il leader dell'innovazione e il coraggio di cambiare l'azienda

16/12/2015 10:25:27

Sono poche le aziende che innovano davvero. A volte perché manca un leader in grado di creare un nuovo ambiente di lavoro, in cui le persone possano pensare e lavorare insieme in modo diverso. Come? Lo spiegano gli autori del libro Genio Collettivo

In azienda, oggi, la pianificazione non basta più. L’aumento della complessità impone alle organizzazioni competenze nuove, più agili e flessibili, per far fronte a cambiamenti più a breve termine e agli stessi imprevisti, per loro natura non pianificabili. Di fronte a problemi nuovi, infatti, servono soluzioni nuove e utili, incoraggiate da una nuova leadership capace di destreggiarsi tra i paradossi dell’innovazione stessa: struttura verso improvvisazione, individuo verso gruppo, performance verso apprendimento. Manifesto di una leadership capace di generare reale innovazione è il libro Genio collettivo (Franco Angeli, 2015), scritto a più mani da Linda Hill, Emily Truelove, Ken Lineback e Greg Brandeau, relatore all’ultimo Wobi di Milano, per anni responsabile dei sistemi informativi di Pixar, la casa di produzione cinematografica che ha realizzato numerosi successi di computer grafica, come Toy Story, Nemo, Up, Cars e la recentissima Inside Out.


A seguito di indagini presso le aziende più innovative sul mercato, gli autori propongono una rivoluzione copernicana del modello classico di leadership. Il leader classico che presenta la propria visione strategica e ispira l’organizzazione nel seguirla e metterla in atto può essere utile quando un problema o un cambiamento hanno già davanti a sé una soluzione chiara, ma è controproducente se servono risposte originali a un problema nuovo o a un nuovo scenario. In tal caso, il leader dell’innovazione deve aiutare a creare un clima, un contesto dove le persone siano disponibili e abbiano la capacità di pensare e lavorare insieme in modo diverso, estraendo le singole frazioni di genialità da ciascuno per poi combinarle in un’opera innovativa.


Sono tre le principali capacità organizzative delle aziende che riescono a innovare:

 1. Collaborazione tra i dipendenti

Alla base della collaborazione c’è la convinzione, confermata da numerose ricerche empiriche, che l’innovazione non sia frutto di una genialità isolata, il cosiddetto “lampo di genio”, ma nasca dall’interazione tra più persone con idee, punti di vista ed esperienze diverse. Il leader deve favorire quell’attrito creativo, detto anche “conflitto cognitivo”, che lascia da parte giudizi personali e reazioni emotive, e si concentra invece sul confronto-scontro di idee e proposte, dal cui attrito possono appunto emergere scintille innovative. L’innovazione è dunque un’opera collettiva, il risultato di un processo condiviso.

 2. Apprendimento dalle scoperte fatte

Processo sì, ma non del tutto pianificato e regolato da step, ruoli e funzioni. Data una cornice di riferimento su cui non si transige, per risolvere problemi inediti in modo innovativo bisogna permettere alla organizzazione di fare tentativi ed errori, di sbagliare e di perdere apparentemente tempo. L’innovazione richiede infatti una forma mentis che accetti di provare, apprendere, modificare e riprovare continuamente (processo iterativo). Per questo serve un leader che non abbia remore ad ascoltare e a prendere in considerazione tutte le proposte, anche tornando sui propri passi, per esempio rivalutando una idea scartata all’inizio perché giudicata non pertinente o impossibile da realizzare.

 3. Capacità di prendere decisioni integrate

L’approccio integrativo è la terza via, rispetto a una soluzione imposta con vincitori e vinti e rispetto al compromesso fra opzioni o punti di vista diversi, in genere non soddisfacente per nessuno. Le scelte integrative, invece, associano tra loro idee che prima sembravano in opposizione fra loro, arrivando a una soluzione migliore. La leadership della innovazione promuove attivamente questo processo creativo, evitando di bocciare le opzioni apparentemente in contrasto tra loro, e anzi favorendo il reciproco affinamento e stimolo per arrivare a uno sbocco più innovativo. Questo richiede tempo per la discussione e per la verifica con prove ed errori. Di fatto, ogni fase di lavorazione di un progetto è soggetto a revisione fino all’ultimo istante, ma a questo scopo serve una leadership che aiuti a superare le resistenze e favorisca la sperimentazione di approcci diversi senza pregiudizi, pur nel rispetto di alcuni punti fermi, come il budget e i tempi di realizzazione. Sono i paradossi che deve gestire il leader dell’innovazione, compito non facile e per cui serve una buona dose di coraggio. Per questo, concludono gli autori, sono poche le aziende che riescono a innovare davvero.

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