ragazzi, preparatevi al futuro

20/10/2015 14:28:54

«Coltivate le vostre passioni, ma non perdete di vista le opportunità che il mondo del lavoro vi offre». È il consiglio di Roberto Zecchino, Vice President Human Resources & Organization South Europe di Bosch, ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro



La disoccupazione giovanile? Non dipende solo dalla crisi economica. Al contrario, si tratta di un fenomeno radicato nel nostro Paese e ha una natura ormai strutturale. A dirlo è lo studio condotto dalla società di consulenza internazionale McKinsey&Company, secondo la quale negli ultimi vent’anni la probabilità per un giovane sotto i 30 anni di essere disoccupato è stata stabilmente 3,5 volte superiore alla popolazione adulta, mentre la media europea si attesta a 2. Le cause? Sono diverse; tra queste, la carenza di competenze adeguate ai bisogni del sistema economico: solo il 42% delle imprese italiane ritiene che i giovani che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro abbiano una preparazione adeguata. Insomma, il gap scuola-lavoro rimane una delle tematiche insolute del nostro mercato del lavoro. Knowledge 360 ne ha parlato con Roberto Zecchino, Vice President Human Resources & Organization South Europe di Bosch.

Dottor Zecchino, lei che è Direttore risorse umane e organizzazione Robert Bosch non solo per l'Italia, ma per il Sud Europa, che idea si è fatto di questa situazione quasi paradossale, in cui un'altissima disoccupazione giovanile si incontra con la difficoltà delle aziende a trovare profili adeguati?


«Innanzitutto, bisogna dire che i fattori che concorrono a creare questa situazione di allontanamento tra domanda e offerta si trovano principalmente nella cultura e nelle tradizioni degli europei.
È mancato un vero e proprio processo di orientamento basato sulle attitudini e contestualizzato sul tessuto economico/produttivo dei diversi territori. Oggi, in Italia, la formazione scolastica non è di alto contenuto tecnologico e innovativo, per non parlare delle soft skill delle quali nel mondo scolastico non c'è traccia. Alcune specializzazioni tecniche, ritenute di seconda scelta, hanno visto un calo di iscrizioni: questo ha fatto sì che, nel tempo, siano venuti a mancare tecnici specializzati da inserire nel ciclo produttivo a favore di laureati in ambiti per i quali vi sono poche richieste».

Restiamo in Italia e proviamo a circoscrivere il problema a tre fattori: scarsità di profili in alcuni settori, con uno sbilanciamento tra le esigenze delle imprese e le scelte dei giovani; competenze dei giovani non più adeguate al sistema produttivo e un supporto offerto dai canali di ricerca del lavoro non ancora del tutto efficiente. Che cosa può contribuire, secondo lei, a creare le condizioni giuste affinché l'occupazione si rilanci?


«In Italia c'è un forte ritardo di approccio al mondo del lavoro. Il sistema d’istruzione si basa prevalentemente su programmi di cultura generale, nei licei addirittura non esistono esperienze di alternanza scuola/lavoro e lo stesso vale per molte lauree. Insomma, in molti casi fino ai 24-25 anni non ci sono contatti con il mondo del lavoro. In questo modo, i nostri giovani non riescono a maturare esperienze aderenti alle esigenze delle aziende che sono in continua evoluzione e puntano sulle soft skill come valore aggiunto per essere competitive sul mercato.
Mi auguro che finalmente si arrivi a un efficiente sistema di orientamento al mondo del lavoro sviluppato in sinergia tra il mondo dell’istruzione e le imprese, sia pubbliche sia private, che esplori anche l’alternanza scuola-lavoro».


Anche le aziende, quindi, devono fare la loro parte. E infatti Bosch insieme a Randstad, ha dato vita al progetto Allenarsi per il Futuro, un'iniziativa che ha lo scopo di avvicinare il mondo della scuola e quello del lavoro basandosi su due capisaldi: orientamento e alternanza scuola lavoro. Da dove nasce questa iniziativa?


«Da sempre Bosch ha un legame con il territorio che la ospita: è questa la motivazione principale per cui insieme a Randstad abbiamo individuato una nuova modalità basata su incontri di orientamento specifici presso le scuole e su esperienze concrete di lavoro. La volontà è quella di avvicinare i giovani alle professionalità oggi più richieste e a valori quali passione, impegno e responsabilità nelle scelte e nella costanza nel portarle avanti. Quale mondo più vicino se non quello dello sport, che presuppone un’attitudine, ma anche impegno e “allenamento” continuo. Abbiamo coinvolto anche campioni dello sport, che hanno costruito storie di successo con impegno e sacrificio, perché i nostri giovani possano identificarsi con i nostri testimoni e possano prenderli come modelli. Il talento, infatti, senza impegno non produce nulla. Al contrario, anche chi non ha uno spiccato talento, ma ha costanza e passione a volte è in grado di raggiungere risultati migliori rispetto a una persona estremamente dotata, ma incostante.

Chiudiamo con un consiglio ai giovani: per le persone con untitolo di studio STEM (tecnico-scientifico, per intenderci), ad esempio, le opportunità non mancano. La domanda da un milione di dollari è: meglio seguire le proprie passioni/sogni o dare un occhio alle statistiche occupazionali e alle opportunità di impiego nei vari settori?

«È sempre meglio partire dalle proprie attitudini e passioni, coltivandole nei vari momenti della vita, affinché ci sia un opportuno bilanciamento tra obiettivi e scenari. Nel mondo di oggi gli scenari sono continuamente in evoluzione, e di conseguenza gli obiettivi non possono essere inflessibili. Questo non significa però che non ci sia spazio per l’immaginazione e la passione. Al contrario, è proprio da una passione curiosa e consapevole delle continue opportunità che nascono le iniziative più innovative e di maggior successo sul mercato».

Tutte le iniziative Randstad per l’orientamento dei giovani. Scopri Youth@Work.