Le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie applicate al modo delle imprese e dell’industria sono tante e ancora in parte inesplorate. In effetti, vi è un vero e proprio universo da scoprire fatto di oggetti personalizzati, di macchine intelligenti connesse al web che non solo fanno la differenza per raggiungere un più elevato livello di efficienza, ma sono anche in grado di ampliare gli orizzonti della produttività rispetto a ciò che fino a ora si è riusciti a realizzare. 

Non è un caso, dunque, che si parli di quarta rivoluzione industriale a proposito dell’ondata di innovazione digitale che ha investito ogni ambito della produzione, lasciando probabilmente stupiti persino coloro che, a livello manageriale, avevano scommesso fin dall’inizio sull’impatto che le nuove tecnologie avrebbero avuto sui processi industriali. Il punto, tuttavia, è proprio questo: come riuscire a governare e trarre il massimo dal processo di mutamento che inevitabilmente cambierà il volto delle imprese?

La risposta a questa domanda, almeno a livello generale, indica già un percorso e un connubio non solo possibile, ma necessario: quello tra innovazione e formazione. 

Acquisire le competenze necessarie a tutti i livelli per interagire e utilizzare al meglio le nuove macchine e tutto ciò che caratterizza concetti come “Fabbrica Intelligente” o Internet of Things un aspetto vitale non solo per sopravvivere ai cambiamenti, ma anche per saperne sfruttare tutti i lati positivi. 

All’interno del vasto campo della formazione, poi, si possono compiere alcune distinzioni: un conto, infatti, è l’addestramento che permette di imparare a “saper fare”, o, nei casi specifici, a utilizzare un nuovo programma, un software, una macchina e così via. Ma, oltre a questo, oggi nel mondo delle imprese – e specialmente delle Pmi – si avverte sempre più forte l’esigenza di una vera e propria evoluzione sia nell’approccio che nelle strategie, ovvero, di un mutamento radicale che integri all’interno dell’impresa stessa il concetto stesso di innovazione.

Situazione, prospettive e margini di miglioramento

Qual è, dunque, la situazione oggi nel nostro paese rispetto al rapporto tra innovazione e formazione? Recentemente i risultati di alcuni studi specifici hanno mostrato che circa 7 aziende su 10 non hanno ancora messo a punto nessuna strategia per fronteggiare i cambiamenti dell’Industria 4.0 e per padroneggiarli. Questo dato sembra per altro confermato dalle percentuali di aumento della produttività delle Pmi italiane, decisamente basse se confrontate con quelle di altre paesi come la Germania che negli anni si sono mostrati più sensibili all’argomento. 

Tuttavia, basta prendere in considerazione l’aumento di fatturato del 2,5% registrato da quelle aziende italiane del settore metalmeccanico che tra il marzo 2015 e lo stesso mese del 2016 hanno investito su progetti di formazione specifici per capire come – dati alla mano – la direzione sia quella giusta. E da questo punto di vista, non è affatto da escludere che un effettivo mutamento della situazione che permetta di vincere le ultime resistenze all’innovazione tecnologica nel nostro paese possa provenire soprattutto dai giovani e dalle nuove leve che saranno assunte nei prossimi anni. La scuola e l’università hanno, in effetti, un ruolo più che rilevante nell’ambito della formazione dei lavoratori di domani. 

Quello del rapporto tra innovazione e formazione è un tema complesso, dunque, che abbraccia non solo ambiti diversi ma anche generazioni diverse per le quali sarà necessario approntare strategie diverse. Vi è, tuttavia, un punto fermo di convergenza che non può essere dimenticato: l’Industria 4.0, termine che fu coniato per la prima volta già nel 2011 alla Fiera di Hannover, è già una realtà, è già parte del presente. L’innovazione, e, con essa, la formazione, non sono più questioni rimandabili al futuro.