argotec, samsung e randstad: parliamo d’​innovazione, tecnologia e tocco umano.

20/02/2018 12:44:11

“La passione deve essere il nostro motore per percorrere la strada che ci siamo scelti, soprattutto nel mondo del lavoro. Non è più pensabile vivere la propria professione come una volta, come una serie di passi preordinati e già definiti in qualche misura. Oggi è cambiato tutto ed è sicuramente molto più complesso”.
Partiamo da questa splendida introduzione di Fulvio Giuliani, nel ruolo di moderatore dell’incontro, per condividere insieme i momenti più significativi dell’evento "​innovazione, tecnologia e tocco umano" che si è tenuto​ martedì 6 Febbraio ​presso l'Allianz Stadium​ di Torino​.

Protagonisti della serata sono stati Fabio Costantini, COO Randstad HR Solutions, David Avino, CEO di Argotec, e Mario Levratto, Head of MKTG & External Relations di Samsung Italia, che si sono confrontati sull'approccio delle aziende nel fronteggiare il costante cambiamento tecnologico che sta trasformando sempre più velocemente il modo di lavorare, di relazionarsi e di vivere.
Ospite speciale è stato Wojciech​ ​Szczesny, portiere della Juventus, che ha regalato una prospettiva diversa sul tema.

La prima riflessione è legata al contesto italiano, dove viviamo ogni il giorno il paradosso di avere una pletora di aziende che non riescono a trovare talenti per coprire le posizioni aperte. 

Risponde così Fabio Costantini: “Viviamo su base quotidiana questo problema, che viene chiamato in gergo talent shortage.  L'incontro tra domanda e offerta di lavoro avverrà sempre più velocemente, aiutato dalle tecnologie. Tuttavia il lato umano dell’intermediazione resterà determinante perché si parla di persone, di capire i fabbisogni dei clienti e trovare i giusti candidati. 

La scarsità del talento è una delle tematiche di trend demografico con le quali ci stiamo confrontando e i cambiamenti sono talmente rapidi e veloci che il mondo dell’educazione e dell’istruzione non riescono più a stare al passo. 

Se i profili più richiesti tre anni fa erano profili fortemente orientati sulla competenza, oggi diventa determinante l’attitudine,  che significa che le aziende sono sempre più interessate a ragazzi che abbiano propensione alla risoluzione dei problemi, alla velocità e all'apprendimento. Le aziende saranno sempre più le nuove università. Bisogna preparare i ragazzi per i fabbisogni veri delle organizzazioni.”

Argotec è un’azienda italiana di ingegneria aerospaziale e partner abituale delle più grandi agenzie spaziali del mondo.  David Avino ci ha raccontato come i semplici traguardi accademici non bastino più per fare fronte a una realtà che ogni giorni mette di fronte sfide diverse.

“L’età media in azienda è un fattore molto importante, perché i giovani portano sempre idee e innovazione. Un bell’esempio è quando abbiamo portato per la prima volta una macchina del caffè nello spazio con gli amici di Lavazza. Ci siamo presentati in NASA con un gruppo di giovani ingegneri e questo progetto per tanti versi complicato: ovviamente ci hanno guardato strano. Ma siamo tornati indietro e l’abbiamo realizzato perché non avevamo posto davanti a noi nessuna barriera mentale o pregiudizio.
Il ruolo delle persone più senior in azienda diventa quello di guidare e veicolare queste energie fresche e questa innovazione.

L’altro tema fondamentale è quello della flessibilità e su questo punto facciamo davvero fatica a trovare risorse adatte. All'interno di Argotec non abbiamo assolutamente bisogno di tutti geni, ma di persone normali, di persone flessibili che siano in grado di risolvere i problemi che fronteggiamo e possano stare su più progetti con contenuti diversi. Poter variare va a vantaggio dell'organizzazione ma anche del singolo perché in questo modo trova sempre nuove motivazioni e tiene viva la già citata passione.
E qualche volta, fare degli errori “controllabili” fa bene, perché permette di tenere alta la tensione e progredire nell’apprendimento continuo.”

Samsung fa parte di quella ristrettissima élite di aziende che costruiscono il nostro futuro mentre cerchiamo ancora di capire il presente. Per fare questo sono necessarie menti straordinariamente aperte. Abbiamo chiesto a Marco Levratto che cosa significhi in Italia una sfida del genere?

“È una sfida molto importante quanto stimolante. In azienda l’innovazione tecnologia non è qualcosa di fine a se stesso ma è sempre permeata di quel tocco umano, che è il tema della serata.
A livello mondiale investiamo qualcosa come 14 miliardi di dollari all’anno in ricerca e sviluppo.  Tra di noi spesso scherziamo dicendo che mentre stiamo lavorando su determinati prodotti, in magazzino ne stanno arrivando già di nuovi che dobbiamo proporre e fare conoscere. 

In tutto questo però c’è un punto di partenza fondamentale: a livello europeo, non solo in Italia quindi, il livello di competenze digitali, la cosiddetta Digital Literacy, è mediamente inadeguata, inficiando anche la ricettività sul tema.
Partendo da questo assunto abbiamo sviluppato, in collaborazione con Randstad, un progetto di responsabilità sociale molto particolare: l’Innovation Camp.
L'idea è quella di rivolgersi a laureandi,  neolaureati e persone fino ai 30 anni,  formandole sulla figura dell’Innovation Designer.
Oggi ancora nelle aziende non si ha ben chiaro cosa significhi innovazione e ci riempiamo la bocca di termini molto mainstream.
Occorrono delle persone che abbiano una visione illuminata e che sappiano portare dal basso verso il top management  la consapevolezza che occorre investire nel nome dell'efficienza e dell'apertura verso nuovi mercati. 

Una piacevole nota a margine: nelle aule che abbiamo realizzato, al contrario di quello che si può pensare,  il bilanciamento fra uomini e donne è stato sostanzialmente del 50-50.”