domande al colloquio di lavoro, come rispondere alle più frequenti.

22/06/2020 17:00:00

La maggior parte delle domande poste durante un colloquio di lavoro è spesso all’apparenza piuttosto semplice e generica. La scelta, però, non è affatto casuale ma ha l’esatto intento di cogliere alcuni aspetti degli intervistati altrimenti difficili da rilevare con un colloquio tradizionale. L’obiettivo dei recruiter è testare prontezza, capacità di analisi, motivazione e desiderio di crescita professionale dei candidati, nonché la loro abilità nella gestione dei conflitti e la capacità di volgere situazioni scomode a proprio vantaggio.

Andiamo allora a vedere, in particolare, cinque delle domande più frequenti di fronte alle quali non bisognerebbe mai farsi trovare impreparati. Si tratta di quesiti a cui è consigliabile rispondere in maniera chiara e concisa, perché dal modo di porsi del candidato rispetto a queste domande potrebbe dipendere il buon esito del colloquio.

1. mi parli di lei.

Si tratta probabilmente della domanda più frequente in assoluto durante un colloquio di lavoro. Lascia al candidato ampio spazio per raccontarsi, ma allo stesso tempo dà al recruiter la possibilità di valutare la capacità dell’intervistato di mettere in risalto gli aspetti più rilevanti per la posizione lavorativa in questione. Dietro un quesito apparentemente molto generico, quello che l’azienda in realtà vuole sapere è piuttosto preciso: hai le giuste capacità che stiamo cercando? Sei consapevole delle tue abilità e sai elencarle con sicurezza? È fondamentale, quindi, rispondere in maniera chiara e concisa, evitando di essere dispersivi e fornire informazioni irrilevanti ai fini della propria candidatura. È consigliabile mettere in risalto, in particolare, i risultati professionali raggiunti e le soft skills acquisite nel corso della propria esperienza lavorativa.

2. punti deboli e punti di forza.

La capacità di autovalutazione è un aspetto chiave per la buona riuscita di un colloquio di lavoro. La risposta alla domanda sui propri punti di forza e debolezza deve essere preventivamente ponderata. Se è vero, infatti, che la sincerità è una qualità da apprezzare, è altrettanto chiaro come a volte sia opportuno mostrare solo quegli aspetti “negativi” della propria personalità che possono in realtà tornare molto utili alla funzione che dovremmo ricoprire. Per esempio, l’eccessiva scrupolosità potrebbe rivelarsi una dote fondamentale per svolgere un lavoro di contabilità. In definitiva, ogni candidato dovrebbe quindi essere in grado di contestualizzare i propri pregi e difetti all’interno della realtà in cui dovrebbe essere impiegato. Ecco perché, prima di ogni consiglio o strategia comunicativa, i colloqui di lavoro richiedono a monte un approfondito studio e un’attenta analisi dell’azienda e del ruolo per cui ci si candida.

3. perché vorrebbe lavorare per noi?

Uno studio attento dell’azienda per cui ci si candida è assolutamente funzionale anche a questa tipologia di domande. Attività nel dettaglio, competitor, grandezza e volume d’affari sono tutte informazioni sulle quali è fortemente consigliato non farsi trovare impreparati nel corso dell’intervista. A questo scopo, prima del colloquio, un’analisi approfondita del sito web aziendale e dei canali social, se presenti, aiuta a farsi un quadro chiaro e a prepararsi una risposta che mostri tutto l’interesse e l’entusiasmo di entrare a far parte di una simile realtà.

4. come si vede fra cinque anni?

Questa tipologia di domanda intende valutare da una parte il realismo del candidato e dall’altra anche la sua ambizione. Il consiglio è di sottolineare il forte desiderio di crescere professionale, imparare, apprendere ed acquisire nuove competenze, assumendosi progressivamente nuove responsabilità attraverso il coinvolgimento in progetti sempre più impegnativi e stimolanti.

5. perché desidera lasciare la sua attuale società

C’è una regola d’oro da tenere a mente quando vengono poste domande di questo tipo: non denigrare il proprio datore di lavoro e non lasciar trasparire sensazioni di rabbia, risentimento o amarezza per la società nella quale si è ancora impiegati. Il rapporto negativo con l’azienda per la quale si lavora potrebbe indurre il recruiter a pensare che si abbiano difficoltà nella gestione dei conflitti. Molto meglio, quindi, porre l’accento sul desiderio di crescita professionale e sulla ricerca di nuove opportunità e stimoli. 

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