sostenibilità ed economia circolare nel settore moda.

21/06/2021 17:00:00

Il tema della sostenibilità - ambientale, economica e sociale - è oggi quanto mai attuale. Interessa non soltanto il singolo individuo, ma anche istituzioni e  aziende.

Storicamente, l’industria della moda è stata per molto tempo considerata una delle più impattanti per l’ambiente, per via di una produzione di filiera molto lunga e di un modello produttivo basato sul rapido deterioramento dei prodotti. Nella nostra società consumistica, il capo di abbigliamento è sempre stato visto come un bene effimero di cui disfarsi dopo un tempo relativamente breve, per restare al passo con una moda che è in costante e repentino cambiamento.
Una nuova sensibilità sta però emergendo negli ultimi anni, trainata dall’esempio di aziende virtuose come Save The Duck.

Nonostante i tanti passi avanti compiuti, la moda mostra ancora ampi margini per implementare strategie che vadano nella direzione di una maggiore sostenibilità.

Si tratta di una scelta non solo eticamente corretta, ma anche premiante: se nel 2019 i consumatori orientati verso scelte sostenibili rappresentavano il 29% del totale, nel 2020 questa cifra è salita al 63%.

L’impegno per ridurre il nostro impatto sul pianeta, che fornisce interessanti opportunità per le aziende di ogni settore, è stato approfondito nel corso del Digital Coffee Break, il consueto appuntamento virtuale di Randstad Professionals, che ha avuto come ospite Silvia Mazzanti, Product & Sustainability manager di Save The Duck, un’azienda che ha la sostenibilità nel DNA del proprio modello di business.

la moda e l’impatto sull’ambiente.

La fast fashion ha sicuramente un forte impatto ambientale. La filiera produttiva della fibra è lunga e complessa: dalla produzione tessile alla tintura, dalla cucitura allo stoccaggio nei magazzini, i passaggi sono molteplici e spesso avvengono ciascuno in un paese diverso, con il coinvolgimento di tantissime persone.

Durante queste fasi di lavorazione dei capi gli effetti sull’ambiente sono molto importanti: un altissimo consumo di acqua e di inquinamento chimico, insieme a un ampio spreco di sfridi tessili. Parliamo di oltre 92 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti e di 79 trilioni di litri di acqua consumata nel corso di un anno.

il cambiamento nella direzione della sostenibilità.

Cambiare modello di business puntando sulla decelerazione della produzione e sull’introduzione di pratiche sostenibili durante tutta la catena di produzione non solo è possibile, ma a lungo termine è un ottimo investimento.

Il modello della fast fashion, infatti, si sta esaurendo: l’attenzione dei consumatori rispetto ai comportamenti delle aziende è sempre più elevata, mentre cresce rapidamente il mercato della vendita degli abiti usati, sia online che presso punti vendita. Aumenta anche l’abitudine al riciclo, chiave di un’economia circolare in sostituzione a un ciclo di vita lineare del prodotto.

i dipartimenti  coinvolti.

Tutti i dipartimenti sono coinvolti nella transizione dell’azienda verso una dimensione di sostenibilità. Nel dettaglio:

  • ricerca, sviluppo & innovation: ricerca di nuove materie prime, nuovi fornitori e macchinari
  • ufficio stile e prodotto: creazione di collezioni realizzate con materiali sostenibili
  • merchandiser: analisi di mercato, competitors e trend
  • operations & supply chain: acquisto e approvvigionamento delle forniture
  • marketing & communication: comunicazione interna ed esterna dell’impegno aziendale, brand reputation
  • risorse umane: cultura aziendale, diversity inclusion, gender gap
  • servizi generali: adeguamento infrastrutture, utilizzo energie rinnovabili.

i nuovi ruoli professionali.

Un modello di azienda sostenibile si raggiunge anche, e soprattutto, grazie alle persone coinvolte. Una cultura aziendale improntata alla sostenibilità è trasversale e deve essere trasmessa a tutti i dipendenti e collaboratori.

Esistono poi, in aggiunta, ruoli specifici orientati proprio al controllo dell’impatto aziendale sull’ambiente e sulla società:

  • Head of Sustainability: responsabile della sostenibilità a 360 gradi
  • Sustainability manager: guida l’implementazione di soluzioni innovative e sostenibili
  • Product compliance & Sustainability supply chain manager: responsabile della filiera di approvvigionamento
  • Sustainability manager & Corporate communications: responsabile della reputation dell’azienda all’interno e all’esterno
  • CSR coordinator: responsabile della Corporate Social Responsability
  • Vendor & Compliance manager: garantisce la sostenibilità dei fornitori.

case study: Save The Duck.

Save The Duck, come appare immediatamente chiaro dal nome del brand, è un’azienda che si impegna nella salvaguardia degli animali e dell’ambiente.

L’idea del fondatore Nicolas Bargi è che sia possibile realizzare una linea di abbigliamento senza utilizzare alcun prodotto di origine animale, a partire dai piumini senza piume d’oca, ma di altissima qualità, e per questo collocabili in una fascia alta di mercato. Un’intuizione vincente: Save The Duck non vende solo un prodotto, bensì una storia, un contenuto, un valore; il marchio diventa simbolo d’appartenenza, qualcosa di cui essere fieri.

“L’azienda di abbigliamento Forest nacque nel 1914 grazie allo spirito imprenditoriale di Foresto Bargi – ricorda Silvia Mazzanti, Product & sustainability manager -. Nel 2012 Nicolas Bargi, nipote di Foresto, lancia il marchio Save The Duck con il dichiarato impegno di creare un prodotto nel rispetto degli animali, dell’ambiente e delle persone. Nicolas ha viaggiato moltissimo e, dopo aver osservato numerosi contesti produttivi in tutto il mondo, ha deciso di non scendere mai a compromessi per quanto riguarda il rispetto delle persone, degli animali e dell’ambiente. Una scelta fondativa che rappresenta l’essenza stessa del brand, diversificandolo sul mercato”.

sostenibilità a tutto tondo.

Una visione etica del business si riflette in tutti gli ambiti. Save The Duck non si limita a evitare di utilizzare prodotti di origine animale. Questo aspetto si colloca all’interno di una visione più ampia.

“Al primo posto per noi ci sono sempre le persone – conferma Mazzanti -. Ciò significa ad esempio che consideriamo i fornitori come nostri collaboratori con i quali condividere una visione. I dipendenti abbracciano i nostri stessi valori, rispetto all’applicazione dei quali forniamo tutte le informazioni disponibili. Anche per quanto riguarda le sedi operative all’estero scegliamo di collaborare, non di colonizzare: in Cina abbiamo uno staff interamente cinese, evitando la collocazione dall’alto di manager italiani”.

Sostenibilità è un percorso fatto di coerenza e trasparenza; questo viaggio non ha un punto di arrivo e che si arricchisce di nuove occasioni a ogni tappa raggiunta, verso il perseguimento di obiettivi sempre più sfidanti.

Silvia Mazzanti

l’importanza delle certificazioni.

“Per quanto un’azienda possa raccontare bene le sue attività e i suoi valori, è importante a un certo punto avere uno sguardo esterno che validi il proprio operato – spiega Silvia Mazzanti -. Abbiamo analizzato le numerose certificazioni esistenti e scelto quelle più complete. In primo luogo siamo diventati Società Benefit: le Società Benefit sono aziende a duplice finalità che perseguono volontariamente, nell'esercizio dell'attività d'impresa, oltre allo scopo di lucro anche una o più finalità di beneficio comune. Siamo entrati così a far parte di un bellissimo network di aziende, scoprendo che l’Italia è all’avanguardia in questo campo e rappresenta un esempio per gli altri Paesi”.

Il secondo step è stata la certificazione B Corp: “Rispetto ad altre certificazioni,  B Corp offre l’approccio più olistico perché tiene in considerazione tutti gli aspetti aziendali. Quindi permette di capire cosa funziona e dove si può ancora migliorare. Per noi si è aperto un mondo e abbiamo iniziato ad aggiungere, passo dopo passo, nuovi obiettivi: a gennaio 2020 siamo diventati supporter di UN Global Compact, un’iniziativa delle Nazioni Unite che aiuta le aziende ad allineare strategie e operazioni ai principi universali in materia di diritti umani, lavoro, ambiente e anticorruzione; a settembre 2020 abbiamo rafforzato il nostro impegno sociale sottoscrivendo gli Women Empowerment Principles per promuovere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne; infine, ci siamo impegnati a raggiungere la carbon neutrality entro il 2030. Grazie a questo percorso abbiamo avuto conferma che pur essendo un’azienda profit è possibile non scendere a compromessi e ottenere benefici anche per la collettività”.

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Silvia Mazzanti

Product & sustainability manager - Save The Duck.

Da sempre appassionata di moda, ho una formazione in Fashion Design, con specializzazione in Product Management. Nel mio percorso lavorativo ha spaziato nel corso di oltre vent’anni di attività dalle collaborazioni con aziende di total look, pret-à- porter, denim, fino al capospalla. Da 4 anni guido il sustainability team di Save The Duck nel percorso verso la sostenibilità; seguo inoltre la collezione di punta Pro-tech e le special collab con stilisti ospiti. 

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