employer branding e pmi: tre consigli per attrarre i talenti

27/04/2015 15:10:03

Per le piccole e medie imprese non è facile competere con quelle più grandi in termini di attrattività. Ma facendo leva su job design, innovazione e imprenditorialità, le possibilità aumentano, come sostiene il professor Paolo Gubitta

Retribuzione e benefit, sicurezza del posto di lavoro, clima positivo, solidità finanziaria, work-life balance e opportunità di carriera. La “guerra dei talenti”, ovvero le strategie messe in campo dalle aziende per attrarre o trattenere le migliori risorse, si “combatte” con queste armi, come è emerso anche dal Randstad Award.
La partita, quindi, si gioca sull'employer branding. Ma che possibilità hanno le piccole e medie imprese di entrare in gioco? Quali chance hanno a disposizione per rendersi attrattive agli occhi dei potenziali dipendenti pur non disponendo, in molti casi, di un'organizzazione strutturata e ben definita?

I consigli del professor Paolo Gubitta: job design, innovazione e imprenditorialità

Secondo Paolo Gubitta, professore di Organizzazione aziendale presso l'Università di Padova e Direttore area imprenditorialità della Fondazione Cuoa (Centro universitario di organizzazione aziendale) di Altavilla Vicentina, le Pmi hanno tre carte da giocare per essere attrattive anche rispetto alle grandi imprese e alle multinazionali, con una premessa indispensabile, però: devono avere un fatturato di 15-20 milioni di euro e una gestione manageriale (non padronale, quindi), altrimenti difficilmente potrebbero risultare attrattive, soprattutto per i più giovani.

Ma quali sono queste tre carte da giocare, quindi?

  • La prima è il job design, ossia l’opportunità di costruire intorno al candidato una funzione nuova per l’azienda. Una possibilità, questa, che può attrarre chi ha lavorato come specialist per qualche anno in una multinazionale e poi portare le proprie competenze in una realtà più piccola, in cui poter giocare in un ruolo più completo e di responsabilità (ad esempio come direttore marketing o commerciale, se ha svolto un'esperienza in questo settore).
  • La seconda è la frontiera dell’innovazione. Ci sono tante piccole aziende che rappresentano vere e proprie eccellenze in molti settori ed è molto probabile che un giovane sia interessato a lavorare in un ambiente altamente innovativo e stimolante.
  • La terza carta da giocare è l’alto contenuto imprenditoriale, l’ambiente sfidante della piccola-media impresa, magari con l’apertura di nuovi mercati, nuovi prodotti o come parte di una filiera internazionale.

Le caratteristiche delle Pmi

«Chi è interessato alle Pmi deve dimenticarsi le caratteristiche della multinazionale – precisa però il professor Gubitta –. Non ci sono infatti le procedure tipiche di una azienda strutturata, come l’assessment ogni sei mesi, le politiche di retribuzione, il career planning. Tuttavia, una Pmi garantisce maggiore operatività, la possibilità di fare esperienza sul campo e una crescita rapida. Perché lavorare in un ambiente molto strutturato è sicuramente molto bello, ma c’è sempre il rischio di disabituarsi al problem solving quotidiano tipico delle piccole e medie imprese», precisa Gubitta.

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