Industria digitale: giusto ispirarsi al modello tedesco?

Mentre la tecnologia continua inarrestabile la sua evoluzione e l’adozione dei nuovi prodotti digitali da parte del sistema manifatturiero sembra circoscritta al momento solo ad una parte dell’industria tedesca - quella dei grandi produttori di automazione - non si ferma in Italia il dibattito su Industry 4.0 e Smart Manufacturing, divenuti oggetto anche delle politiche per l’innovazione della Commissione Europea.

Gli interrogativi sono ancora molti e riguardano tanto l’essenza stessa della quarta rivoluzione industriale - “questa comporta solo la digitalizzazione di macchinari oppure la totalità dei processi?” - quanto l’applicazione concreta del paradigma dell’Industria 4.0 all’interno delle aziende italiane - “è giusto ispirarsi al modello tedesco o c’è davvero bisogno di un piano di riferimento comune ideato sulla base delle specificità del nostro Paese?”.

A questa e ad altre domande ha risposto Marco Taisch, Professor of Advanced & Sustainable Manufacturing and Operations Management del Politecnico di Milano e Scientific Chairman del World Manufacturing Forum 2016 tenutosi a Barcellona lo scorso maggio, interrogato di recente dalla redazione di Nòva de Il Sole 24 Ore sulla natura del Digital Manufacturing e sullo stato della sua evoluzione in Italia.

Industry 4.0 in Italia: un piano nazionale per realizzare il “Circular Manufacturing”

Il Prof. Taisch evidenzia la bontà del modello tedesco e l’importanza della sua funzione ispiratrice per l’industria italiana, soprattutto in una prima fase di elaborazione strategica.
Ciò significa che la modalità di realizzazione del paradigma dell’Industry 4.0 in Germania deve servire da esempio per la definizione di un piano tutto italiano per la digitalizzazione, che tenga conto delle peculiarità del nostro sistema industriale e del peso di tutti gli attori coinvolti, pubblici e privati (piano che, finalmente, è in fase di definizione ed approvazione da parte del Governo).

Cosa ancor più importante, nell’applicazione del nuovo paradigma alla realtà italiana - peraltro la seconda produttrice in Europa di macchine utensili - bisogna aver chiaro che Industry 4.0 non è solo sinonimo di Smart Manufacturing, cioè di mera digitalizzazione della fabbrica, ma anche di “Circular Manufacturing”.
Con questa definizione, il Prof. Taisch intende il nuovo modello di business introdotto dalla logica digitale - modello che investe l’intero ciclo di vita del prodotto/servizio e che rientra in un’economia di tipo circolare.

La digitalizzazione, infatti, è in grado di migliorare la totalità dei processi industriali, estendendo il suo potere non solo al prodotto, ma anche a tutti i servizi connessi al manifatturiero - la cui redditività ai fini del PIL è spesso superiore a quella della stessa produzione. Non solo 3D Printing, Internet of Things e app integrate alle macchine, insomma, ma anche tecnologie digitali applicate alla gestione degli scarti di produzione, ad esempio, o ambienti cloud per gestire la catena del valore nel suo complesso.

Le PMI italiane e la necessità di “innovazione incrementale”

Numerosi studi testimoniano una certa vitalità ed una forte tendenza all’innovazione all’interno delle grandi aziende italiane; sono le piccole e medie imprese a trovarsi ancora piuttosto impreparate a cogliere le opportunità riservate loro dall’Industry 4.0.
La soluzione, secondo il Prof. Taisch, starebbe nella cosiddetta “innovazione incrementale”: la possibilità di fare innovazione gradualmente, sfruttando via via strumenti sempre più sofisticati quali le tecnologie dell’Internet of Things, le app collegate ai macchinari e i servizi cloud per la gestione della produzione.

Simili opportunità spesso sfuggono alle PMI italiane - che in tal modo si allontanano sempre più dalle performance delle “big” - per mancanza di risorse adeguate e competenze specifiche. È qui che torna in gioco l’importanza della sinergia a livello nazionale tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca, che si traduca in una strategia condivisa da tutti gli attori, pubblici e privati.

Un nuovo modello di fabbrica: l’automazione cognitiva

Quanto al ricorrente interrogativo sulla convivenza tra automi e operatori umani all’interno delle fabbriche, il docente del Politecnico di Milano auspica l’affermarsi di un nuovo modello di automazione, in cui i robot non dovranno sostituirsi alle persone.
Secondo il principio dell’automazione cognitiva, infatti, il ruolo dei lavoratori nell’industria dell’imminente futuro sarà decisivo: la loro esperienza, arricchita da nuove competenze afferenti ad un know how specialistico, assumerà un’importanza decisiva nella gestione e interpretazione dei dati prodotti dalle macchine.

La quarta rivoluzione industriale, dunque, produrrà non solo macchine intelligenti, dotate di sensori e iperconnesse, attive all’interno di reparti e magazzini controllati dalla logistica digitalizzata, ma anche lavoratori resi ancora più smart dalle informazioni che riceveranno in real time da primi e secondi (macchine, reparti e magazzini) - informazioni che consentiranno di avere una situazione sempre aggiornata e di fare prevenzione in caso di necessità.
E per realizzare una simile, duplice digitalizzazione, non servono cifre smisurate, conclude il Prof. Taisch: bastano investimenti oculati e distribuiti nel tempo.