mcm: artigianalità proiettata nel futuro

18/03/2018 09:38:46

“Per quanto siamo industria, siamo ancora degli artigiani, perché alla fine sono le persone che fanno andare avanti questa tintoria.”

Intro

Mcm è un’azienda prettamente serica. Siamo una tintoria per conto terzi che per il 70-80% lavora la seta pura, che è il nostro core business; il restante 20-30% è costituito da misti come seta-cotone, cotone-viscosa e altri tipi di fibre. Fondata da mio padre nel 1983, da una decina d’anni è in mano a me e mia sorella Laura, ma è grazie all’eredità che lui ci ha lasciato se ancora oggi siamo posizionati su una fascia alta di mercato, continuando a trattare articoli di prestigio per importanti clienti comaschi. Il nostro punto di forza sono sicuramente la qualità del prodotto e l’efficienza del servizio, a cui concorre ogni singolo dipendente dell’azienda. Un lavoro di squadra che è sempre stato la nostra carta vincente. Ma è anche vero che il fatto di essere flessibili e veloci è sempre stata la nostra carta vincente.

Persone 

Quando mio padre ha iniziato a lavorare nel settore come operaio in una vecchia tintoria di nome Messina, erano gli anni Sessanta. All’epoca, mi raccontava lui, in reparto non si vedeva a un metro di distanza per la nebbia, dato che non c’erano gli aspiratori, i coloranti potevano essere cancerogeni e non esisteva nessuna scheda di sicurezza del colore. Un abisso rispetto all’ambiente lavorativo dei giorni nostri. Oggi le aziende devono essere super controllate, e noi datori di lavoro siamo i primi a volere che sia così, per il bene dei dipendenti e anche nostro, perché in fondo noi siamo in reparto con loro dalla mattina alla sera. E non c’è dubbio che proprio questo sia l’insegnamento numero uno che mi è stato trasmesso: essere sempre presenti. Puoi essere un bravissimo tecnico, un chimico con 110 e lode, ma quel che fa la differenza per il cliente è sapere che il titolare sta seguendo la sua merce.
D’altra parte, fin dall’inizio del mio percorso lavorativo mi sono abituato a essere sul campo. 
Prima di entrare in MCM, andai “in incognito” a fare l’aiuto tintore in un’altra tintoria di nostra proprietà: un lavoro pesante, che servì a farmi le ossa. Appena entrato in Mcm con un ruolo di responsabilità, ricordo che, vedendo delle cose che non andavano, lo feci presente ai dipendenti con un un approccio piuttosto duro. Mio padre mi riprese subito, lì davanti agli altri, perché a suo giudizio non era quello il modo di rivolgersi ai propri collaboratori. collaboratori. Perché, oltre alla costante presenza in azienda, anche l’umiltà un requisito fondamentale.
Da subito, quindi, ho imparato il rispetto per i propri dipendenti, ma non solo. Ho capito anche l’importanza di motivarli, coinvolgerli e renderli partecipi di ciò che stanno facendo e del risultato finale. Quando vedo un articolo di seta tinto da noi, lavorato da noi in una sfilata in tv per me è una grande soddisfazione, e voglio che come me ne siano orgogliosi tutti i miei collaboratori. Questo discorso vale a maggior ragione per un’impresa come la nostra, che pur essendo industria si basa ancora sull’artigianato, perché alla fine sono le persone che fanno andare avanti questa tintoria. Dal momento però che noi guardiamo al futuro, la manodopera da sola non basta, ma deve essere costantemente affiancata dalla ricerca: le persone che tingono, asciugano, preparano i nostri tessuti sono accompagnate da un laboratorio che è sempre in moto, alla ricerca di nuovi coloranti, nuovi sistemi, nuove macchine per leggere i colori. Da noi, artigianalità e ricerca vanno di pari passo.

È chiaro che noi mettiamo a disposizione dei nostri collaboratori gli strumenti migliori, ma chi lavora con noi deve essere una persona curiosa e volenterosa. Per me questi sono requisiti primari, tanto che anche la preparazione passa in secondo piano. Così come è imprescindibile il rispetto, innanzitutto per i colleghi e per la merce che stai trattando. Queste sono cose che si imparano con l’esperienza sul campo, che resta per me la preparazione migliore che uno possa ricevere. Riconosco certamente il valore di un diploma o di una laurea, ma penso 
che sui banchi di scuola ci sia ancora troppa teoria per intraprendere un lavoro come questo.

Noi ci teniamo molto alla formazione dei nostri dipendenti. Un mio piccolo vanto è proprio quello di aver fatto crescere persone che non avevano mai fatto questo lavoro e che ora sono autonome. In questo senso, negli ultimi anni abbiamo puntato molto sui giovani, affiancandoli a lavoratori più esperti fino a renderli autonomi e in grado di camminare sulle proprie gambe.  
È chiaro che devono essere motivati, perché questo è un mestiere duro, che alla lunga stanca e usura. Devo dire comunque che fino a oggi sono state più le soddisfazioni che i flop.
Quello che interessa a noi sono esclusivamente le capacità e la voglia di adattarsi, non ci interessano sesso o provenienza. In azienda ci sono numerose donne e parecchi extracomunitari. Ognuno può avere la propria cultura, la propria religione, ma sul lavoro siamo tutti uguali. E tutti gli stranieri assunti da noi sono perfettamente integrati. 

Approfondimento

Il tempo, il nostro nemico numero uno, è diventato anche il nostro principale alleato. Nel mercato di oggi, il cliente ha esigenza di avere la merce in casa in tempi talmente rapidi che spesso non ti permette di studiare l’articolo come vorresti; ma esserci adattati al meglio a questa esigenza ci ha reso estremamente veloci e flessibili, e quindi competitivi.
E anche la tecnologia ci è venuta in aiuto, soprattutto là dove i numerosi controlli e le certificazioni rischiavano di rallentare la macchina lavorativa. Avere un laboratorio che studia ricette sempre più vicine alla perfezione e garantisce controlli sempre più precisi e mirati sui prodotti è un’arma in più che ci permette di fare la differenza. 
Se devo pensare all’azienda da qui a dieci anni, è proprio nella tecnologia che ripongo le maggiori aspettative. Mi auguro che ci porti a fare cose che adesso ci sembrano impossibili, ampliando i nostri orizzonti. Sempre però con la convinzione che, per fare le cose bene, non si debba andare altrove, in altri paesi del mondo, ma fermarsi qua.


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