“In un’azienda con una storia come la nostra, è importante coniugare tradizione e innovazione.”

Intro

Dal 1965 Maglificio Galassia produce maglieria di alta qualità, 100% made in Italy in modo artigianale. Da sempre ciò che ci contraddistingue sono la cura dei dettagli, lo stile originale e innovativo e la grande creatività. Ancora oggi siamo grati della scelta vincente di nostro nonno, il barone Mano Galatioto Rosso, che insieme a sua moglie Mariuccia decise di fondare l’azienda in un territorio fertile come l’Umbria. Una regione operosa, ma anche una terra in cui il bello ricopre un ruolo importante dal punto di vista storico, culturale, artistico.
Nel 2000, i miei genitori hanno fondato il marchio Pashmere, registrato e distribuito in tutto il mondo. Grazie ad esso l’azienda si è arricchita di una produzione ultraspecializzata, quella di capi in pashmina, un tipo di cachemire particolarmente pregiato.
Oggi siamo una realtà vivace, con forte un radicamento sul territorio ma ben presente sul mercato internazionale. 

Persone

Io, così come mio fratello Emanuele, sono un imprenditore di terza generazione. La nostra è un’azienda fondata con grande coraggio e lungimiranza dai nostri nonni, che nell’immediato dopoguerra lavoravano, insieme agli altri fratelli, all’interno di un’azienda di famiglia a Pioltello che produceva biancheria intima. La ditta era molto ben avviata e negli anni Sessanta crebbe fino ad arrivare a contare oltre 1200 dipendenti.
In seguito ad alcuni attriti, mio nonno decise di farsi liquidare la propria quota e dedicarsi a qualcosa che lo vedesse protagonista. Fu così che, insieme a mia nonna, aprì un piccolo laboratorio di maglieria esterna (non intimo) in Corso Como 10. A quell’epoca quella era ancora periferia milanese, senza strade asfaltate. Ma non si accontentarono di questa esperienza, così si informarono e scoprirono che in Umbria c’era un importante distretto di produzione della maglieria, con un’altissima specializzazione artigianale. Proprio in queste terre, infatti, Luisa Spagnoli, durante la guerra aveva addestrato forti maestranze molto capaci. Fu così che, nel 1965, i miei nonni decisero di lasciare lo stabilimento di Corso Como e di trasferirsi in Centro Italia. All’epoca non era ancora maglieria in cachemire, ma in lana, merino, angora, cotone. 
Negli anni Settanta fu la volta dei miei genitori, che assunsero la conduzione dell’azienda nel rispetto della tradizione ma anche introducendo importanti novità. Pashmire, il brand di proprietà dell’azienda, è nato infatti nel 2000 da una loro idea, per compensare le perdite indotte dall’ingresso nel mercato della Cina. Il nome deriva dalla sintesi di due parole: cachemire, la principale materia prima usata da noi, e pashmina, un tipo particolare di cachemire, ricavato dal sottocollo e dal sottopancia di una capra che vive sopra i 3000 metri nell’altopiano del Tibet. La pashmina è un filato sottilissimo, estremamente soffice al tatto, e ancora oggi è la nostra specialità. 

In un’azienda con oltre mezzo secolo di storia, io e mio fratello siamo l’ultima generazione. Qui sono sempre stato di casa, tanto che il mio primo giorno effettivo di lavoro in azienda quasi neanche lo ricordo. Quello che ricordo bene però è lo spirito con cui sono stato accolto. Ho trovato molte persone pronte a guidarmi, a insegnarmi il mestiere con grande disponibilità e gentilezza. Io avevo fatto studi di economia, con un dottorato di ricerca in Internazionalizzazione delle piccole e medie imprese; dal punto di vista teorico avevo sicuramente avuto modo di conoscere il settore, ma adesso bisognava entrare nei meccanismi della vita aziendale. Giorno per giorno, con molta passione e curiosità ho iniziato a lavorare, cercando un po’ alla volta di dare il mio apporto grazie all’esperienza maturata fuori. Ho però sempre cercato di rispettare una regola: in un’azienda con una storia come la nostra, è importante coniugare tradizione e innovazione. È normale che con il tempo certi meccanismi vadano rinnovati, ma sempre cercando di valorizzare i punti di forza già esistenti.
Per mio fratello è stato lo stesso. Entrambi, al nostro ingresso in azienda, ci siamo dedicati 
a progetti specifici, grazie ai quali ci siamo fatti notare da chi in azienda lavorava già da anni, accreditandoci dal punto di vista professionale non solo come figli dei proprietari. In parallelo siamo entrati a fondo nelle dinamiche aziendali, ponendo quindi le basi per una leadership più per una conduzione dell’azienda negli anni a venire. Così abbiamo fatto noi. Un po’ alla volta poi siamo entrati nel merito delle cose per cui eravamo più portati, ci siamo specializzati, per cui io oggi mi occupo della parte amministrativa, risorse umane, controllo di gestione, burocrazia e numeri, in sostanza. A mio fratello invece competono commerciale e marketing.

Il nostro lavoro è sempre improntato alla trasparenza, alla correttezza e al rispetto di tutti quei valori che riteniamo fondamentali e che anche tutti i nostri dipendenti fanno propri. Perché siamo una grande famiglia, e siamo tutti parte della stessa squadra. Da parte nostra c’è sempre grande attenzione alle esigenze dei nostri collaboratori, perché siamo consapevoli che lavorare in un ambiente sano e sereno sia importantissimo. San Francesco diceva: “Bisogna lavorare con la mente con le mani e col cuore. Solo così si può essere un buon artigiano”. 

Quello che chiediamo in cambio ai nostri dipendenti sono passione, voglia di crescere, apertura mentale. Sono questi i requisiti fondamentali per chi volesse intraprendere questo lavoro. Un mestiere molto specializzato, per apprendere il quale sono necessari anni di apprendistato. Per questo noi investiamo molto sulla formazione dei giovani, tanto che da anni facciamo parte di un network internazionale che ci configura come impresa formativa. Teniamo regolarmente seminari gratuiti per docenti di scuole medie superiori, soprattutto tecniche, affinché possano capire a fondo le dinamiche aziendali e trasmetterle ai loro studenti. Organizziamo per i ragazzi visite allo stabilimento, per far vedere loro cosa sta dietro la maglia che indossano, per incuriosirli e invogliarli ad approfondire le proprie conoscenze in questo campo.
Abbiamo poi collaborazioni con alcune scuole per l’alternanza scuola lavoro, con tirocini estivi, per aiutare gli studenti a capire se questo tipo di lavoro possa fare per loro. 
Siamo anche partner di progetti europei: essendo grandi esportatori, i rapporti internazionali sono per noi preziosi. Negli anni abbiamo quindi ospitato ragazzi provenienti da aziende di altri paesi europei, che hanno maturato esperienza da noi, soprattutto nella parte impiegatizia, per poi tornare nelle proprie aziende d’origine con un bagaglio di conoscenze in più sul made in Italy e sul lavoro di grande qualità. 

Sono diverse le modalità con cui i giovani arrivano in azienda. A volte l’amore per questo lavoro si tramanda anche all’interno delle famiglie. Ricordo il caso di una madre che ha lavorato per noi molti anni e che ha lasciato il posto alla figlia, che si era spontaneamente appassionata. 
Un grosso aiuto ci arriva poi dalle agenzie interinali, che periodicamente ci consentono di conoscere nuovi ragazzi che vorrebbero intraprendere un percorso in azienda. In questi casi offriamo loro tirocini formativi e di orientamento, tirocini di apprendistato. Randstad è un collaboratore davvero prezioso perché rispecchia in pieno i valori a cui teniamo: trasparenza, onestà, correttezza. Oggi ci sono in azienda apprendisti che stanno sviluppando qui le loro conoscenze e la loro preparazione. Se in futuro vorranno proseguire da noi il loro percorso – a condizione che siamo entrambi soddisfatti - noi saremo ben felici di accoglierli. Formare giovani che restino con noi è il nostro obbiettivo primario. 

Ma il mercato del lavoro non è fatto solo di giovani, per cui siamo attenti anche alle politiche di reinserimento di lavoratori con esperienza. In questi casi, ciò a cui più teniamo sono apertura mentale, apertura mentale, disponibilità a intraprendere nuovi percorsi e apprendere nuove metodologie.
Abbiamo visto nascere e morire molte realtà aziendali intorno a noi, per cui siamo consapevoli che le cose sono sempre in via di cambiamento. Anche per chi arriva da noi portandosi dietro dell’esperienza, prevediamo un periodo iniziale di affiancamento, per consentirgli di fare proprie le metodologie specifiche della nostra azienda. Non tutte le aziende lavorano con i nostri standard qualitativi, per cui talvolta abbiamo bisogno di istruire la persona che già hanno lavorato nel settore ad affinare le proprie tecniche. 
Nei casi di reinserimento dopo l’assenza per maternità, le lavoratrici sono sempre accolte a braccia aperte.
In un mercato sempre più globalizzato, è importante essere sempre più competitivi sul piano internazionale. Questo per noi si traduce in due cose: l’esigenza di adeguare le nostre metodologie e la nostra comunicazione, perché i rapporti commerciali sono anche rapporti tra culture diverse; e la necessità di aprire la porte anche a lavoratori stranieri, provenienti sia da altri paesi della Comunità Europea che non. Per noi la nazionalità non conta, contano solo la preparazione e l’operosità.

Approfondimento

La nostra materia prima è il filato, che noi acquistiamo dalle più importanti filature italiane (Cariaggi e Loro Piana). Loro forniscono il miglior cachemire, che è un filato made in Italy. Ovviamente il pelo non proviene dall’Italia ma sono i nostri fornitori a farsi carico di acquistare il prodotto in Tibet e Mongolia, lavorarlo in Italia e venderlo poi a noi.
Premesso che i nostri prodotti seguono un doppio canale: in parte sono realizzati per conto di grandi e prestigiosi brand internazionali, in parte escono invece a marchio Pashmere e sono distribuiti nei negozi che scelgono di vendere il nostro brand. In entrambi i casi, il processo di lavorazione inizia con la prototipia. L’ufficio stile sceglie le tipologie di modelli che devono essere prodotti, sentendo anche le esigenze del cliente o verificando quelle del mercato. Fatto questo si redigono delle schede di prototipia, che vengono poi date in mano a chi deve realizzare il primo prototipo. Per questa fase, ci si serve di una macchina tradizionale, della prima metà del Novecento. Un lavoro ancora in massima parte manuale, che è per noi garanzia di artigianalità e alta qualità. I teli che escono dalla macchina vengono controllati manualmente e poi cuciti su macchina da riammaglio. Poi si passa a taglio, modellistica e, se necessario, al rammendo. Dopo la stiratura, il prototipo viene sottoposto al controllo qualità, per poi proseguire alla piegatura e imbustaggio ed essere spedito. 
Ogni anno realizziamo quattro collezioni Pashmere: uomo e donna, primavera-estate e autunno-inverno. A queste vanno aggiunte le collezioni private label (per conto di grandi clienti). Significa all’incirca 400/450 nuovi prototipi da sfornare. È evidente che il reparto creatività è piuttosto attivo!

Questo per quanto concerne la filiera del prototipo. Riguardo alla produzione vera e propria, invece, questa avviene su macchinari nuovissimi, ultradigitali, programmati a computer che garantiscono grande precisione, per un prodotto in serie di alta qualità. Queste macchine sono state un grosso investimento degli ultimi anni, perché crediamo che l’innovazione passi attraverso la creatività ma anche attraverso la qualità e l’efficienza degli strumenti tecnici. 

Avanguardia in ambito tecnico per noi però significa anche grande attenzione all’impatto ambientale di ciò che facciamo. Per questo abbiamo fatto in modo da ottenere una certificazione ISO 14067. Grazie ad essa, abbiamo voluto garantire che tutti i nostri prodotti sono carbon free, ovvero senza emissione di CO2 in atmosfera. L’energia che usiamo è prodotta da pannelli fotovoltaici, e per le tinture utilizziamo solo coloranti naturali, provenienti da estratti di frutti, fiori radici. L’acqua che impieghiamo proviene dal Tevere, e viene  bonificata il più possibile prima di reimmetterla nel sistema fognario. C’è solo una piccolissima parte di CO2 prodotta dai carburanti, perché purtroppo i motori elettrici non sono ancora così efficienti. Questa parte viene compensata ogni anno con un contributo che diamo per la riforestazione delle aree verdi del nostro pianeta.  

Tutto questo ci aiuta ad andare avanti con ottimismo, affrontando con spirito costruttivo anche gli ostacoli che si presentano lungo il cammino. Negli ultimi anni, la variabilità dei mercati internazionali è stata una delle più grandi difficoltà che abbiamo dovuto fronteggiare. Noi esportiamo all’estero circa l’80% della nostra produzione, quindi è chiaro quanto queste oscillazioni possano determinare nel bene e nel male il destino dell’azienda. L’ingresso nel mercato della Cina, poi, ha portato grandi cambiamenti a cui ci siamo dovuti adeguare. La nostra fortuna è stata quella di avere grande creatività, che si è dimostrata un po’ la nostra arma segreta. Il vasto archivio aziendale in cui teniamo traccia di tutti i nostri prototipi è un grosso punto di forza, perché consente al nostro ufficio stile, ma anche ai grandi marchi e i grandi stilisti che si rivolgono a noi, di reinventarsi riprendendo una traccia del passato ed elaborando qualcosa che sia innovativo. 

Oggi Maglificio Galassia è sinonimo di serietà e correttezza, così come il nostro brand Pashmere lo è di artigianalità, made in Italy e alta qualità. Se penso alla nostra azienda tra dieci anni, continuo a vederla salda su queste basi, ma con una quota di mercato più grande. Questa è davvero una mia speranza, anche perché implicherebbe una crescita dell’azienda anche in termini di occupazione, di benessere dei dipendenti e di rispetto del territorio. Sono aspetti che ci stanno profondamente a cuore, poiché come azienda locale sentiamo molto forte la responsabilità verso il contesto sociale a cui apparteniamo. 
E se la salute mi assisterà, io sarò ancora qui, con l’obbiettivo di lasciare l’azienda migliore di come l’ho trovata, in modo che la quarta generazione che ci seguirà possa fare lo stesso.