lavoro agile nel 2018: quali sono i trend nelle aziende e tra i lavoratori.

02/05/2018 16:40:17

Lo smart working, ossia la possibilità di lavorare da remoto e, dunque, senza una postazione e degli orari fissi, si sta diffondendo sempre di più: in Italia un numero crescente di aziende lo sta adottando e sempre più lavoratori lo stanno richiedendo, perché i benefici sembrano essere molti, per entrambe le parti.

Se da una parte le aziende registrano un aumento della produttività da parte dei lavoratori che adottano la forma del lavoro smart, dall’altra i dipendenti sono più soddisfatti della propria attività soprattutto perché riescono a conciliare meglio gli impegni lavorativi con quelli personali. Tuttavia, non è per tutti così e ora vedremo perché.

Smart working: ecco cosa rivela il Randstad Workmonitor

Ogni tre mesi Randstad pubblica i risultati di Randstad Workmonitor, un’indagine sul tema della responsabilità dell’occupazione condotta in 33 Paesi diversi su un campione di 400 lavoratori per ogni nazione, con età compresa tra i 18 e i 65 anni. L’ultima edizione di questo studio ha rivelato una crescente richiesta, tra gli italiani, di flessibilità e autonomia professionale, ma anche una resistenza culturale da parte di molti lavoratori e imprese, ancora legate alla modalità di lavoro tradizionale, ossia con l’attività svolta solo in ufficio e a orari fissi.

Lo smart working in Italia è una realtà estremamente dinamica e in trasformazione che coinvolge quasi la metà dei lavoratori intervistati, con alcune imprese che già stanno effettuando la transizione dall’impiego tradizionale a quello agile ed altre che stanno applicando forme di flessibilità che riguardano il luogo e l’orario di lavoro

Valentina Sangiorgi, Chief HR Officer di Randstad Italia, ha così commentato i risultati della ricerca

Malgrado la diffusione del lavoro agile, come anticipato, non mancano comunque dubbi e ostacoli che bisogna ancora superare: “Nonostante la maggioranza degli italiani guardi con favore allo smart working – ha spiegato Sangiorgi - due terzi dei dipendenti lavorano ancora esclusivamente in ufficio e quasi uno su due teme che il lavoro agile possa avere ripercussioni negative sulla propria vita privata. Un segno che c’è ancora una barriera culturale da superare e che le imprese devono ripensare l’organizzazione del lavoro per consentire a tutti i dipendenti l’accesso a forme di flessibilità lavorativa e a un corretto equilibrio fra vita professionale e tempo libero”.

Randstad Workmonitor: il parere dei lavoratori nel dettaglio

I risultati del Randstad Workmonitor rivelano che gli italiani sono tra i lavoratori che apprezzano maggiormente lo smart working: per l’87% degli intervistati il lavoro agile permette di mantenere un buon equilibrio tra vita privata e vita professionale, ben il 5% in più rispetto alla media globale e il 7% rispetto a quella europea, percentuale che in Europa è superata solo dal Portogallo in cui si registra un 90%.

L’84% degli intervistati italiani, invece, è favorevole al lavoro smart perché consente di avere una maggiore autonomia e perché aumenta la produttività, la creatività e la soddisfazione a livello professionale, una percentuale superiore del 3% rispetto alla media globale e del 5% rispetto a quella europea. Nello specifico, in Europa solo Francia, Svizzera e Portogallo hanno registrato percentuali maggiori, rispettivamente l’88% nelle prime due e il 90% nel terzo. Il 66% degli italiani, circa 2 su 3, vorrebbe lavorare solo occasionalmente in modalità agile; sotto questo aspetto i lavoratori del nostro Paese sono superati solo da spagnoli e portoghesi, per i quali la percentuale sale al 73%.

L’altra faccia della medaglia della questione dello smart working è rappresentata da quella fetta di lavoratori che preferiscono ancora forme di lavoro più tradizionali. Il 66% degli italiani preferisce infatti lavorare in ufficio (l’1% in più rispetto alla media globale), seguiti da francesi (61%), greci (65%), lussemburghesi (64%), inglesi e spagnoli (62%).

Un aspetto significativo emerso dalla ricerca, inoltre, è che il 47% degli italiani (+3% rispetto alla media globale e +6% rispetto a quella europea) è convinto che il lavoro agile aggiunga stress alla vita privata perché impedisce di staccare dal lavoro. Su questo punto, solo in Spagna si registra una percentuale maggiore, il 48%.

Quest’ultimo è un dato che le aziende non dovrebbero sottovalutare quando decidono di prendere in considerazione l’ipotesi di adottare lo smart working, in quanto, appunto, non tutti i lavoratori sembrano d’accordo sui possibili benefici che potrebbe comportare.

Randstad Workmonitor: il punto di vista delle aziende

Nonostante le ritrosie di molte persone, il Randstad Workmonitor conferma, oltre all’aumento dei lavoratori favorevoli allo smart working, anche un aumento del numero delle aziende che decidono di adottare forme di lavoro agile.

Il 48% degli intervistati, infatti, sta già lavorando in modalità agile, il 7% in più rispetto alla media globale e il 9% rispetto a quella europea. Sotto questo aspetto, l’Italia è superata solo da Germania (52%), Danimarca (51%) e Olanda (49%). Il 43% dei lavoratori interpellati, invece, (-1% rispetto alla media globale, +3% rispetto a quella europea), ha dichiarato di trovarsi in una fase di transizione tra il lavoro tradizionale in ufficio a orari fissi e forme di smart working, battuti solo da inglesi (50%) e olandesi (46%).

Ma ci sono anche altri dati che sottolineano l’impegno delle aziende italiane verso l’evoluzione del lavoro in ottica smart: il 62% dei dipendenti italiani ha infatti dichiarato che le aziende per le quali lavorano hanno fornito loro tutti gli strumenti tecnologici necessari per poter lavorare da remoto (+6% rispetto alla media totale), mentre il 41% ha affermato di utilizzare regolarmente strumenti per organizzare riunioni online in video conferenza, battendo anche in questo caso la media mondiale attestata al 36%.

Tuttavia, anche nel caso delle aziende, esiste una parte di datori di lavoro che preferiscono non adottare, almeno per ora, forme di lavoro agile: la ricerca ha infatti evidenziato che il 65% degli italiani lavora ancora in modalità tradizionale (-3% rispetto alla media mondiale ma 2% in più rispetto a quella europea), mentre il 70% dei lavoratori favorevoli al lavoro smart svolge mansioni che non consentono di lavorare da remoto (+6% rispetto al totale). Un altro 70%, inoltre, preferisce le riunioni in ufficio per avere la possibilità di confrontarsi con i colleghi di persona. Infine, anche il livello di autonomia nella propria attività professionale è ancora basso: il 53% (+5% rispetto alla media globale) degli intervistati ha dichiarato che sono sempre i manager a stabilire le priorità, mentre per il 59% sono i dirigenti ad assegnargli i compiti da svolgere.

In conclusione, da ciò che è emerso dal Randstad Workmonitor, è evidente che molte aziende debbano ancora adeguarsi a questa evoluzione del lavoro, organizzando al meglio le attività e le mansioni per superare le barriere culturali che rallentano lo sviluppo del lavoro flessibile, registrate sia da parte dei datori di lavoro, sia da parte dei lavoratori stessi; tuttavia, la progressiva diffusione dello smart working dimostra anche che si è a buon punto.