lavorare da casa: quando serve la partita iva.

05/02/2019 14:33:13

Lavorare da casa ha molti vantaggi. Grazie all’aumento della tecnologia a nostra disposizione sempre più lavori possono essere svolti in modo efficace senza dover uscire dalle mura domestiche. Come freelance sono tante le mansioni che si possono portare avanti da casa senza doversi per forza rivolgere a un commercialista e aprire una partita IVA. Prima di iniziare bisogna però essere sicuri di essere in regola con il Fisco e di rispettare la normativa vigente senza incorrere in eventuali sanzioni. Scopriamo insieme tutte le casistiche che permettono di lavorare da casa e quali sono gli obblighi correlati. 


Le tipologie di lavoro da casa sono principalmente due. Il primo è il lavoro dipendente che non richiede però di recarsi in ufficio tutti i giorni. Alcune aziende assumono infatti personale attraverso lo smart working, ripensando completamente l’organizzazione tradizionale del lavoro. Questi dipendenti non devono fisicamente recarsi in ufficio (o solo in determinati giorni della settimana) e possono ugualmente raggiungere gli obiettivi aziendali. 

La seconda tipologia è il lavoratore autonomo, la figura professionale che più ci interessa in questo momento dal punto di vista fiscale. L’apertura o meno della partita IVA per il freelance dipende non solo dal superamento della soglia dei 5mila euro ma anche dal tipo di attività svolta e se il lavoro è abituale e continuativo. In alcuni casi, come ad esempio la traduzione occasionale di un testo, non si richiede infatti la necessità dell’apertura di una partita IVA ma, per risultare in regola con il Fisco, basterà pagare le tasse. Nel caso in cui si superi invece la somma di 5mila euro con la ritenuta d’acconto del 20%, per rispettare la legge, basterà semplicemente iscriversi alla Gestione Separata dell’INPS. 

Quando è necessario aprire la Partita IVA

Se i committenti hanno necessità di ricevere una regolare fattura e il lavoro svolto è di tipo continuativo, sarà necessario iniziare la procedura di apertura di partita IVA. Farlo è molto semplice: basta infatti compilare il modello predisposto dall’Agenzia delle Entrate e in poche ore avrai il tuo codice a 11 cifre. A questo punto sarà però necessario capire se devi anche iscriverti alla Camera di Commercio o a un albo professionale, questo dipende infatti dal tipo di lavoro. 

Il lavoratore che svolge mansioni di tipo professionale non deve effettuare l’iscrizione alla Camera di Commercio mentre sono soggette a questa procedura tutte le attività di tipo commerciale, artigianale e quelle legate all’intermediazione. L’iscrizione si può fare al momento dell’apertura della P.IVA e la somma richiesta è circa 65 euro di diritti annuali. Per quanto riguarda il pagamento dei contributi, a seconda della categoria a cui si appartiene, ci si dovrà iscrivere alla Gestione separata dell’INPS o alla cassa di previdenza di appartenenza specifica. 

Un commercialista saprà consigliarti al meglio sulla Partita IVA che fa al caso tuo. Anche quest’anno sarà ad esempio possibile godere delle agevolazioni previste dal regime forfettario, con il quale non si avrà l’obbligo di presentare la dichiarazione e si è esclusi dalla fatturazione elettronica nel 2019. Per accedere a questo regime il volume di affari non deve superare i 65mila euro l’anno, come previsto dall’attuale Legge di Bilancio. Alcuni freelance con Partita IVA possono detrarre le spese relative all’immobile - fino al 50% per l’attività svolta - mentre con il regime forfettario non è possibile detrarre oneri e spese.