parità di genere sul lavoro: l’opinione degli italiani

18/10/2016 11:35:10

Gli italiani approvano la diversità di genere sul lavoro, ma il 64% preferisce che il capo sia un uomo

Cosa pensano gli italiani della parità di trattamento tra i generi sul posto di lavoro?
A rivelarlo è il Randstad Workmonitor relativo al terzo trimestre 2016, l’indagine sul mondo del lavoro condotta da Randstad a livello mondiale - 33 sono i paesi coinvolti - su un campione di 400 lavoratori per nazione di età compresa tra 18 e 65 anni.

Guardando ai dati italiani, la percezione che i nostri lavoratori hanno delle pari opportunità sul lavoro mostra un’evidente ambivalenza: da un lato, la maggioranza di essi dichiara la propria preferenza per ambienti caratterizzati dalla diversità di genere; d’altra parte, però, una buona percentuale crede che non vi sia parità di trattamento tra uomini e donne in caso di selezione o avanzamento di carriera. E non finisce qui: una visione nettamente tradizionalista è quella espressa dal 64% degli intervistati, secondo i quali è meglio lavorare alle dipendenze di un diretto superiore di genere maschile.

Analizziamo nel dettaglio i risultati del Randstad Workmonitor sulla parità di genere, per poi concludere con l’attenta valutazione espressa al riguardo da Marco Ceresa, Amministratore Delegato di Randstad Italia.
A differenza della media dei giudizi riferiti dagli intervistati a livello globale, gli italiani tengono in grande considerazione il valore della diversità sul lavoro, soprattutto nei rapporti tra colleghi di pari grado.

Lo studio rileva, infatti, che lavorare in contesti professionali caratterizzati da diversità di genere è una condizione preferita dal 91% dei nostri lavoratori (la media mondiale è inferiore di 4 punti percentuali); i risultati raggiunti da team eterogenei, inoltre, sono migliori di quelli derivanti dal lavoro di gruppi omogenei per l’89% di essi (contro il 68% della media globale). Il giudizio dei lavoratori italiani è complessivamente positivo anche per quanto riguarda la percezione del trattamento riservato dalle aziende a lavoratori di generi diversi: questo è percepito come identico dall’82% del campione; l’81% crede anche che il trattamento delle imprese, a parità di funzione, resti invariato.

Nell’immaginario degli italiani le cose cambiano, però, quando si parla di competizione tra i generi per l’accesso ad una posizione di lavoro o per l’ottenimento di una promozione: il 33% degli italiani ritiene che, in entrambi i casi, non vi sia parità di trattamento.
Entrando nello specifico, l’80% crede che, a parità di competenze, i lavoratori uomini siano preferiti alle donne; che queste siano favorite lo pensa solo il 20% degli intervistati.

A fronte della rilevazione di un’evidente disparità di trattamento tra i generi, il 43% del campione è propenso ad accettare trattamenti di favore riservati ad uno dei due generi proprio al fine di garantire la parità sul posto di lavoro (la media di giudizio globale è, in questo caso, inferiore di 7 punti percentuali, e quella europea di ben 13 punti).

Cambia qualcosa nel giudizio dei lavoratori italiani nei confronti dell’anzianità di ruolo?
Per un loro 62%, la parità di genere cresce al suo aumentare ma, invitati ad esprimere la loro preferenza nei confronti del genere del loro capo, il 64% si dichiara favorevole ad interagire con un diretto superiore di genere maschile.
L’indagine condotta da Randstad sul mercato del lavoro si è anche riproposta di sondare l’opinione degli italiani riguardo il ruolo dei manager nella promozione della parità di trattamento tra generi diversi: ben il 72% ritiene che il proprio capo svolga un ruolo fondamentale nel favorire la coesione del team di lavoro; il 70% crede che il proprio diretto superiore, incarnando i valori aziendali, sia da esempio per i dipendenti.

Venendo al giudizio di Marco Ceresa sui risultati del Randstad Workmonitor, il quadro che emerge dall’analisi della percezione della parità di genere nel mondo del lavoro italiano è quello di una sostanziale discrepanza tra una certa solidarietà orizzontale tra pari - che sembrano aver colto il valore della diversità nell’ambiente lavorativo - e il retaggio della tradizione, che fa ancora sentire il suo peso quando si analizzano relazioni gerarchiche, accesso a posizioni di prestigio e avanzamento di carriera.

Di fronte ad una simile asimmetria, l’opinione dell’AD di Randstad Italia è chiara: è necessario affermare con forza il sostegno collettivo alla parità di genere sul posto di lavoro e battersi contro il permanere di visioni tradizionalistiche ancora restie a riconoscere il valore del bagaglio di competenze ed esperienze femminili nelle gerarchie professionali.

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