Microsoft non si tira certo indietro quando si tratta di pensare a nuove soluzioni per migliorare e far avanzare le proprie tecnologie – e il progetto Natick ne è una delle più recenti dimostrazioni.
Nato grazie a un progetto presentato alla casa madre da alcuni dipendenti, il Project Natick consiste essenzialmente nel trasferimento di data center di Microsoft sott’acqua, e, precisamente, nell’oceano. La prima fase sperimentale di Natick si è già conclusa e ha visto l’installazione di diversi server in una capsula sigillata (la Leona Philpot, noto personaggio del gioco targato Microsoft Halo) che è stata posta a circa 10 metri di profondità nelle acque della costa californiana.
Ma cosa comporta il progetto Natick e quali sono i possibili vantaggi e svantaggi? Di seguito l’analisi in dettaglio di alcuni aspetti rilevanti della questione.

Server in acqua: rivoluzione o azzardo?

Quella di Microsoft si configura come una ricerca improntata al miglioramento e alla maggiore ecosostenibilità di impianti e data center. Eppure, permangono luci e ombre sul progetto pilota, in particolare riguardo alla fattibilità e all’effettivo rendimento di un progetto come Natick.
I benefici reali (e sperati) che le capsule sottomarine potrebbero comportare riguardano in particolare:

•    riduzione dei costi per il raffreddamento dei server (finora affidata a dispendiosi sistemi di climatizzazione)
•    risparmio energetico: nel futuro si prevede infatti che i data center sottomarini potrebbero sfruttare fonti di energia rinnovabile come quella proveniente dalle onde marine
•    istallazione più veloce dei data center per rispondere alle esigenze del mercato
•    riduzione della latenza e aumento della reattività (considerando il fatto che circa la metà dell’intera popolazione mondiale vive in prossimità degli oceani)
•    irrilevante impatto ambientale su flora e fauna marina delle capsule

Dunque, che cosa fa pensare che questa non sia effettivamente la strada da percorrere in futuro? I dubbi provengono innanzitutto dalla quantità di giorni in cui il Natick è rimasto attivo – 105 – sebbene i server possano rimanere attivi anche per più di 400 giorni consecutivi.
Inoltre, un grosso problema potrebbe essere posto dalle riparazioni. Per le capsule sottomarine non sarà certamente sufficiente il ricorso a un tecnico qualificato. Di conseguenza i costi potrebbero finire per lievitare, inficiando una delle principali ragioni che hanno motivato la ricerca e il progetto Natick in prima battuta.