come costruire il proprio brand personale.

16/09/2015 12:09:35

In un mondo dominato dalla competizione e dall'importanza delle relazioni, costruire e presentare il proprio nome come un brand diventa una condizione necessaria per distinguersi e garantirsi sempre più opportunità in futuro. Ecco i consigli di due esperti

È tempo di personal branding. In un mondo sempre più competitivo e in cui le relazioni sono sempre più fondamentali, costruire il proprio nome come un brand è una condizione essenziale per costruire la propria employability nel tempo.


Ma cosa significa esattamente personal branding? Significa, per un professionista, offrire i propri servizi e le proprie competenze come un marchio che, in quanto tale, ha qualcosa di distintivo che lo rende unico e appetibile per un determinato segmento di mercato, con un valore sia pratico sia simbolico (e qui entrano in gioco elementi come affidabilità e lealtà, esattamente come una marca). 
In un mondo in continua evoluzione sembra essere sempre più necessaria un’azione congiunta di costruzione e presentazione del proprio nome come valore aggiunto, e non come commodity (con prodotti e servizi indifferenziati).

I 5 step per costruire il brand personale

Ma quali sono gli step fondamentali per costruire il proprio brand personale e mantenerlo aggiornato? Le risposte le offre un libro, Come costruire il tuo brand – Manuale di marketing personale per la competitività nel lavoro e nelle professioni (GueriniNext 2015) scritto da Manuel Schneer, psicologo, sociologo e fondatore di Axios Business Consultants e Adriana Velazquez, esperta di comunicazione e risorse umane, direttrice Axios Europa, presidente Aidp Umbria e responsabile Fondazione Bellisario Umbria.
Come hanno raccontato gli autori a Knowledge360, per costruire il proprio brand personale sono necessari 5 passi fondamentali:

  • Partire da sé con un’autodiagnosi dei propri punti di forza, in particolare degli elementi unici e distintivi così come sono percepiti dai propri clienti, dai colleghi e dai datori di lavoro.
  • Avere curiosità per ciò che accade fuori: acquisire informazioni su come cambia il mondo, il modo di lavorare e i bisogni del proprio mercato di riferimento.
  • Non lamentarsi, non essere attendisti, non aspettarsi le soluzioni da fuori, ma chiedersi quale contributo si possa dare in prima persona, quali opportunità si possano cogliere dentro il cambiamento e la crisi stessa, sviluppando la capacità di resilienza.
  • Chiarire gli obiettivi personali e professionali e fare un piano d’azione per conseguirli, in una logica d’integrazione dei due livelli (personale e professionale) in modo da esprimere autenticità, coerenza e credibilità.
  • Costruire e comunicare il proprio brand personale con una pianificazione e un controllo sistematico di quello che si fa e di come lo si fa, supportati da un'immagine efficace.

Il nome come un marchio: i requisiti

Ma non è tutto. Perché dopo aver costruito il proprio brand, è necessario “coltivarlo”, facendo in modo che sia riconosciuto come tale. Anche in questo caso Schneer e Velazquez elencano 5 requisiti necessari per raggiungere questo obiettivo:

  • Definire una personalità, una caratteristica che si vuole trasmettere come proprio marchio (problem solver, negoziatore, personalità proattiva, competenze specifiche).
  • Avere una leadership riconosciuta dai clienti in termini di stima e riconoscimento.
  • Possedere un valore positivo percepito dai clienti in termini di soddisfazione, lealtà e continuità nel rapporto venditore-compratore.
  • Valore del nome correlato ad altri valori positivi riconoscibili (modo di presentarsi, abbigliamento, stile di comunicazione).
  • Avere una identità relazionata con il posizionamento, ossia il “luogo” che si occupa in modo distintivo nella mente dei clienti.

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