6 errori da evitare quando sviluppi la tua strategia di employer branding

29/03/2017 12:25:01

Una strategia di branding è efficace quando riesce a soddisfare i bisogni del consumatore e toccare le sue corde emotive, facendo emergere il brand rispetto ai competitor. Un’ottima reputazione unita a un brand riconoscibile e riconosciuto consente di avere successo sul mercato, ma anche di attrarre i talenti migliori. Prendiamo come esempio Google: con un employer brand fra i più forti al mondo, sarà difficile trovare qualcuno che non associ il lavoro in Google con uffici con scivoli e ping-pong e frullati gratis. Migliaia di aziende cercano di replicare questo “effetto Google”, ma è facile che possano sembrare solo vuote promesse.

Nella costruzione di un brand riconoscibile che attrae i talenti giusti, le aziende cercano di tradurre la loro identità percepita in un piano d’azione concreto e applicabile. Un errore può compromettere l’inserimento in azienda di ottimi talenti difficili da trovare. Ecco gli errori più frequenti e come evitarli:

1. La tendenza a “farla facile”

Non basta verniciare un’utilitaria per farla diventare un’auto da corsa. A volte le aziende credono che basti un posizionamento per correggere la mancaza di una solida cultura aziendale. Alla base del brand deve esserci un messaggio forte: un’esperienza coinvolgente dal punto di vista emotivo, che sia trampolino per la riconoscibilità del brand. 

2. Toccare solo la superficie

Una strategia di branding deve, soprattutto, essere accuratamente pensata e pianificata. Assicurati di avere un piano chiaro e conciso che stabilisca gli obiettivi e definisca in modo tangibile, realistico e misurabile le azioni per raggiungerli. Ad esempio, cambiare il logo con l’obiettivo di essere più attrattivi per un nuovo target demografico, in sé non è sufficiente per raggiungere un obiettivo di business. Deve essere parte di una strategia globale e integrata.


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3. Non investire a sufficienza

Lasciare le cose a metà porterà al raggiungimento solo parziale dei risultati. Molte società  falliscono nella piena realizzazione di una strategia di branding perché non investono le necessarie risorse – di tempo, di soldi, di energie. Prendete la strategia sul serio, investite le risorse necessarie e portatela a termine: i risultati si misureranno in termini di capacità di attrarre i talenti migliori per il successo dell’azienda.

4. Privilegiare la quantità sulla qualità

Alcuni interpretano la strategia di employer brandingcome un puro esercizio di marketing – come il tentativo di far circolare il nome dell’azienda il più possibile. Un approccio puramente quantitativo non porta risultati di lungo periodo. Quel che è peggio, c’è il rischio che il messaggio sia percepito come forzato e artificioso, ottenendo il risultato opposto e, quindi, allontanando i talenti che stavi cercando di attrarre.

5. Avere poca vision

Un errore frequente è quello di posizionare o riposizionare il brand per il mercato del lavoro di oggi; al contrario, è giusto posizionare il proprio employer brand per il mercato del lavoro di domani. Se l’obiettivo del tuo brand è realizzare un vero cambiamento e traghettare l’azienda nel futuro, ha senso che la branding strategy sia creata avendo chiaramente in mente questo futuro. Cerca di stimare ciò che i potenziali candidati vorranno dalla tua azienda o dai tuoi competitor in futuro.

6. Essere follower

Guarda con obiettività al pool di talenti che vorresti attrarre in azienda. Se amano un certo brand, potresti essere tentato dall’imitare questo brand per tentare di esercitare lo stesso fascino sul target. Tuttavia, è probabile che anche i tuoi competitor stiano facendo la stessa cosa, con l’unico risultato di avere una serie di brand simili intenti a “pescare dallo stesso stagno”.  Cosa puoi fare di diverso? Cosa hai di unico da offrire ai candidati? Analizza il mercato e le strategie, individua i gap e prenditi il tuo spazio unico: presidialo e crea la tua identità unica e distintiva, prima che il tuo vantaggio competitivo sia preso da qualcun altro.

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