employer branding: la ricetta per attrarre nuovi talenti e trattenere quelli esistenti

08/06/2016 10:50:47

L’employer branding costituisce ormai l’orizzonte di sfida per manager e HR di ogni tipo di azienda. Se in passato, infatti, era il personal branding la maggiore preoccupazione che spingeva consulenti e professionisti nel settore della comunicazione a migliorare la percezione del brand aziendale rispetto alle aspettative dei clienti, oggi l’employer branding si è imposto come la nuova frontiera del marketing a tutti gli effetti. 

Secondo recenti studi, come l’indagine commissionata da Ricoh Europe, a giocare un ruolo decisivo nel modo in cui un’impresa è percepita da potenziali candidati o dai suoi stessi impiegati è, in particolare, la flessibilità del lavoro. In particolare, nei prossimi 10-15 anni garantire la flessibilità, gestire un numero variabile di dipendenti e sviluppare nuove forme di collaborazione lavorativa sarà assolutamente centrale per venire incontro alle esigenze di diversi tipi di lavoratori, dai più anziani ai più giovani.  

I risultati di questo studio, se analizzati alla luce del presente, costituiscono anche un interessante spunto per promuovere ulteriormente l’employer branding e attirare in azienda nuovi talenti, interessati alle nuove prospettive che un certo margine di flessibilità può apportare – come, del resto, era già stato rivelato in occasione dell’assegnazione del Randstad Award 2016, in cui è emersa la netta preferenza per smartworking e flessibilità da parte di molti lavoratori.


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Non è inoltre da sottovalutare il fatto che le risorse di alto profilo oggi vivono immerse in un contesto digitale in cui efficienza, ottimizzazione dei processi e uso di tecnologie all’avanguardia costituiscono un plus di non poco conto per la scelta di un lavoro 

Qual è, dunque, la ricetta migliore per attrarre talenti nella propria azienda o per trattenere quelli esistenti? Di seguito qualche “ingrediente” a cui certamente non si può più rinunciare.

Rinnovare (o migliorare) il processo di recruitment

Job description poco chiare, annunci in cui si dimenticano informazioni fondamentali, cattive opinioni di ex-dipendenti che circolano sul web: questi sono spesso i segnali che indicano la necessità di un rinnovamento nel processo di recruitment rivedendo le modalità di comunicazione e lo svolgimento dei colloqui. 

Comunicare la propria storia e far risaltare i propri valori

Riuscire a trasmettere al meglio il messaggio e i valori del proprio brand è un altro aspetto fondamentale per attrarre i talenti migliori e per mantenere quelli già presenti in azienda. Raccontare la propria storia in modo efficace, spiegare come si gestiscono i processi aziendali e mostrare gli spazi in cui si svolge il lavoro è un ottimo modo per raggiungere questo obiettivo. 

Costruire collegamenti con l’esterno 

Per far conoscere la propria azienda sia a livello locale che su più ampia scala è necessario curare le relazioni e i collegamenti sia con le realtà del territorio che con scuole e università. In questo modo si amplificherà il messaggio che si vuole esprimere all’interno di una vera e propria community di potenziali futuri impiegati. 

Curare la presenza sui social network 

I social network sono uno strumento fondamentale per rafforzare la reputazione del proprio brand. Per questo è utile curare al meglio la presenza dell’azienda sui social, pensando soprattutto a quelli maggiormente consultati dagli utenti che cercano informazioni sulle aziende. 

Non far mancare mai feedback

Lasciare troppa libertà ai nuovi assunti senza dare feedback né positivi né negativi può rivelarsi un errore fatale per trattenere i talenti in azienda. I commenti aiutano ad apprendere meglio le attività da svolgere e a sviluppare più velocemente le competenze necessarie per il lavoro, creando un rapporto di fiducia tra superiori e dipendenti e soprattutto fanno sì che i dipendenti a loro volta riportino un feedback positivo all’esterno.