la normativa da seguire per implementare lo smart working in azienda.

18/09/2019 10:33:27

Lo smart working per le aziende italiane è stato regolamentato nel maggio del 2017, attraverso il medesimo testo legislativo del “Jobs Act lavoro autonomo” (legge 81 del 22 maggio 2017). Tutte le imprese che decidono di avviare delle forme di lavoro agile, dunque, devono rifarsi a questa normativa e rispettarne le regole. Ecco, dunque, quali sono i passi da seguire per implementare un modello di smart working nelle aziende italiane.

Lo smart working secondo le leggi italiane

All'articolo 18 della legge n.81 del 2017 viene indicata la definizione di smart working per le aziende italiane. «Una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa». Ne consegue dunque che, in regime di lavoro agile, la prestazione lavorativa viene svolta in parte all'interno degli spazi aziendali e in parte all'esterno di questi - senza una postazione fissa - mediante degli strumenti tecnologici atti a permettere il lavoro da remoto. Gli smart workers, però, hanno gli stessi diritti e doveri dei normali dipendenti in fatto di ore: i limiti per la durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale sono, infatti, sempre quelli stabiliti a livello di contrattazione collettiva.

Smart working nelle aziende italiane: come implementarlo

Smart working aziende italiane: l'accordo

Prima di implementare lo smart working l'azienda e il dipendente devono stipulare un accordo scritto, nel quale devono essere esplicitati i requisiti della collaborazione, la durata, il tempo e la modalità di recesso, nonché gli aspetti legali relativi a salute e sicurezza. Nell'accordo in forma scritta, quindi, è necessario descrivere quelle che saranno le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa al di fuori delle sedi aziendali, esplicitando il potere direttivo dei superiori, gli strumenti da impiegare, gli orari e i tempi di riposo.

Non è tutto qui. Come anticipato, nell'accordo che definisce il rapporto di smart working devono essere specificati anche i termini di recesso. Va detto che in ogni caso, per i lavori a tempo indeterminato, il preavviso non può essere inferiore ai 30 giorni – eccezion fatta per il recesso con giustificato motivo – limite che arriva a 90 giorni nel caso di lavoratori disabili.

È particolarmente interessante quanto dice la legge in merito alla salute e alla sicurezza del lavoratore in regime di smart working. La normativa spiega, infatti, che il dipendente è tenuto a osservare le necessarie misure di prevenzione disposte dal datore di lavoro per prevenire infortuni anche all'esterno dell’ufficio. Oltre questo, infine, bisogna precisare che il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni e contro le malattie professionali anche per quanto riguarda l'attività lavorativa svolta da remoto.

Ecco un fac simile del contratto di smart working che datore di lavoro e dipendente devono sottoscrivere. (Fonte: Studio Cataldi)