diversità in azienda: quattro mosse per valorizzarla

22/05/2015 16:52:43

Riguardo alle politiche di diversity management, l'Italia sembra ancora indietro rispetto ad altri Paesi. Ma il Diversity Management Lab di Sda Bocconi suggerisce la strada da seguire.

Non solo part-time o asili nido. La gestione della diversity in azienda comprende tutto l’insieme delle pratiche finalizzate a riconoscere e valorizzare ogni forma di diversità, dal genere all'età, dall'orientamento sessuale all'etnia, dai carichi familiari alla disabilità. E non ha un obiettivo tattico ed estemporaneo, ma strategico: creare un ambiente inclusivo che migliori il clima e il benessere e, di conseguenza, la produttività delle persone e dell’organizzazione stessa.

Il diversity management in Italia

In Italia solo il 21% delle aziende (una su cinque) adotta politiche di diversity management - percentuale che nel 2005 era già più del doppio all'interno dell'Unione europea – mentre il 29% dichiara di non essere nemmeno interessato a introdurle. Le cose vanno un po' meglio se si prendono in considerazione solo le imprese con più di mille dipendenti: in questo caso la percentuale di aziende “virtuose” dal punto di viste della diversità sale al 46%. Sono alcuni tra i principali risultati emersi da una ricerca condotta su 150 aziende con oltre 250 dipendenti promossa dal Diversity Management Lab di Sda Bocconi. Eppure la diversity fa bene anche al business: la società di consulenza Mckinsey sostiene, infatti, che una buona gestione della diversità produce una performance aziendale superiore del 57% perché migliora le relazioni umane attraverso team plurali ed inclusivi. Ma in Italia se ne parla poco, a eccezione delle multinazionali. Perché?

Politiche di gestione della diversità

Tante aziende non sanno che cosa significhi esattamente gestire la diversità, non comprendono l'impatto sul business e spesso affrontano il tema in maniera approssimativa e senza un piano strategico. Le politiche adottate riguardano soprattutto la diversità di genere (84%), seguita dalle politiche per le persone più mature (58%), dalle differenze culturali (39%) e dall'orientamento sessuale (10%), secondo l'indagine di Sda Bocconi. La gestione della disabilità e della malattia invece non vengono citate, come neppure la genitorialità, l’orientamento politico, sindacale e religioso, il livello di istruzione e il ruolo professionale o funzionale.

Una strategia per il diversity management

Ma come introdurre un sistema integrato ed efficace per migliorare attrattività, competitività e performance aziendali? Lavorando in modo sinergico su cultura, struttura e processo, guidati da un piano gestionale strategico. Simona Cuomo, Leadership professor, Lead coach e coordinatore del Diversity Management Lab di Sda Bocconi, suggerisce quattro step:

1. avere la sponsorship del vertice, che riconosca il valore strategico del diversity management e ne faccia una programmazione di lungo periodo;

2. predisporre un'unità organizzativa con una funzione dedicata, che abbia capacità decisionale, budget e risultati da portare in base a una strategia concordata (miglior clima, maggior engagement, migliori performance). Un pool di risorse che comprenda HR, comunicazione e corporate social responsibility, in modo da affrontare il tema in modo integrato e trasversale, sarebbe ottimale;

3. costruire pratiche e processi a supporto: rivisitazione del ciclo HR dalla selezione alla retention secondo la leva della diversity; utilizzare tutte le leve della flessibilità; le politiche a supporto della famiglia (papà, mamma e genitori anziani) con il work-life balance e la conciliazione; pratiche ad hoc per la disabilità e la malattia; diritti estesi alle diverse identità sessuali e sostenere con formazione, coaching, e mentoring i gruppi più svantaggiati in azienda;

4. rivisitare la cultura aziendale e adottare un stile di leadership che tenga conto della diversity.

Vuoi saperne di più sul diversity management? Guarda questo video di Valentina Sangiorgi, HR Director di Randstad Italia