valutazione delle performance dei lavoratori: i risultati del randstad workmonitor.

20/03/2019 18:25:17

Quanto è importante ricevere feedback sul proprio lavoro? Quasi tre imprese italiane su quattro effettuano valutazioni sull’operato dei propri dipendenti, ma dal confronto internazionale emerge un divario di attenzione e organizzazione sul tema rispetto alla maggior parte degli altri Paesi. Questo è quello che emerge dall’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad condotta su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni, in 35 Paesi del mondo. La ricerca ha fatto luce sulle performance dei lavoratori e su come queste vengono analizzate e valutate dall’azienda stessa. 

Scendendo nel dettaglio della ricerca, circa il 72% dei datori di lavoro dà una valutazione sul lavoro svolto dai dipendenti, ma in oltre un terzo dei casi l’opinione del diretto interessato, ossia del dipendente, non viene richiesta. Su quest’ultimo dato, l’Italia è ultima in Europa. 

Di quel 72% di aziende italiane in cui si effettua una valutazione della risorsa, il 24% lo fa con cadenza annuale, il 7% semestrale, il 16% ogni 3 mesi, il 19% una volta al mese e il 7% una volta alla settimana. 
Durante il colloquio di valutazione, il 73% dei dipendenti afferma di poter discutere liberamente e senza alcun problema, risultato incoraggiante che però resta distante rispetto ad altri Paesi europei come Germania (88%), Regno Unito (87%) Francia (82%) e Spagna (81%). 

Il parere dei lavoratori viene richiesto nel 63% delle imprese italiane (nel mondo, la media si attesta intorno all’81%). Di questa percentuale:

  • il 39% dei lavoratori dichiara di dare il suo parere in un colloquio personale 
  • il 13% di questi lo fa tramite un sondaggio online 
  • il 10% invia una comunicazione scritta
  • l’1% utilizza altri strumenti diversi da quelli precedentemente elencati. 

I manager che richiedono in maniera diretta il confronto dei colleghi sono circa uno su due: in questo caso, l’Italia si posiziona nella parte bassa della classifica a livello mondiale. 

Durante lo scambio di opinioni in merito alla valutazione delle performance, i lavoratori ammettono di avere emozioni contrastanti. 
Il 35% degli intervistati dice che questi momenti sono molto importanti per comprendere al meglio gli obiettivi da raggiungere. Il 32%, invece, dichiara di sentirsi parte integrante di un team, il 30% di loro sente un aumento della motivazione, il 37% vede questi momenti come fonte di crescita personale. Accanto a questi risultati, ci sono anche lavoratori che, al contrario, sostengono che le occasioni di confronto sono per loro fonte di disagio (26% degli intervistati). Altri dicono che la prendono sul personale (27%) e altri si sentono vulnerabili (22%). 

Marco Ceresa, Amministratore delegato Randstad Italia, commenta così i risultati della ricerca: “Dalla ricerca emerge come la maggior parte delle aziende si stia attrezzando per dotarsi di sistemi efficaci di valutazione dell’operato della propria forza lavoro, ma c’è ancora una minoranza molto numerosa che appare disinteressata e impreparata ad affrontare l’argomento. Spesso, poi, il processo sembra ancora unidirezionale, con buona parte delle imprese attenta ad analizzare le performance del dipendente ma poco disposta a farsi valutare e a incoraggiare momenti di scambio reciproco fra manager e lavoratori. Mettere i propri lavoratori nelle condizioni di ricevere feedback costanti e di esprimersi liberamente significa avere dipendenti più soddisfatti e produttivi e migliorare la capacità dell’azienda di attrarre e trattenere i talenti”.

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