a che punto siamo con il jobs act e le nuove misure sul costo del lavoro

12/01/2015 18:32:59

Il Jobs Act ed i primi due decreti attuativi: a che punto siamo

L’iter di approvazione dei primi due decreti legislativi attuativi del cd Jobs Act (Legge 183/2014), oltre che un vivace dibattito fra gli esperti in materia, sta suscitando, ed era inevitabile, una forte attenzione da parte delle imprese ed in generale degli operatori.

L’interesse è certamente comprensibile e deriva da una pluralità di fattori.

Occorre infatti considerare il lungo percorso dello stesso Jobs Act, iniziato con il D.L. 34 del 21 marzo 2014 e la sua successiva conversione da parte della Legge n. 78 del 16 maggio 2014, percorso poi proseguito con l’approvazione e la pubblicazione, lo scorso dicembre della Legge Delega in attuazione della quale nei prossimi mesi saranno appunto adottati diversi Decreti Legislativi a partire da quelli approvati il 24 dicembre dal Consiglio dei Ministri e che, lo si ricorda, riguardano l’uno il cd “contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti” ed il secondo la nuova Aspi e più in  generale le nuove prestazioni in caso di disoccupazione.

Al tempo stesso sono già diversi i commenti intervenuti su tali testi; tuttavia, è bene ricordare come, per quanto siano stati già resi disponibili, in realtà i provvedimenti in oggetto siano comunque al momento provvisori e privi di effetto.
Mancano infatti alcuni passaggi fondamentali, durante i quali non è escluso che possano essere apportate delle modifiche.

A breve gli schemi di decreto saranno, infatti, trasmessi alle Commissioni Lavoro di Camera e Senato, chiamate, entro 30 giorni dalla trasmissione, ad esprimere il proprio parere (parere, lo si chiarisce per completezza, obbligatorio ma non vincolante).

Dopodiché i due Decreti potranno essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale e, finalmente definitivi, entrare in vigore a partire dal giorno successivo alla pubblicazione stessa.

Nuove misure a favore delle imprese: i principali impatti in materia giuslavoristica della Legge di Stabilità 2015

Nel chiarire i prossimi passaggi e nel commentare le numerose riflessioni che stanno circolando in questi giorni (fino addirittura ad una Circolare della Fondazione studi dei consulenti del lavoro), non si può infine trascurare da un lato come diversi siano gli auspici sottesi alla Riforma, legati in gran parte all’inizio di un nuovo anno, e, soprattutto, dall’altro, la circostanza che le novità in oggetto sono, per quanto si tratti di provvedimenti distinti, considerate intimamente legate alla cd Legge di stabilità (Legge 190/2014, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 29 dicembre 2014).

Quest’ultimo provvedimento, appunto diverso dalla legge delega di cui al Jobs Act e dai suddetti schemi di decreto in attesa di emanazione definitiva, contiene in effetti importanti misure già in vigore dall’1 gennaio 2015 e volte ad incidere sul costo del lavoro.

Tra tali novità, particolarmente rilevanti appunto gli incentivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato (e proprio in ciò sarebbe ravvisabile, secondo peraltro le stesse dichiarazioni del Governo, il nesso con il presunto contratto a tutele crescenti*). 
Il vantaggio per le imprese consiste nell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali (fatti salvi
l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche e i premi e contributi dovuti all’Inail), per una durata massima di 36 mesi e sino ad una soglia massima di 8.060 euro su base annua: una norma ancora al centro del dibattito stante la contestuale abrogazione degli incentivi di cui all’articolo 8, Legge 407/1990 (legati all’assunzione dei lavoratori disoccupati o sospesi in cassa integrazione straordinaria da almeno 24 mesi).

La legge di stabilità prevede inoltre per il 2015 la deduzione dalla base Irap dei costi relativi al personale assunto a tempo indeterminato, ancora una volta con riferimento ai rapporti di lavoro a tempo indeterminato, lo sgravio del relativo costo del lavoro ai fini Irap.

Per quanto riguarda invece i lavoratori: il bonus di 80 Euro in busta paga, introdotto dal Decreto Legge 66/2014, diventa strutturale; infine, quanto all’anticipazione del Tfr in busta paga, misura a lungo discussa, il Parlamento ha stabilito che determinate categorie di lavoratori appartenenti al settore privato (in sostanza tutti, esclusi quelli domestici, del settore agricolo, occupati presso aziende sottoposte a procedura concorsuale o dichiarate in crisi ai sensi ex articolo 4, Legge n. 297/1982), che abbiano maturato almeno 6 mesi presso il medesimo datore di lavoro, possano appunto scegliere di percepire un’anticipazione del TFR.

Quest’ultima è una misura di carattere sperimentale, prevista per i periodi di paga compresi fra il 1 marzo 2015 ed il 30 giugno 2018, per la cui attuazione sarà indispensabile l’adozione di un apposito Decreto del Presidente del Consiglio.

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*anche se, lo anticipiamo, molto verosimilmente non si tratterà di una nuova tipologia contrattuale: lo schema di decreto contiene infatti una semplice rimodulazione delle tutele legate al recesso dai contratti a tempo indeterminato

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