indagine ad hoc condotta dall’Osservatorio su 258 studi ha rilevato un risparmio di tempo di circa il 10% (pari a 20 giorni-uomo lavorativi), dedicato ad altre attività produttive in grado di produrre nuova crescita economica.   

Quanto alle nuove competenze “digital” che i professionisti giuridici d’impresa sono interessati ad acquisire, queste riguardano soprattutto l’impiego dei social network: il 40% degli studi li usa attualmente per promuovere i loro servizi. Dal 2013 al 2015, la percentuale degli studi (su un totale di 134) che li sfrutta per cercare nuovi clienti è salita significativamente dall’8% al 31%.
Non a caso, quello delle competenze digitali è uno dei tre temi principali - insieme al cloud computing e a smart data e analytics - su cui si concentrerà la quarta edizione dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale, partita il 7 luglio proprio con l’intento di fornire indicazioni sulle nuove tendenze in atto in tema di studi professionali e digitalizzazione e individuare i settori cui i professionisti devono puntare per crescere ed emergere.