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2 terzi degli studenti di oggi faranno un lavoro che oggi non esiste. In Italia si soffre di una enorme scarsità di talenti lavorativi.

Le 2 frasi precedenti sono certamente forti, da un certo punto di vista provocatorie (anche se assolutamente vere e reali), ma la cosa sorprendente non è quanto ci possano spaventare, bensì che contengano al loro interno delle enormi opportunità di crescita.

In uno studio del blasonato World Economic Forum, risalente al non lontano 2016, si legge infatti quanto segue:

“By one popular estimate, 65% of children entering primary school today will ultimately end up working in completely new job types that don’t yet exist”

che a casa nostra potremmo tradurre che, in base ad una stima, il 65% dei bambini che entrano nella scuola primaria finirà per essere occupato in tipi di lavoro completamente nuovi. Questo ci mette di fronte ad opportunità completamente nuove, mai viste

2 terzi degli studenti di oggi faranno un lavoro che oggi non esiste. In Italia si soffre di una enorme scarsità di talenti lavorativi.

Le 2 frasi precedenti sono certamente forti, da un certo punto di vista provocatorie (anche se assolutamente vere e reali), ma la cosa sorprendente non è quanto ci possano spaventare, bensì che contengano al loro interno delle enormi opportunità di crescita.

In uno studio del blasonato World Economic Forum, risalente al non lontano 2016, si legge infatti quanto segue: “By one popular estimate, 65% of children entering primary school today will ultimately end up working in completely new job types that don’t yet exist”, che a casa nostra potremmo tradurre che, in base ad una stima, il 65% dei bambini che entrano nella scuola primaria finirà per essere occupato in tipi di lavoro completamente nuovi. Questo ci mette di fronte ad opportunità completamente nuove, mai viste fino ad oggi, che pongono nella creatività e nella formazione l’unico limite oggettivo.

La formazione per risolvere la "talent scarcity"

Dall’altra parte abbiamo una necessità legata a quella che viene definita la “talent scarcity”, ovvero la scarsità di talenti lavorativi; scarsità non dovuta alla mancanza di volontà da parte dei lavoratori o aspiranti tali, ma alla carenza della formazione adeguata, formazione che deve tenere conto delle nuove forme mentis dei lavoratori e delle necessità delle aziende.

A questo, per completare il quadro in cui si deve agire sul lavoro, si deve aggiungere che in Italia esiste una oggettiva problematica legata alla poca flessibilità nel mondo del lavoro, ovvero assumere qualcuno equivale a creare un rapporto complesso nei vincoli, un rapporto a tratti difficile da gestire. 

Va da sé che sia l’aspirante dipendente, sia il datore di lavoro abbiano tutto l’interesse ad avere un percorso formativo che possa soddisfare i due punti di vista: da una parte formarsi per lavorare al meglio e migliorare la propria condizione e dall’altra avere la certezza di affiancarsi a qualcuno che ci farà stare sereni per molto tempo.

Non è secondario, in effetti, il fatto che il lavoratore di oggi non interpreti più il lavoro - o sempre meno - come “il posto fisso” che lo possa portare alla pensione, ma come un luogo stimolante in cui poter crescere, sia da un punto lavorativo che intellettuale che sociale.

Ci stiamo lentamente e inesorabilmente accorgendo di un fatto risaputo ma spesso sottovalutato: passiamo un terzo della nostra vita al lavoro e, considerando che ne passiamo un altro terzo a dormire, il lavoro diventa quindi la parte probabilmente più importante (gratificante, stimolante e chi più ne ha…) della nostra vita.

Non siamo più culturalmente portati a pensare che il lavoro sia tempo utilizzato per guadagnare quello che ci serve per vivere, ma siamo indirizzati a pensare che sia tempo impiegato a migliorare la nostra vita e quelle degli altri e che questo, in definitiva, ci faccia anche guadagnare.

Questi sono i presupposti su cui si basano i progetti di Randstad di “Education” ovvero un grande investimento per l’analisi delle competenze, la progettazione e l’erogazione di percorsi per contrastare la “talent scarcity” di cui parlavo all’inizio dell’articolo.

L’impegno è semplice, nobile e audace: assicurare ad aziende e candidati le competenze necessarie per affrontare il futuro senza paura ed in modo autonomo. Come?

In tre fasi sostanziali che sono l’analisi delle competenze dei candidati e quelle richieste dalle imprese per essere quindi in grado di individuare le tendenze e le necessità del futuro; la progettazione di formazione su misura indirizzata al domani e l’erogazione di nuovi ed innovativi percorsi formativi.

Forse, a ben pensare, la frase “2 terzi degli studenti di oggi faranno un lavoro che oggi non esiste” non è del tutto vera o è vera nella misura in cui non facciamo nulla per guardare al futuro e cercare di non farci trovare impreparati, sia come lavoratori che come imprese.

La percentuale del 65% di domani dipende in gran parte da noi oggi.