Era il 2011 quando venne introdotto per la prima volta il termine Industria 4.0 per indicare una nuova fase – e più precisamente la quarta rivoluzione industriale che il mondo occidentale sta attraversando le cui direttive di sviluppo spingono verso la smart manufacturing, ovvero la totale digitalizzazione dei processi industriali, l’integrazione e l’interconnessione sia tra diversi aspetti della produzione che tra diversi reparti e funzioni.
Ma quale sarà l’impatto occupazionale ed economico e cosa cambierà concretamente quando questa rivoluzione sarà compiuta? Questa nuova fase determinerà di fatto un aumento della precarizzazione del lavoro? Recenti studi hanno cercato di dare una risposta tenendo conto anche dei cambiamenti che le nuove occupazioni dell’industria digitale introdurrebbero.

Industria 4.0 e impatto sull’occupazione

Due dati che scaturiscono dal report del World Economic Forum dedicato al tema “The future of the Jobs” sembrano particolarmente significativi per capire quale mondo del lavoro ci attende. Il primo prevede che nel 2020 a fronte di 7,1 milioni di posti di lavori persi ne saranno creati appena 2 milioni di nuovi – con un saldo negativo superiore ai 5 milioni.
Il secondo dato riguarda invece la percentuale di bambini (il 65%) che cominciano adesso il loro ciclo di studi e che sono destinati a trovare un lavoro che oggi non esiste.
Sebbene il primo dato sembri più rilevante per parlare di impatto occupazionale dell’Industria 4.0, è proprio il confronto con il secondo che permette di ragionare su possibili nuovi scenari di cui tenere conto – nuovi scenari che esulano dal calcolo e dalle previsioni sui posti di lavoro del futuro. Come specificato da un altro recente studio condotto da McKinsey, multinazionale di consulenza, gli aspetti di innovazione e sviluppo che la quarta rivoluzione industriale implica sarebbero per lo meno quattro:

-  gestione dei dati (big data), centralizzazione e conservazione di informazioni
-  analisi dei dati (un settore, questo, che vede davanti a sé una vera autostrada di sviluppo favorita dal machine learning, ovvero dalla possibilità delle macchine di imparare dai dati conservati e di migliorare la propria resa)
-  rapporto uomo-macchina (che si andrà ulteriormente perfezionando a beneficio di entrambi migliorando prestazioni e risultati)
-  tecnologia che regola il passaggio dal digitale al reale (come quella 3D) e che mira a razionalizzare prestazioni energetiche e consumi

Previsioni e potenzialità di sviluppo

Di fronte a una tale situazione, non è semplice prevedere come sarà il mondo del lavoro nel 2030, o calcolare modelli di business che non sono ancora stati ideati. L’unica certezza sembra essere rappresentata dal fatto che l’Industria 4.0 implica fattori le cui potenzialità per l’occupazione sono ancora tutte da esplorare. Basti pensare ai cambiamenti che una produzione industriale più efficiente potrebbe generare. O ai possibili risultati e ai salti qualitativi che nuove interazioni tra la creatività umana e le capacità di una macchina potrebbero comportare.
Robotica, intelligenza artificiale, nanotecnologie, stampa 3D: questi settori hanno in serbo molte sorprese, e le ricadute sul mondo del lavoro e sulle possibili nuove occupazioni ad essi collegate sono ancora da valutare.
Certamente, dal punto di vista del tipo di mansioni, delle soft skills e della flessibilità, il panorama è destinato a mutare, se non a stravolgersi completamente. E, del resto, questo è quanto è già accaduto anche in passato, ogniqualvolta si sono profilati all’orizzonte importanti cambiamenti tecnologici e di stile di vita. Anche dal punto di vista contrattuale, come ipotizza lo studio di Adapt University Press dal titolo "Lavoro e relazioni industriali in Industry 4.0", si verificheranno aggiustamenti nella direzione di una minore verticalizzazione del rapporto di lavoro e a favore di rapporti di collaborazione con professionisti altamente qualificati. Orari e luoghi di lavoro potrebbero diventare più elastici, assecondando la tendenza già in atto alla valorizzazione del lavoro da remoto. E questi sono solo alcuni dei possibili cambiamenti che, tuttavia, permettono di riflettere sulle nuove possibilità che l’Industria 4.0 sarà in grado di aprire, senza necessariamente favorire la precarizzazione del lavoro.