presentazione colloquio: come rispondere alla domanda “mi parli di lei”.

18/01/2021 17:00:00

Una delle prime domande che i selezionatori pongono più spesso ai candidati durante un colloquio di lavoro è: “Mi parli di lei”. Si tratta di un quesito molto generico e, per questo, spiazzante. Non va, però, sottovalutato e, al contrario, bisognerebbe esercitarsi preventivamente a rispondere a domande di questo tipo che, in molti casi, possono essere determinanti per l’esito della selezione (leggi anche: mi elenchi pregi e difetti: come rispondere). 

Dalle risposte che andrebbero preparate a casa al modo più efficace di raccontare se stessi, vediamo come ci si può presentare in maniera adeguata ad un colloquio di lavoro.

parlami di te colloquio risposta esempio

cosa rispondere alla domanda: “parlami di te”.

Il “Mi parli di lei” apre spesso il colloquio di lavoro in virtù della sua funzione “rompighiaccio”. Si tratta di una domanda da non sottovalutare, in quanto non si limita solo a dare il via all’intervista e mettere a suo agio il candidato. Invitando a fornire una presentazione personale, mette il candidato nella condizione di dover fare una selezione degli argomenti da trattare. 

È necessario, quindi, prepararsi una risposta chiara ed esauriente per non esitare, né tradire le attese di chi si ha di fronte. Una risposta adeguata non dovrebbe durare più di 3 minuti. Vanno evitate prolissità e vaghezza che potrebbero dare al selezionatore l’impressione di inconsistenza e disorganizzazione mentale. L’obiettivo è cercare di essere sufficientemente dettagliati, ma allo stesso tempo concisi nell’esposizione, in modo da convincere il selezionatore che si trova davanti alla persona giusta per l’azienda.

mi parli di lei: un esempio di risposta.

Per una presentazione convincente, bisogna avere ben chiaro che il selezionatore non è interessato alla vita del candidato, per cui è necessario concentrarsi solo su ciò che è rilevante per la posizione oggetto di selezione. In questo senso, si può parlare solo degli aspetti della propria vita pertinenti ad essa. Sono quattro, in particolare, i punti che andrebbero trattati nel corso di un colloquio:

  • studi
  • esperienza professionale
  • competenze
  • obiettivi

Per i primi due argomenti è consigliabile descrivere brevemente le proprie esperienze - formative prima, professionali poi - specificando tipologia di diploma/laurea e di azienda ed evidenziando i progetti significativi cui si è preso parte. Dopodiché si può procedere esponendo gli obiettivi concretamente conseguiti svolgendo una mansione specifica. Quest’ultimo aspetto consente di passare al terzo argomento da trattare, per il quale si può porre l’accento sui risultati ottenuti e sulle competenze acquisite in ambito formativo e professionale. A quel punto si potrà spiegare perché si ritiene possano rappresentare un valore aggiunto per l’azienda e per il ruolo per il quale ci si candida. Si tratta di un modo, questo, per dare l’impressione di conoscere l’azienda, condividerne la vision ed essere realmente motivato a farne parte. 

Ci sono, poi, degli errori da non commettere durante la presentazione in un colloquio. Per prima cosa, bisognerebbe evitare di dilungarsi troppo sulle esperienze formative, soprattutto su quelle più vecchie o sulle competenze professionali non pertinenti alla posizione per cui ci si candida. È sconsigliato limitarsi a ripetere le voci del proprio curriculum vitae e della lettera di presentazione. O, ancora, parlare di obiettivi professionali irrealizzabili all’interno dell’azienda per cui si sta sostenendo il colloquio. Infine, bisognerebbe assolutamente evitare di palesare di volere il posto solo per un mero bisogno economico, magari facendo riferimento a una situazione familiare complicata.

come dare una buona descrizione di se stessi.

È bene tenere a mente che durante tutto il colloquio di lavoro ci raccontiamo, non solo quando ci viene esplicitamente chiesto "Mi parli di lei". 

Può sembrare inusuale, ma porre a nostra volta delle domande al colloquio di lavoro può essere una strategia non solo per fare una buona impressione, ma anche per capire se la posizione offerta è compatibile con le proprie attitudini. Ecco alcuni comportamenti che possono essere utili a farsi notare positivamente durante un colloquio di lavoro:

  • chiedere dei chiarimenti sulle domande
    Spesso i candidati temono di chiedere al recruiter di chiarire o spiegare meglio una domanda, perché hanno paura di apparire disattenti o poco intuitivi. Al contrario, è opportuno chiedere sempre dei chiarimenti se non si è sicuri di aver capito bene un quesito, altrimenti si rischia di rispondere in modo errato e peggiorare la situazione. Un modo per uscirne elegantemente è quello di parafrasare la domanda e aggiungere una richiesta di chiarimento del tipo “mi sta chiedendo questo?”. In alcuni casi, si può cogliere anche l’occasione per rendere il colloquio più vicino a una conversazione, facendo delle domande al recruiter, ad esempio a proposito del brand. In questo modo, non solo si potrà capire meglio se il lavoro è adatto alla propria persona o meno, ma si mostrerà anche un reale interesse nei confronti dell’azienda per la quale ci si propone.
  • pensare ad alta voce
    Secondo gli esperti, quando non si ha una risposta pronta a una domanda del recruiter il più grande errore è quello di dire subito “non lo so”. Bisogna rifletterci per qualche secondo e per farlo è bene anche pensare ad alta voce: si può ripetere la domanda e iniziare a ragionarci ad alta voce, perché farsi vedere reattivi piuttosto che passivi e in una situazione di stallo darà sicuramente un’immagine migliore. Senza contare il fatto che la persona di fronte a noi potrebbe a quel punto darci un indizio per arrivare alla risposta più velocemente.
  • comunicare in modo non verbale
    I responsabili HR più esperti sanno valutare anche il linguaggio del corpo di un candidato. A volte si è nervosi o ansiosi si nota dai movimenti che ciascuno di noi fa. Il modo migliore per cercare di apparire calmi è quello di fare delle prove davanti allo specchio, magari simulando il colloquio con un amico. Si tratta di un ottimo modo per fare pratica sul controllo del proprio corpo, sul contatto visivo e sulla corretta postura da assumere (leggi anche: Colloquio: errori di comunicazione non verbale).

per quali domande preparare una risposta a casa.

Certamente dietro al buon esito di un colloquio di lavoro, ci deve essere una cospicua dose di preparazione a casa. Se da una parte, infatti, è evidente che non si possa avere tutto sotto controllo, ci sono dall’altra degli aspetti sui quali si può lavorare. Ecco allora alcune domande per le quali preparare una risposta a casa potrebbe essere un’ottima strategia per ben figurare al colloquio di lavoro:

  • domande sul proprio cv
    Sembra una cosa scontata ma non lo è: bisogna conoscere a fondo il proprio curriculum e saperlo raccontare in maniera dettagliata e precisa alla persona che abbiamo di fronte. Utilizzare dei dati per spiegare un’esperienza di lavoro passata è ancora meglio: ad esempio, è preferibile specificare per quanti e quali clienti si è lavorato piuttosto che nominare semplicemente l’azienda.
  • prepararsi una storia interessante
    Grazie ai social, oggi i recruiter possono scoprire molto di una persona ancor prima di conoscerla. Il colloquio è il momento in cui si ha la possibilità di presentarsi in prima persona. Farlo in modo interessante può essere un valore aggiunto, anziché limitarsi a fare un elenco delle precedenti esperienze. Chi si occupa di risorse umane, infatti, non valuta solo le competenze del candidato, ma anche la sua personalità e il suo modo di porsi.
  • usa a tuo vantaggio le informazioni sull’azienda e sul recruiter
    Prima di andare al colloquio, è buona norma cercare informazioni sull’azienda attraverso il sito o le pagine social. In questo modo non solo ci si mostrerà preparati e realmente interessati all’attività dell’azienda, ma si potrà anche scoprire di più sulla posizione lavorativa per cui ci si candida, così da sfruttare a proprio vantaggio queste informazioni e cercare di dimostrare, durante il colloquio, di avere le competenze giuste per quel ruolo specifico. Grazie a LinkedIn, inoltre, è possibile cercare il profilo professionale del recruiter. È molto utile sapere in anticipo con che tipo di persona si avrà a che fare e individuare i punti in comune sui quali cercare di intavolare una discussione.
    pregi e difetti
    Tra le domande più frequenti che i recruiter sottopongono ai potenziali candidati ci sono quelle relative ai loro pregi e difetti. L’ideale sarebbe quindi prepararsi tre pregi e tre difetti nel caso il selezionatore dovesse porre un quesito di questo tipo.

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