La riqualificazione energetica di edifici, trasporti e città nell’ottica di una maggiore efficienza non significa solo risparmio economico, ma anche rispetto per l’ambiente: riduzione delle spese e delle emissioni di CO2 vanno di pari passo, il beneficio è quindi duplice. E la white economy - sistema economico che non solo tiene conto dell’impatto ambientale dei suoi processi, come fa la green economy, ma che prevede anche soluzioni di riqualificazione energetica - richiede ricerca, sviluppo e innovazione. Quell’innovazione energetica alla cui produzione, secondo recenti stime, le aziende italiane lavorano intensamente, rivelandosi incredibilmente attive ed efficaci nel settore. 

Un quadro decisamente dinamico è, infatti, quello che emerge dal Rapporto 2016 “L’innovazione al cubo. Energia, mobilità, territori”, prodotto dall’Osservatorio INNOV-E dell’Istituto per la Competitività di I-Com, think tank presieduto da Stefano da Empoli che si occupa di condurre annualmente analisi a livello mondiale sull’innovazione energetica, la produzione brevettuale e le tecnologie su cui queste più si concentrano.

Innovazione energetica in Italia: il peso delle start up 

Secondo l’indagine dell’Osservatorio I-Com, nel nostro Paese si occupa d’innovazione energetica 1 azienda su 10 e sono le start up, in particolare, a dare il contributo maggiore alla crescita del settore. 

Negli ultimi 4 anni il numero di start up nate in Italia è cresciuto con un tasso medio annuo del 67%: oggi se ne contano più di 5.803 - quasi 3 volte di più rispetto a 2 anni fa - e, di queste, circa 614 (oltre il 10%) sono attive proprio nel settore energetico. Il Rapporto stima che potrebbe raggiungere i 173 milioni di euro annui il contributo delle sole start up energetiche al PIL nazionale - quasi il 10% del contributo di tutte le startup italiane al PIL, pari a circa 1.855 milioni di euro.

Quanto alle regioni più attive sul fronte start up energetiche e contributo al Prodotto Interno Lordo, quelle del Nord sono in testa con ben 105 milioni di euro ma, se si prende in considerazione il valore di produzione medio, le startup del Centro risultano essere le più attive, con 753.000 euro, seguite dai 500.000 euro di quelle del Sud. 

Le performance migliori delle micro-imprese del Centro Italia in fatto di valori medi in realtà si spiegano con un numero minore di startup energetiche presenti in quest’area; del resto, il mondo delle start up nel nostro Paese non esprime ancora il massimo del suo potenziale, se si pensa che il 69,8% di esse dichiara un valore di produzione inferiore a 100.000 euro.

La ricerca ha effettuato anche una stima delle regioni più performanti tenendo conto di un indicatore specifico, il numero pro-capite di start up attive e la loro capacità di sopravvivenza: Marche, Emilia Romagna, Umbria e Molise sono in testa alla classifica. In rapporto al numero di brevetti depositati, poi, emergono fra tutte Sardegna e Molise: qui almeno la metà delle startup energetiche ha depositato un brevetto o registrato un software - segno, questo, che le start up possono rappresentare un fattore decisivo per la crescita delle economie regionali più deboli.

Nuove prospettive occupazionali nel comparto energetico

Il bisogno di ricerca e sviluppo di un settore in forte crescita come quello della riqualificazione energetica non tarda a farsi sentire: negli ultimi anni le aziende italiane del comparto energetico sono fra le più dinamiche in fatto di assunzioni. Le nuove esigenze in fatto di alimentazione, climatizzazione, illuminazione e certificazione di strutture e ambienti urbani definiscono i contorni di nuove figure professionali oppure ridelineano le competenze di quelle già esistenti, come il Bioingegnere o l’Architetto Paesaggista.

Quale nuova figura professionale di qui a poco assumerà un ruolo sempre più strategico nel settore? 

  • Energy Manager o Esperto di Gestione dell’Energia
  • Energy Auditor e Certificatore Energetico, che si occuperanno della valutazione e certificazione delle prestazioni energetiche degli edifici secondo gli standard normativi 
  • Manager del Territorio, che nella pianificazione urbanistica dovrà tener conto dell’efficienza energetica
  • Esperto di Programmazione Energetico-ambientale Territoriale, che gestirà l’impiego di energie rinnovabili sul territorio
  • Esperto di Progettazione di Sistemi di Energie Rinnovabili che, oltre alla progettazione, distribuirà le energie rinnovabili sul territorio