hr trends and salary survey 2017: le imprese italiane tra stupidità funzionale e conflitto creativo

14/07/2017 11:33:40

La Randstad HR Trends and Salary Survey 2017 è uno studio realizzato da Randstad Professionals in collaborazione con ASAG, l'Alta Scuola di psicologia Agostino Gemelli (ASAG) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha visto intervistati, tra febbraio e marzo 2017, 355 dirigenti e manager di aziende italiane di diversi settori.

La ricerca ha analizzato le tendenze e gli sviluppi nel settore delle Risorse Umane e dei processi di selezione in Italia, oltre a concentrarsi su 3 temi chiave assolutamente "unconventional": la stupidità funzionale, il conflitto creativo e l'HR gamification.

Quello che è emerso è un quadro in cui le imprese italiane sono divise fra la necessità e l’aspirazione ad una maggiore creatività per poter essere più innovative, e una cultura aziendale che tende a favorire la stupidità funzionale dei propri dipendenti, ossia quell’atteggiamento per il quale viene richiesto alle risorse umane di attenersi a pratiche consolidate e alle direttive dei vertici aziendali anche quando le ritengono migliorabili o addirittura errate, per renderli più efficienti. 

Soltanto il 43% delle direzioni HR, infatti, pensa che la stupidità funzionale porti al fallimento degli obiettivi aziendali, contro il 36% che invece ne dà un giudizio positivo. Inoltre, sebbene il 64% dei dirigenti HR consideri il conflitto creativo un utile strumento di lavoro, meno di uno su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico in azienda.

La ricerca suddivide il campione intervistato di dirigenti HR in tre categorie: i “conservatori”, gli “esploratori” e i “costruttori”. 

I conservatori (il 45% del campione) assumono un atteggiamento difensivo che porta a evitare il conflitto creativo, perché genera disordine e inefficienza, e a sostenere la stupidità funzionale, perché velocizza i processi, migliora l’efficienza e garantisce che le decisioni prese vengano attuate. 

Gli esploratori (il 31% degli intervistati) pensano che la stupidità funzionale riduca la vitalità e la competitività delle aziende, accumuli problemi interni e inerzia sul mercato, mentre considerano il conflitto creativo inevitabile e necessario per l’innovazione organizzativa, portatore di nuove idee e importante per tutte le divisioni di un’azienda. 

I costruttori (il 24% dei dirigenti HR), pur ammettendo che la stupidità funzionale è spesso una richiesta implicita dei team leader che induce i più intelligenti ad adattarsi pur di lavorare, vedono molti ostacoli di natura organizzativa e culturale da superare per attuare il cambiamento necessario. In particolare, affinché il conflitto creativo diventi prassi aziendale servono una cultura aziendale che lo consenta e dei team leader in grado di gestirlo.

Come sottolinea Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia, questa predominanza dell’atteggiamento conservativo “rischia di limitare molto l’innovazione, lo sviluppo del business e la capacità di attrarre i nuovi talenti, che sempre di più cercano un ambiente di lavoro piacevole e stimolante e una cultura aziendale nella quale ci si possa identificare”. 

Un altro degli aspetti indagati dallo studio è la carenza di competenze, relativa sia ai candidati che ai lavoratori già presenti all’interno dell’azienda, che interessa l’81% delle organizzazioni italiane: un dato che rappresenta una vera e propria emergenza per le imprese. Nonostante otto aziende su dieci siano pronte ad assumere nel 2017, infatti, la maggior parte trova i candidati non idonei per carenza di competenze professionali specifiche (60%), poca esperienza lavorativa nel settore (47%) e scarsa conoscenza delle lingue straniere (35%).

Un ultimo elemento di indagine è stato il livello di attrattività delle imprese. Il 58% delle aziende interpellate pensa che la sfida più grande nel 2017 sarà attrarre talenti per le successive fasi di crescita, tuttavia meno della metà delle organizzazioni (il 45%) ritiene di essere già in grado di attrarre anche i candidati migliori. I principali elementi che contribuiscono a rendere desiderabile un posto di lavoro sono le buone opportunità di crescita professionale (66%), seguite da buon ambiente di lavoro, cultura aziendale e clima organizzativo (63%). La principale ragione che spinge invece i già dipendenti a rassegnare le dimissioni è una miglior offerta per condizioni economiche (nel 58% dei casi), seguita dalla possibilità di più rapidi avanzamenti di carriera altrove (33%) e dalla scelta di cambiare professione (32%).

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