Italia e tecnologia: bene settore cloud

A che punto è l’evoluzione tecnologica in Italia? Quanto è diffuso l’impiego delle tecnologie digitali all’interno di aziende e Pubblica Amministrazione? A fornire un quadro chiaro della situazione italiana è il rapporto realizzato da Assinform e NetConsulting Cube, “Il digitale in Italia nel 2016”.

Lo studio fotografa un Paese a due velocità: sul fronte degli investimenti nei settori ICT tradizionali - hardware, software, servizi informatici e telecomunicazioni - si avanza a rilento, mentre si registra una crescita rapida e consistente nelle aree più innovative del mercato, quelle cioè che riguardano i digital enabler, le tecnologie per la digitalizzazione dell’attività d’impresa e dei servizi al cittadino.

Tecnologie tradizionali vs. digital enabler

Quest’ambivalenza, già registrata dal rapporto sugli investimenti ICT nel 2015, si affianca a buone prospettive di crescita, presente e futura: le previsioni di crescita della spesa italiana per quest’anno sono dell’1,5% (65,9 miliardi di euro), mentre per il 2018 ci si aspetta un incremento del 2% (68,4 miliardi).

Ciò che appare dall’indagine 2016, dunque, non è un’Italia che stenti ad avanzare sul fronte della digitalizzazione, tutt’altro: nei settori quali Cloud, Big Data, Analytics, Cybersecurity, Social Media e IoT-Internet of Things, la crescita è pari al 16%, in linea con i trend mondiali. Questo sviluppo a doppia cifra dei digital enabler, pur se in grado di compensare il ritmo rallentato degli investimenti nei campi tradizionali, coinvolge una fetta ancora troppo esigua del tessuto produttivo italiano: le Piccole Medie Imprese, grandi protagoniste dell’economia italiana, e gran parte della Pubblica Amministrazione, stentano ad emergere come soggettivi attivi dell’evoluzione digitale.
Questo ritardo trova però un contraltare positivo nelle startup, il cui numero a fine giugno ha raggiunto le 6.000 unità.

Verso l’Industria 4.0

Le imprese italiane procedono sempre più spedite lungo la strada che porta verso la piena realizzazione dell’Industria 4.0. Robotica e automazione, 3D printing e additive manufacturing, servizi di cloud computing e IoT per l’implementazione dell’interazione uomo-macchina: stando ai dati dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano, su 220 intervistati solo l’8% dei CIO di grandi e medie aziende impiega attivamente nuove tecnologie, ma la loro diffusione è in crescita. Si tratta di tecnologie, quelle di Smart Manufacturing, in grado di trasformare e migliorare non solo i processi produttivi, ma di innovare ed accelerare l’intera catena dei servizi correlati alla produzione industriale: fornitori, logistica, distribuzione.

Il comparto manifatturiero italiano nel suo complesso può beneficiarne, a patto che finanziamenti adeguati e sinergie strutturate intervengano per sostenerne la trasformazione, con l’obiettivo di arrivare a produrre il 20% del PIL nazionale (dall’attuale 15%) e dare impulso all’intera economia nazionale.

I dati della digitalizzazione nelle imprese italiane

Il potenziale di Big Data e Analytics è ben chiaro ai CIO italiani, ma il loro impiego è fermo al 17% nelle medie e grandi imprese.
Nemmeno l’e-commerce B2B soddisfa come dovrebbe: solo il 10% delle transazioni tra imprese è digitalizzato. Quanto alla diffusione del mobile in ambiti professionali, ben 13 milioni di lavoratori di tutti i settori impiegano dispositivi e applicazioni mobili - dato interessante, perché secondo l’Osservatorio PoliMI questi sono in grado di incidere su un aumento della produttività pari a 10 miliardi di euro.

Per quanto riguarda servizi e applicazioni cloud, infine, il loro impiego aziendale è in forte crescita, anche se al momento è limitato al 30% delle grandi imprese e al 20% delle piccole. La tecnologia IoT, inoltre, si sta diffondendo considerevolmente in settori quali utility, automotive e domotica, mentre nelle realtà urbane, agricole e commerciali ancora stenta ad affermarsi.