un ambiente di lavoro multi-generazionale aiuta l’innovazione.

04/07/2018 12:36:59

Un ambiente di lavoro multi-generazionale ed eterogeneo aiuta l’innovazione. E spinge i dipendenti ad avere performance più elevate. A rivelarlo è l’ultima edizione dell’indagine trimestrale “Randstad Workmonitor”, condotta da Randstad in 34 Paesi del mondo su un campione di 400 lavoratori di età compresa fra i 18 e i 65 anni. Vediamo nel dettaglio i dati relativi alla realtà italiana. 

Secondo i risultati della ricerca, l’84% degli intervistati ritiene che un ambiente di lavoro diversificato, composto da un team di giovani e adulti, sia il terreno adatto per innovazione, progresso e crescita. In un clima del genere, dove la differenza generazionale è l’impronta connotativa più rilevante, è gradevole lavorare e i risultati professionali si raggiungono prima e meglio. Il 92% dei lavoratori italiani, invece, ritiene che “squadre miste” siano l’ideale per proporre idee e soluzioni innovative. Marco Ceresa, Amministratore delegato di Randstad Italia, commenta così i dati rilevati: “Gli italiani si mostrano aperti e convinti dei vantaggi di un ambiente di lavoro multi-generazionale, che fa già parte della quotidianità del 74% dei lavoratori”. 

Nonostante gli uffici misti siano una realtà consolidata, facendo un confronto internazionale, l’Italia occupa gli ultimi posti della classifica quando si parla di diffusione di team intergenerazionali (12 punti percentuali in meno rispetto alla media europea, 11 rispetto a quella globale). Il dato che fa più riflettere, però, è quello relativo al consenso: l’Italia è al terzultimo posto (79%), seguita solo da Ungheria (76%) e Giappone (56%). La percentuale globale dei lavoratori che credono, invece, e accettano di buon grado di lavorare con persone di tutte le età è 85%, 6 punti in più rispetto al Bel Paese. Ad avere più fiducia nei confronti di squadre di lavoro intergenerazionali sono i colleghi adulti. Qui, infatti, si registra una percentuale del 86% dei lavoratori over 35, contro il 78% della fascia 18-34. 

Innovazione, dunque, ma anche tradizione. L’indagine “Randstad Workmonitor” rileva, infatti, una certa tradizionalità e visione gerarchica quando si parla di rapporti tra dipendenti e manager. Il 70% del campione italiano preferisce un capo coetaneo o più grande. Valore che, insieme alla Spagna, al Regno Unito e alla Grecia, è tra i più alti in Europa. A tal proposito, Marco Ceresa commenta: “Appaiono ancora legati a una mentalità tradizionale che associa il prestigio e l’autorevolezza dei team leader all’età, con solo il 20% dei dipendenti che vorrebbe un capo più giovane. Il fatto che siano proprio i più giovani a sottolineare l’importanza dell’anzianità del diretto superiore (78% degli under 34, +11% rispetto ai lavoratori più adulti) dimostra come in Italia sia ancora diffusa una mentalità fortemente gerarchica nei rapporti fra colleghi ed è allo stesso tempo il segnale di una cultura aziendale che fatica a integrare e valorizzare il contributo di generazioni fra loro distanti”. 

Continuando nell’analisi, dall’indagine Randstad emerge che le maggiori differenze avvertite all’interno dei team di lavoro multi-generazionali riguardano lo stile di comunicazione. Il 73% dichiara di avere difficoltà a comunicare con i colleghi di altre generazioni. Problema che non viene avvertito, invece, dai profili più senior e dai team leader, che riescono ad adattarsi con più facilità e a interagire con tutte le fasce di età. A differenziare i lavoratori più giovani da quelli meno, infine, c’è la diversa propensione all’utilizzo dei social network: il 56% dei dipendenti instaura relazioni social con i colleghi, percentuale che sale al 73% nel segmento 18-34 anni.