ikea, dove la csr è di casa

14/05/2015 16:58:14

È stata premiata con il Randstad Globe come azienda più attrattiva per l'impegno e l'attenzione dedicati all'ambiente e alle persone. Non è un caso, perché «le tematiche di responsabilità sociale sono da sempre nella nostra tradizione», spiega Stefano Brown, Sustainability manager della multinazionale svedese

Il traguardo è stato fissato: 2020. Una data molto importante per il Gruppo Ikea, entro la quale saranno raggiunti gli ambiziosi obiettivi della strategia per la sostenibilità ambientale denominata People & Planet Positive, che prevede, tra i vari punti, la totale indipendenza dal punto di vista energetico e l'utilizzo di sola energia pulita per soddisfare il fabbisogno di negozi ed edifici. Ma c'è molto di più in questa strategia globale che parte dalla visione del Gruppo Ikea di creare una vita quotidiana migliore (e sostenibile) per le persone. Knowledge 360 ne ha parlato con Stefano Brown, Sustainability manager di Ikea Italia, azienda premiata con il Randstad Globe per essersi distinta – agli occhi dei suoi potenziali dipendenti – per l'impegno profuso a sostegno dell'ambiente e della società.

Dottor Brown, partiamo innanzitutto dal premio ricevuto durante la serata del Randstad Award: che cosa rappresenta per voi questo riconoscimento?

«Un premio come questo ci fa molto piacere: significa che le attività che stiamo portando avanti, sia a livello mondiale sia in Italia, sono ben recepite dal pubblico. Ikea, infatti, è attiva da tempo su tematiche ambientali e di natura sociale, che fanno parte della nostra tradizione e del nostro dna. Questo premio, poi, ha un valore molto importante, dato che il giudizio proviene da persone che conoscono molto bene le realtà aziendali del nostro Paese».

Un premio che siete meritati, viste le numerose iniziative organizzate.

«In azienda si è iniziato a parlare di questi temi agli inizi degli anni '90, quando ancora termini come Csr e share values erano poco utilizzati. Possiamo dire di essere stati dei pionieri in questo campo. Nel 2012 abbiamo lanciato la strategia globale People & Planet Positive per aiutare e ispirare milioni di persone a vivere in maniera più sostenibile a casa, dando noi il buon esempio: abbiamo lavorato sui nostri prodotti, sulle risorse e i materiali che utilizziamo e dato vita ad attività a sostegno di persone e comunità locali».

In vista del 2020, a che punto siete ora?

«C'è ancora un po' di strada da fare, ma siamo sulla direzione giusta. Alcuni esempi: oggi il 42% dell'energia che utilizziamo proviene da fonti rinnovabili. E nella lotta agli sprechi stiamo già raggiungendo ottimi risultati: in Italia, ad esempio, alla fine del 2015 risparmieremo il 35% di energia rispetto a quella consumata nel 2010, mentre per quanto riguarda la raccolta differenziata siamo già arrivati all'82%».

Perché le attività di Csr rappresentano un pilastro di Ikea?

«Le attività di Csr non incidono solo sulla reputazione aziendale, ma contribuiscono a sostenere il successo dell'azienda dal punto di vista commerciale. Ikea ha il controllo di tutta la value chain di un prodotto, dalla sua ideazione fino alla fine del ciclo di vita. È una responsabilità, ma anche un'opportunità, che ci consente di entrare in profondità in tutte le tematiche. Non dimentichiamoci poi la nostra filosofia, che punta al miglioramento costante di tutti i suoi prodotti».

Secondo lei, perché le attività di Csr hanno acquisito questa importanza nell'ambito dell'employer branding? Che cosa si aspettano i potenziali lavoratori?

«Anche ora, in tempo di crisi, c'è una grande attenzione verso queste tematiche, specialmente da parte dei più giovani: la sostenibilità per loro è un valore da non sottovalutare, perché significa anche diversity, etica, inclusione, libertà di sentirsi se stessi e di dar spazio a creatività e talento, senza paura di sbagliare e senza sottostare a regole troppo rigide. È quello che Ikea cerca di fare e trasmettere tutti i giorni».

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