per quali ragioni i dipendenti restano in azienda?

15/04/2019 16:51:06

Trattenere i talenti in azienda è la sfida di oggi. Soddisfazione, motivazione e qualità sono i tre paradigmi su cui l’attività aziendale deve focalizzarsi per non “perdere” le risorse più qualificate. Quelle che con le loro competenze e abilità aiuteranno l’azienda a raggiungere gli obiettivi di business. Ma quali sono le ragioni per cui i dipendenti decidono di restare? Cosa li spinge a non guardarsi altrove?

Secondo l’ultimo rapporto Randstad Employer Brand Research 2019 (ricerca condotta da Randstad su oltre 200.000 persone in 32 Paesi del mondo), in Italia è il work-life balance il fattore che più degli altri spinge le risorse a restare. Ma non solo. Ecco la top 5 delle motivazioni che inducono un lavoratore a non cambiare azienda.

1: work-life balance

Al primo posto tra le ragioni che portano il dipendente a restare nell’azienda per la quale lavora c’è - come accennato - il work-life balance, ovvero la capacità dell’impresa di mettere il dipendente nelle condizioni di coniugare al meglio vita lavorativa e vita privata. Lo ha dichiarato il 45% degli intervistati. Orari flessibili, asilo nido aziendale, banca ore, sono solo alcuni degli strumenti che facilitano il lavoratore che deve destreggiarsi tra casa e lavoro e sono anche i più apprezzati. Una maggiore tranquillità in questo senso è percepita come un plus aziendale e permette alle risorse di dedicare un tempo in ufficio qualitativamente migliore. Per cui maggiore produttività.

2: atmosfera lavorativa piacevole e sicurezza lavorativa

Al secondo posto, troviamo un pari merito: il 41% dei lavoratori resta se l’atmosfera in ufficio è piacevole e anche se l’azienda gli permette di avere una certa sicurezza lavorativa. Vivere un clima non troppo teso e rilassato al punto giusto, aiuta i dipendenti a lavorare meglio, li fa concentrare con maggiore attenzione e consente loro di raggiungere gli obiettivi con più facilità.

Allo stesso modo, la sicurezza lavorativa è un fattore determinante in questo tipo di scelta, soprattutto se viene rapportato al periodo storico che stiamo vivendo: avere la garanzia di un posto sicuro è motivo anche di crescita e dedizione lavorativa.

Per quali ragioni i dipendenti restano in azienda

3: salute finanziaria

Continuando nella classifica delle motivazioni che spingono un dipendente a restare in azienda si trova la salute finanziaria dell’attività, scelta dal 38% degli intervistati. Lavorare per un’impresa viva, in salute, che fattura e che non mostra segni di cedimento è sicuramente una spinta in più per la risorsa. Questa, inoltre, tenderà a parlare bene del datore di lavoro anche al di fuori dell’ufficio. Elemento da non trascurare nelle attività di employer branding messe in atto dall’azienda.

4: location

Il Randstad Employer Brand Research rileva che al quarto posto tra i fattori che determinano l’attrattività di un’impresa c’è la location, intesa sia come spazi interni che come facilità di raggiungere il posto lavoro. Lavorare in un ambiente gradevole anche a livello di design, oltre che di tecnologia in dotazione, è importante. Allo stesso modo, avere l’ufficio vicino casa o facilmente raggiungibile, in macchina o con i mezzi pubblici, è un punto in più che spinge a restare. La location come fattore di attrattività è stato scelto dal 36% del campione.

5: lavoro interessante

La top 5 si conclude con la possibilità di fare un lavoro che piace, che è interessante e nelle proprie corde: lo evidenzia il 35% degli intervistati. Magari il lavoro dei sogni, per il quale si è investito tempo e denaro in formazione: questo è senza dubbio un elemento imprescindibile per il benessere del lavoratore. E di conseguenza, lo tratterranno dal cercare un altro posto di lavoro. Un’attività interessante è anche sinonimo di creatività, di stimoli continui e quindi di maggiore produttività.

Restare vs andare: confronto fra generazioni

Il Randstad Employer Brand Research, inoltre, fornisce un confronto tra generazioni, molto utile per capire come si orientano tutti i lavoratori. per il 34% della generazione Z (lavoratori dai 18 ai 24 anni) la spinta più importante sono le opportunità di carriera che l’azienda propone. Il 29% dei Millennials (lavoratori dai 25 ai 34 anni) resta se l’azienda propone loro un adeguato percorso formativo.

Per quanto riguarda la generazione X (lavoratori dai 35 ai 54 anni), invece, il fattore da valutare per non lasciare il posto di lavoro è la convenienza della location. Tra le altre generazioni, questo elemento ha poca presa, ma per il 39% della gen X intervistata sì. Infine, i Boomers (lavoratori dai 55 ai 64 anni) sono invogliati a non andare via se percepiscono un senso di sicurezza lavorativa.