randstad employer branding research: scopri come costruire un forte employer brand

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In un mondo del lavoro in costante evoluzione, in cui rinnovamento della forza lavoro e innovazione rappresentano sempre più spesso la chiave per la crescita di un’azienda, c’è una generazione che rischia di rimanere tagliata fuori. Si tratta dei cosiddetti “boomers”, ovvero le persone nate durante il boom demografico tra la metà degli anni Quaranta e Sessanta. Valorizzare la loro esperienza è, però, importante tanto quanto coltivare e attrarre i talenti più giovani.

Per farlo, è fondamentale conoscere il loro profilo attitudinale e le loro esigenze, così da evitare che questo prezioso bagaglio di esperienza venga messo da parte con troppa leggerezza. Un’azienda che funziona, infatti, è quella che riesce a conciliare diverse anime. In cui l’ingresso delle nuove generazioni si affianca alla valorizzazione delle risorse che sono da tanto tempo al suo interno. Solo dal giusto mix di esperienza e innovazione si può ottenere la crescita.

Nella nostra ultima ricerca sull’Employer Branding è stato concesso ampio spazio a questa categoria di lavoratori. Dal profilo attitudinale alla loro esperienza professionale, scopriamo le caratteristiche e le esigenze da conoscere per valorizzare al meglio i cosiddetti baby boomers in un contesto lavorativo sempre più digitalizzato.

chi sono i baby boomers.

Comprendente i nati tra il 1946 e il 1964, la generazione dei boomers è così definita perché cresciuta nel periodo del boom demografico ed economico che ha seguito la seconda guerra mondiale (baby boom).

Oggi il termine “boomer” viene utilizzato dai più giovani in modo sarcastico, per rivolgersi scherzosamente alle persone più “anziane”. Si tratta in realtà di persone con importanti ideali e saldi principi. Tra le diverse generazioni, è quella che ha stimolato la crescita economica contribuendo ad aumentare la domanda dei beni di consumo. In un mondo del lavoro in continua evoluzione, i boomers giocano ancora un ruolo cruciale occupando una fetta importante del mercato con il loro bagaglio di esperienza e competenze.

Rappresentano la memoria storica di un’organizzazione, una risorsa dalla quale non si può prescindere se si vogliono gettare le basi giuste per crescere. Sentono nei confronti dell’azienda un elevato grado di responsabilità che, in molti casi, li porta ad avere un livello di coinvolgimento maggiore nel proprio lavoro rispetto a chi muove i primi passi. Trascurarli vuol dire trascurare una parte importante dell’azienda stessa.

Chiaramente, i baby boomer possono presentare alcune lacune a livello di competenze, legate in particolare all’ambito della digitalizzazione. Non è il caso di preoccuparsi eccessivamente: con un programma di formazione mirato o un’azione di upskillikg e reskilling saranno in grado anch’essi di imparare a muoversi agilmente su un sito web e ad utilizzare social media e social network, anche se questi elementi non dovessero fare già parte dei loro stili di vita. 

cosa cercano i boomers in un’azienda.

Appurato che la generazione boomers può essere ancora un valore aggiunto delle realtà aziendali, come fare a esaltare le loro qualità in un mondo che sta cambiando rapidamente? L’employer brand research 2022 di Randstad, un sondaggio indipendente con quasi 163.000 rispondenti in 5.944 aziende intervistate in tutto il mondo, ha dato una risposta a questa domanda, analizzando gli aspetti che rendono un’organizzazione attrattiva e differenziandoli in base all’età dei potenziali candidati. In Italia, nel 2022, è stato intervistato un campione di oltre 6.590 persone

Le priorità nella ricerca di un lavoro per un boomer sono molteplici. Tra le quattro generazioni prese in considerazione (millennials, generazione Z e generazione X sono le altre), quella dei boomers risulta essere la più “esigente”. Probabilmente in virtù di un passato nel quale è stato possibile per le persone che ne fanno parte accedere a diversi privilegi, oltre che per l’età. I drivers indicati dai boomer sono i seguenti:

Per quanto riguarda il primo elemento, ovvero il bilanciamento tra vita privata e professionale, i boomers sono in linea con la maggioranza degli intervistati che ha indicato proprio questo come primo driver nella scelta di un datore di lavoro, insieme al clima aziendale positivo (entrambi al 65%). Rispetto alla sicurezza del lavoro e alla solidità finanziaria, i boomers rappresentano una categoria meno propensa al cambiamento e alle novità organizzative, come ad esempio il lavoro da remoto.

Vediamo che tengono comunque all’utilizzo di tecnologie avanzate, dunque sono propensi anche ad imparare ad utilizzare nuovi strumenti e a intraprendere nuove pratiche di lavoro. Purché, al contempo, siano guidati da un management forte e da una mission aziendale volta a realizzare prodotti o servizi di qualità. I boomers sono infatti motivati anche dal contenuto del lavoro che svolgono, oltre che dalla buona reputazione dell’azienda di cui fanno parte. Per le aziende e i datori di lavoro, si tratta quindi di muoversi su più fronti per offrire a questi dipendenti un contesto lavorativo stimolante, sicuro, solido, con una remunerazione adeguata alla loro esperienza e la possibilità di fare ancora dei passi avanti nel loro percorso professionale.