Investire sui giovani non è solo uno slogan, ma la strategia migliore di cui le aziende dispongono per crescere, innovare e acquisire vantaggi competitivi rispetto alla concorrenza. Per farlo occorre assicurarsi, prima di altri, i migliori talenti delle nuove generazioni che si affacciano sul mondo del lavoro. Ma come deve agire un’azienda per rendere maggiormente attrattivo il proprio brand ai loro occhi?

L’Employer Brand Research 2022 di Randstad, un sondaggio indipendente con quasi 163.000 rispondenti in 5.944 aziende intervistate in tutto il mondo, di cui oltre 6.590 persone in Italia, ha dato risposta a questa domanda, analizzando gli aspetti che rendono un’organizzazione attrattiva e differenziandoli in base all’età dei potenziali candidati.

In questo articolo, in particolare, ci concentreremo sulla cosiddetta generazione Z, quella che comprende i giovani post-millennials, di un’età compresa indicativamente tra i 18 e i 24 anni. Scopriamo qual è il profilo di questa categoria di lavoratori, le loro preferenze e gli aspetti dell’Employer value proposition (Evp) ai quali danno maggiore importanza. Ecco quanto emerso dall’indagine.

generazione z lavoro
generazione z lavoro

generazione z: le caratteristiche

La generazione Z segue quella dei millennials. Vi rientrano i nati tra la seconda metà degli anni 90 e la fine degli anni 2000. L’uso massiccio della tecnologia, e in particolare dei social media, è uno degli aspetti più rilevanti in assoluto in questa fascia di popolazione. Non a caso si parla comunemente di nativi digitali. 

Per questa ragione, proprio la tecnologia e la digitalizzazione giocano un ruolo cruciale nei processi di socializzazione dei più giovani, a tutti i livelli: da quelli più informali, come le relazioni amicali, ai rapporti lavorativi.

La generazione Z è per la maggior parte figlia della generazione X e, indicativamente, composta da giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni. Per questa ragione andrà, inevitabilmente, a costituire una fetta importante della forza lavoro dei prossimi anni, costringendo le aziende a rivedere tutte le proprie strategie di recruiting. Ecco perché è così importante conoscere questa generazione, investire sull’Employer branding e adattare le proprie strategie di reclutamento in base a questo preciso target.

perché si chiama generazione z?

Il termine “generazione Z” è stato scelto semplicemente perché in ordine alfabetico segue le lettere x e y, utilizzate per le due generazioni precedenti. 

Inoltre, gli appartenenti alla generazione Z sono detti anche zoomer, perché sono stati costretti a trasferire sulle piattaforme digitali una parte della loro vita durante la pandemia. Da qui una delle ulteriori ragioni della “z” ad essi attribuita. Si dice anche che quest’ultimo attributo sia stato scelto anche perché zoomer fa rima con boomer, il nome della generazione più “anziana” che i più giovani si divertono a prendere in giro con l’espressione “ok boomer”

generazione z: lavoro

L’employer brand research di Randstad mette in luce cosa cercano i potenziali dipendenti in base alla generazione di appartenenza. È interessante osservare le differenze, piuttosto significative, tra le diverse fasce di età. Per la generazione Z le priorità nella scelta del datore di lavoro sono le seguenti:

Per quanto riguarda il primo punto - l’atmosfera piacevole dell’ambiente di lavoro - la gen z si allinea pienamente con il campione degli intervistati che, nel complesso, indipendentemente dalla fascia di età, indica proprio questo come driver principale nella scelta del posto di lavoro (65%)

Scomponendo però il dato tra le diverse generazioni, notiamo che per i boomer è più importante l’equilibrio tra vita privata e lavorativa, per la gen X la vicinanza al luogo di lavoro e per i millennial la retribuzione. La visibilità del percorso di carriera, che per la gen Z risulta determinante nella scelta del lavoro, è il quinto driver per gli intervistati (54%). È inoltre un criterio tenuto in considerazione prevalentemente da chi ha un livello di istruzione elevato. Al contempo, notiamo come i giovani tra i 18 e i 24 anni abbiano anche più paura, rispetto ad altre generazioni, di perdere il lavoro (28%).

Ciò che distingue nettamente la gen Z rispetto alle generazioni precedenti è il peso dato all’attenzione del datore di lavoro per diversità, inclusione e diversity management. Un indicatore sostanzialmente ignorato dalle altre generazioni, e che invece i giovanissimi ritengono molto importante. 

Questa generazione è infatti caratterizzata da una riscoperta dei valori, dalla voglia di lottare per i diritti e per l’uguaglianza. I giovani sono inoltre molto più aperti e flessibili dei loro predecessori, con una visione ampia e libera da categorie ormai superate, dunque si aspettano che l’azienda per la quale lavorano rispecchi questa loro mentalità. La gen z si attende di trovare sul posto di lavoro una flessibilità che sia culturale e organizzativa allo stesso tempo, e che oltre a rispettare tutte le differenze permetta ai dipendenti di lavorare da remoto e in fasce orarie variabili.

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