le 5 domande da fare al dipendente che lascia l’azienda

09/09/2016 16:44:42

5 domande da fare a un impiegato che decide di lasciare l’azienda

Sarà capitato anche a te di doverti confrontare con un dipendente e con la sua decisione di lasciare l’azienda: qual è stata la tua reazione nel momento in cui te l’ha comunicata? Di totale stupore e sbigottimento oppure di distacco misto a consapevolezza? “Me l’aspettavo!” è stato il tuo primo pensiero?

La risposta, in casi come questo, è determinata principalmente dall’aver acquisito o meno la capacità di entrare in sintonia con il tuo collaboratore, di esser stato disponibile a conoscerlo e sondare le sue aspettative, il suo grado di soddisfazione e di condivisione dei valori aziendali - la valutazione del personale è, non a caso, un’attività che dovrebbe cominciare il giorno stesso del colloquio!

In ogni caso, qualunque sia stata o sarà la tua reazione alla decisione di un impiegato di dare le dimissioni, ciò che non puoi tralasciare è trovare un momento per fare due chiacchiere con lui e salutarlo nel modo adeguato.
Si chiama exit interview o colloquio di uscita, e rappresenta un momento di confronto decisivo per il datore di lavoro: si tratta dell’ultima occasione utile per lasciare nel dipendente un buon ricordo dell’esperienza condivisa e, soprattutto, per rivolgergli alcune importanti domande.
Queste servono a capire se c’è qualcosa nel vostro rapporto professionale che avrebbe potuto esser condotto diversamente - nell’ottica di fare meglio in futuro. Come sfruttare al meglio, dunque, l’ultimo meeting face to face con un collaboratore?

Gli incarichi a te assegnati hanno soddisfatto le tue aspettative?

Per un’azienda sinceramente interessata al coinvolgimento dei suoi dipendenti, creare una prima buona impressione è fondamentale. Per questo è così importante sapere se la realtà quotidiana del lavoro - delle attività e dei compiti assegnati a un dipendente - ha coinciso con la sua descrizione resa in occasione del primo incontro con lui.
Il feedback del collaboratore non ha la funzione di stravolgere la natura del lavoro svolto in azienda, no, ma è utilissima per capire come presentarlo in modo più accurato ed efficace in futuro per assumere profili più rispondenti ad esso.

Hai percepito il lavoro da te svolto in sintonia con i tuoi obiettivi e interessi personali?

Ogni azienda dovrebbe prevedere incontri periodici con i propri dipendenti per fissare gli obiettivi di business e monitorare il loro raggiungimento.
Ma lo sviluppo professionale del personale è importante in primo luogo per l’azienda: per le nuove generazioni - su tutte, quella dei Millennials - ben più importante è svolgere un’attività in linea con i propri valori e principi, con la propria visione della vita, insomma.
Non a caso, i dipendenti più coinvolti ed entusiasti sono anche quelli che dichiarano di riuscire a mettere a frutto le loro passioni ed interessi personali persino in ufficio.
Per questo è fondamentale farsi un’idea chiara degli interessi del potenziale dipendente sin dal momento del colloquio, per poi monitorarne costantemente in seguito il grado di soddisfazione e adesione ai valori aziendali.

Pensi ti siano stati messi a disposizione gli strumenti e le risorse necessarie per svolgere efficacemente il tuo lavoro?

In tempi di crisi, spesso l’esigenza di contenere i costi induce a lesinare su programmi, tool e altre risorse tecnologiche senza le quali, invece, ottenere risultati all’altezza delle aspettative è davvero arduo.
Comprendere se i dipendenti si sono sentiti o meno a proprio agio nell’operatività quotidiana grazie all’uso di strumenti adeguati può essere di grande aiuto per decidere che tipo di investimenti fare in futuro.

Come giudicheresti il rapporto con i tuoi colleghi?

Collaborazione, affidabilità e solidarietà sono atteggiamenti e stati d’animo fondamentali in un ambiente di lavoro: la loro presenza in un team cementa i rapporti tra i membri, è all’origine di un’atmosfera serena e piacevole, di un clima produttivo foriero di quel vantaggio competitivo cui ogni azienda aspira.
Capire se c’è qualcosa che non va nell’ambiente di lavoro e nei rapporti tra i dipendenti è il primo passo per ottimizzare l’impegno di tutti ed accrescere la produttività.

Consiglieresti ad un amico di candidarsi per una posizione aperta presso la nostra azienda?

Non è detto che la risposta ad una simile domanda sia sincera ma, soprattutto se il dipendente cui la si rivolge è stimato e fidato - a prescindere dalla sua soddisfazione per il lavoro svolto in termini di crescita personale - allora vale la pena farla. Sperando di esser riusciti in ogni caso a conquistarne la stima e di aver lasciato in lui un’impressione tale che diventi un sostenitore dell’azienda presso la sua cerchia di contatti. Se la risposta dovesse esser negativa, vorrà dire che si dovrà lavorare sodo per migliorare l’esperienza dei dipendenti all’interno dell’azienda.