investire su persone e formazione

24/06/2015 16:54:22

Claudio Zanelli, Factory manager di Marini Bomag-Fayat Group, analizza l'attuale momento dell'industria italiana e individua le parole chiave per il futuro: «employability, ricerca e sviluppo, miglioramento, apprendimento»

L'industria italiana sta vivendo una fase di ripresa, come sostengono i dati di Federmeccanica. Ma si tratta di numeri che consentono di guardare al futuro con ottimismo? E quali sono le caratteristiche che deve avere un'azienda per essere competitiva nello scenario attuale? Nessuno meglio di chi in azienda ci lavora (da oltre vent'anni) può rispondere a queste domande: Claudio Zanelli, Factory manager per la divisione macchine semoventi di Marini Bomag-Fayat Group, unica azienda italiana del gruppo Fayat (colosso da oltre 19mila dipendenti e oltre 120 filiali nel mondo) con sede a Ravenna, circa 360 dipendenti, suddivisi nelle due divisioni, impianti per conglomerati bituminosi e macchine semoventi con il brand Bomag

Dottor Zanelli, iniziamo da questi dati positivi: che cosa ne pensa?

«Negli ultimi anni abbiamo perso circa un quarto delle PMI italiane e venduto quote di aziende storiche a gruppi stranieri. Questa crisi socioeconomica ha mutato il sistema industriale italiano: oggi si parla di ripresa, quasi sussurrandola, per il timore di essere smentiti. Il nostro Paese ha una cultura e un tessuto industriale incentrato sul terziario e le aziende resilienti, quelle che hanno saputo adattarsi al nuovo contesto, hanno intrapreso un percorso di miglioramento, sia dal punto di vista organizzativo che di innovazione tecnologica, e hanno ripreso a crescere. È un atteggiamento anche culturale, in parte indotto dal difficile contesto italiano, che avrà un effetto positivo per chi ha investito in questi anni nel miglioramento continuo».

Quindi possiamo essere ottimisti?

«Oggi abbiamo una certezza: dobbiamo continuare a migliorare, senza pensare al passato. Conferme positive, in termini di recupero di efficienza e riduzione dei costi, stanno convincendo alcuni settori a riportare in Italia prodotti prima decentrati nei Paesi a basso costo del lavoro. Questo fenomeno, chiamato back reshoring, non è più così isolato: negli ultimi anni, oltre 70 aziende hanno riportato in Italia la produzione; una classifica in cui siamo secondi solo all’America. Finalmente si ricomincia a percepire un clima di fiducia».

Tra le aziende che hanno saputo rendersi competitive in uno scenario globale difficile c'è anche Marini.

«Non si resiste navigando nel mare in tempesta senza una strategia e un team di persone con elevate competenze. Questi sono alcuni dei segreti che hanno permesso alla nostra azienda di continuare a realizzare con successo il proprio business in questi anni. Crediamo nel nostro lavoro, lavoriamo sui progetti di miglioramento, per rendere i nostri prodotti eccellenti, con il coinvolgimento attivo di clienti e partner. Tutta la catena del valore va coinvolta in questi processi, in particolare in periodi di forte crisi e perdita di volumi. Unire le idee è fondamentale per trovare risposte adeguate alle richieste del mercato: le sinergie diventano strumenti di problem solving».

Anche perché il quadro economico e produttivo è notevolmente cambiato.

«Le esigenze sono cambiate negli anni in funzione degli standard richiesti dal mercato: servono prodotti eccellenti e affidabili con caratteristiche tecniche elevate, a un costo inferiore. Per riuscire a raggiungere questi obiettivi occorre un forte commitment aziendale, e la consapevolezza che ogni dipendente è artefice di una parte del flusso».

Le persone e le loro competenze sono quindi al centro del progetto.

«Sono le persone a guidare il cambiamento e i processi, non il contrario. Ogni risorsa è un valore imprescindibile e va valutata per le sue competenze e potenzialità. L’aspetto premiante nella nostra azienda è quello di credere nei valori, fare sentire parte di un gruppo le persone, attivandone il potenziale per trovare insieme risposte concrete alle esigenze. Non servono solisti, ma persone disposte a lavorare in team interfunzionali, a mettersi in gioco nelle sfide che il mercato ci offre».

Le qualità umane sono importanti, ma lo sono anche le competenze tecniche.

«Le competenze e conoscenze delle metodologie della lean production (letteralmente, produzione snella e ottimizzata, ndr) sono prerogative importanti per contribuire al miglioramento, a tutti i livelli: prodotto, flussi, servizi, cliente. In un contesto aziendale in cui la ricerca e sviluppo sono un must, le competenze tecniche diventano essenziali per produrre il cambiamento. Buona comunicazione e leadership relazionale sono fondamentali per supportare la crescita dei team, comprendere le esigenze e trasformarle in piani di crescita professionale».

Quali sono le figure maggiormente ricercate dalla vostra azienda?

«Per l’area manufacturing, professionalità come il montatore meccanico e il saldatore sono tra le figure più ricercate. In ambito gestionale/tecnico/commerciale la ricerca verte sempre di più su profili che hanno competenze tecniche specifiche. L’attenzione al background di studio è aumentata negli ultimi anni: circa un terzo dei dipendenti ha un percorso universitario alle spalle».


Che cosa trovano le persone che vengono da voi?

«Da alcuni anni per le aree produttive abbiamo inserito un programma di formazione che coinvolge le persone neo assunte e quelle a tempo determinato. Possiamo contare su una struttura dedicata come l’Accademy Marini–Bomag. Abbiamo un forte focus su alcuni temi come qualità, sicurezza e le metodologie di lavoro: ogni persona viene informata e formata con l'affiancamento di tutor esperti e  l’ausilio di supporti informatici. In collaborazione con Randstad abbiamo anche realizzato percorsi riservati ai lavoratori somministrati».

Chiudiamo con un consiglio ai suoi colleghi: in che direzione bisogna guardare per il futuro?

«Pensando agli elementi ricorrenti che hanno caratterizzato il mio percorso professionale, ci sono tre aree sulle quali mi sento di porre l’attenzione:
1) investire su welfare aziendale e sulle persone con programmi di employability, coaching, mentoring; tutti processi che consentono di generare un buon clima e premiano l’azienda con un ritorno di efficienza e risultati;
2) favorire la ricerca e sviluppo, creare relazioni anche all’esterno dell’azienda con centri di ricerca e Università;
3) puntare ancora sulla formazione, ancora fondamentale per accrescere la cultura, trovando format e supporti più smart per migliorare l’apprendimento».

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