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Tra le domande più temute durante un colloquio di lavoro, c’è sicuramente quella relativa ai punti di forza e debolezza del candidato. La risposta a questo quesito è un momento chiave nel percorso di selezione, che può davvero fare la differenza decidendo l’esito dell’intervista.

Ma come rispondere per fare buona impressione? Ecco alcune strategie per rispondere al meglio alla domanda sui pregi e difetti.

due persone che parlano in uno studio con altre tre collegate in videocall sullo sfondo
due persone che parlano in uno studio con altre tre collegate in videocall sullo sfondo

punti di forza e di debolezza al colloquio: perché vengono chiesti.

Prima di azzardare una risposta, è sempre bene chiedersi perché ci venga fatta questa domanda. 

Cosa stanno cercando di capire i selezionatori?
Qual è l’obiettivo e cosa vogliono mettere alla prova?

Riconoscere i propri limiti è senza dubbio indice di maturità professionale e voglia di migliorarsi. Ma il nocciolo della questione è un altro. Non tanto i difetti in sé, quanto il modo in cui reagiamo. Per essere più chiari: gli obiettivi del selezionatore sono fondamentalmente due: 

  1. Valutare la nostra reazione in una situazione di difficoltà o disagio 
  2. Vedere come organizziamo e formuliamo la risposta, nella forma e nella scelta degli argomenti

Di conseguenza, bisogna concentrarsi non solo sul cosa diciamo, ma anche (e soprattutto) sul come lo facciamo. Attraverso la nostra risposta, infatti, i recruiter disegneranno alcuni tratti della personalità. Valuteranno come potremmo reagire alle difficoltà e anche quale grado di consapevolezza abbiamo, sia delle nostre capacità sia della posizione per cui ci siamo candidati.

come rispondere alla domanda: quali sono i tuoi punti deboli.

La domanda sui punti deboli è uno dei tanti quesiti a trabocchetto che i selezionatori utilizzano per stanare i candidati. In questo caso, per non abboccare all’amo, è importante ricordarsi che chi ci troviamo di fronte non vuole sapere i nostri difetti tout court, ma solo le debolezze da un punto di vista professionale. 

Ci si muove, quindi, su un filo molto sottile.

La risposta non deve essere esitante, non bisogna divagare o, peggio ancora, mostrarsi titubanti. Ciò che viene valutata positivamente è la prontezza, insieme alla capacità di districarsi nelle difficoltà. 

Attenzione, però, a non rispondere o a non elencare difetti. Non rendersi conto delle proprie debolezze può essere indice di:

punti di debolezza al colloquio: le strategie per parlarne.

Per essere il più possibile naturali e sinceri, è necessario preparare la risposta già a casa. Meglio ancora se questo lavoro viene svolto con ampio anticipo. Ecco tre consigli sempre utili (non solo prima del colloquio di lavoro) per imparare a conoscere e parlare dei nostri difetti.

  • fare spesso autocritica   
  • abituarsi a riflettere sui propri punti di forza e debolezza
  • scegliere due o tre qualità e altrettanti difetti strategici dai quali partire nell’analisi

Avere come punto di riferimento esperienze passate è sempre la strategia migliore. I recruiter apprezzano quando caliamo i nostri punti di forza e debolezza nella concreta realtà lavorativa, con esempi e riferimenti a situazioni vissute. 

Ma quali sono le debolezze da utilizzare? La base di partenza deve essere la sincerità, ma la ricetta perfetta prevede anche la giusta dose di malizia. Difetti sì, ma allo stesso tempo devono anche poter essere valutati come punti di forza nell’ambito della posizione per cui ci candidiamo.

come esporre i punti di debolezza nei colloqui di lavoro: un esempio.

Individuati i propri punti deboli, un’attenzione particolare va riservata al modo in cui li esponiamo durante il colloquio di lavoro. È importante porre l’accento, in particolare, su cosa si stia facendo per neutralizzarli o, quantomeno, mitigarli. 

Al selezionatore, infatti, interessa sapere che si è in grado di ammettere i propri errori e riconoscere i propri lati negativi, ma anche che si è disposti a impegnarsi per risolverli. Bisogna dimostrare che si sta lavorando per trasformare le proprie debolezze in punti di forza. 

Un esempio concreto potrebbe essere il seguente: “Sono talmente preciso e puntiglioso che a volte impiego troppo tempo per portare a termine un progetto, ma sto provando a ridurre i tempi di esecuzione dividendo i miei progetti in tanti piccoli task e a stabilire preventivamente quanto tempo dedicare ad ognuno”. 

Il segreto, in fondo, è una buona massima da utilizzare in tutti gli ambiti della vita: sempre cercare il positivo, anche lì dove sembra non esserci.

vuoi saperne di più su come rispondere ad un colloquio?